Quesiti linguistici“Locare”, “allocare” e “allocazione” spiegati dalla Crusca

Dal linguaggio economico a quello giuridico, fino alle espressioni regionali. Tutte le differenze

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Sono arrivati al nostro servizio di consulenza alcuni quesiti riguardanti il significato dei verbi locare e allocare e l’esistenza della variante allogare. Altre domande invece riguardano il termine allocamento e il suo rapporto con allocazione.

Risposta
Numerosi quesiti riguardano i verbi locare e allocare e altri vocaboli della stessa famiglia. Procediamo dunque con ordine. Il verbo locare deriva dal latino locāre, a sua volta da lǒcus ‘luogo’, e presenta due significati principali: il primo, ricco di attestazioni letterarie, ma ormai in disuso, è quello di ‘collocare, mettere in un luogo’; il secondo, invece attualissimo, equivale a ‘affittare, dare in locazione’: locare un immobile, un appartamento, un bene. La fortuna di questa seconda accezione è dovuta a una duplice ragione: da un lato l’uso che se ne fa nel linguaggio giuridico e burocratico, dall’altro il fatto che si tratta di un regionalismo diffuso in diverse aree dell’Italia centromeridionale nelle quali viene preferito ad affittare. Le stesse considerazioni valgono anche per il participio passato in funzione aggettivale locato, ormai desueto nel significato di ‘collocato, ubicato’, mentre è diffuso col valore di ‘affittato’, anche in questo caso con duplice azione del linguaggio giuridico e degli usi regionali. Il valore spaziale si mantiene ancora nella forma altolocato, letteralmente ‘collocato in alto’, che però oggi può essere usata solo in riferimento al rango sociale di una persona.

Per quanto riguarda il verbo allocare, che viene dal latino tardo allocāre, si tratta di una variante formale, considerata desueta, di allogare (in cui si ha la sonorizzazione della velare sorda, esattamente come avviene in luogo a partire da lǒcum).

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