SofaGateLa reazione delle eurodeputate al discorso di Von der Leyen sulla parità di genere

La solidarietà alla presidente della Commissione europea ha avuto l’effetto di unire, per un giorno, gli opposti schieramenti del Parlamento europeo. «Non guarderemo più al presidente del Consiglio europeo come a una personalità autorevole. Ha fatto una figura da uomo mediocre», dice a Linkiesta Patrizia Toia del Partito democratico

LaPresse

Chi si aspettava che Ursula von der Leyen avrebbe lasciato passare in cavalleria l’incidente del SofaGate ha sbagliato previsione. L’indignazione della presidente della Commissione è apparsa evidente quando si è rivolta al Parlamento europeo. L’emiciclo era riunito in sessione plenaria per discutere i risultati dell’incontro fra presidenti delle istituzioni Ue e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ma il dibattito è stato inevitabilmente monopolizzato dall’increscioso episodio, che ha visto due politici uomini seduti faccia a faccia in primo piano e una donna relegata su un divano. 

Partendo dall’umiliante incidente diplomatico, von der Leyen ha dato una frustata metaforica all’aula, con un’appassionata requisitoria sulla parità di genere che ha riscosso il favore trasversale delle deputate all’Eurocamera.

«Non riesco a trovare alcuna giustificazione nei Trattati europei per il modo in cui sono stata trattata. Quindi, devo concludere che è accaduto perché sono una donna. Sarebbe successo ugualmente se avessi indossato una giacca e una cravatta?», ha chiesto in maniera retorica la presidente della Commissione. 

Probabilmente no, si è risposta da sola poco dopo, perché nel palazzo presidenziale di Ankara non mancano di certo le sedie. A mancare, invece, negli incontri ufficiali di alto livello sono spesso le donne, ha puntualizzato la numero uno di palazzo Berlaymont. 

«Parole pesanti come macigni» commenta a Linkiesta Eleonora Evi, deputata di Europa Verde che si dice «molto colpita» dall’intervento. «Non può esistere civiltà vera laddove le donne vengono ancora discriminate», concorda l’europarlamentare in riferimento alla denuncia di von der Leyen, che ha sottolineato la difficoltà di trovare figure femminili in ruoli di potere apicali. «Condivido la sua analisi: non si tratta di un semplice incidente diplomatico, ma di un fatto grave che riguarda i valori fondanti dell’Europa».

Sulla stessa linea anche Patrizia Toia, del Partito Democratico. «Con grande dignità e fermezza, ha ammesso di essere ferita dall’accaduto, chiedendo rispetto non solo per sé ma per tutte le donne». Dal discorso di von der Leyen trasparirebbe anche una certa delusione: il comportamento di Charles Michel è stato stigmatizzato da diverse componenti della società civile europea (una petizione che ne chiede le dimissioni ha raccolto migliaia di firme), ma nei suoi confronti non è stato preso alcun provvedimento. Il Parlamento avrebbe potuto perlomeno adottare una sanzione formale, secondo Toia, ma i capigruppo dei partiti politici hanno preferito lasciar correre per evitare uno scontro intestino alle istituzioni comunitarie. 

Michel, chiamato a fornire la sua versione dei fatti all’aula, ha ribadito le sue scuse, giustificato quanto accaduto con un disguido squisitamente protocollare e spiegato di non aver reagito per evitare un’escalation di tensione con Erdogan. Ma non ha convinto le europarlamentari: «Di certo non guarderemo più al presidente del Consiglio europeo come a una personalità autorevole. Ha fatto una figura da uomo mediocre». Per l’eurodeputata Dem, l’atteggiamento di Michel durante la visita ad Ankara lo ha reso complice del presidente turco nell’umiliazione inflitta a von der Leyen. «Dalle immagini sembra persino abbrancato ai braccioli della sedia, come per impedirsi di lasciare la presa».

La stessa von der Leyen è sembrata particolarmente irritata con colui che avrebbe dovuto essere il suo alleato nella delicata missione diplomatica. «Mi sono sentita ferita e lasciata sola: come donna e come europea», ha detto in plenaria, dove i (pochi) presenti hanno applaudito le sue parole. Un retaggio culturale maschilista sembra pervadere ancora la politica europea, concordano le deputate intervistate da Linkiesta. Von der Leyen lo sa e perciò rivendica con orgoglio la Commissione europea più “femminile di sempre”, dove per la prima volta uomini e donne sono rappresentati in egual misura nel collegio dei commissari.

La questione del SofaGate ha anche un risvolto politico che riguarda gli equilibri di potere fra le istituzioni europee, come non ha mancato di sottolineare una decana del Parlamento comunitario, la liberale olandese Sophie in ’t Veld. «La Commissione resta spesso un passo indietro al Consiglio europeo, accettando un ruolo di secondo piano. Ad esempio quando rifiuta di applicare il meccanismo che vincola i fondi europei allo Stato di diritto». 

Se il conflitto inter-istituzionale non è certo passato inosservato, molti deputati hanno preferito però focalizzarsi sulla dimensione sessista dell’accaduto. La presidente del gruppo dei Socialisti e democratici, Iratxe García Pérez ha probabilmente centrato il tema di fondo alla base dell’incidente, rivolgendosi proprio a Michel: «So che non era sua intenzione, che non se ne è accorto e che non ha realizzato le conseguenze del gesto. Ma è proprio questo il problema: Voi uomini non ve ne accorgete. Dobbiamo cambiare questa percezione nelle nostre società».

La solidarietà alla presidente della Commissione ha avuto l’effetto di unire, per un giorno, gli opposti schieramenti del Parlamento europeo. 

Nel manifestare la propria vicinanza, tuttavia, l’eurodeputata Susanna Ceccardi della Lega punta il dito soprattutto sui rapporti fra UE e Turchia. «Il “SofaGate” non è un episodio isolato, ma il riassunto dei fallimenti ventennali della politica europea con Erdogan», afferma a Linkiesta. 

La parlamentare leghista vede le istituzioni comunitarie troppo deboli nel confronto con «un regime sempre più appiattito su posizioni islamiste e radicali». Per questo l’intervento di von der Leyen non l’ha soddisfatta completamente: più che sulla parità di genere, il discorso andrebbe impostato a suo avviso sulla subalternità dell’UE rispetto alle potenze straniere. 

Pure sul divano di Ankara c’è dunque spazio per le sfumature dello scontro politico. La deputata Laura Ferrara del Movimento 5 Stelle, ad esempio, ha apprezzato le parole di von der Leyen, ma ha avvertito anche «molta ipocrisia» da parte degli scranni più a destra dell’emiciclo. «Attaccano giustamente la Turchia, ma dimenticano di aggiungere che i loro Paesi non fanno abbastanza nella tutela delle donne», dice a Linkiesta. 

L’europarlamentare nota anche come sei Stati membri dell’UE non abbiano ratificato la Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne (Bulgaria, Cechia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Slovacchia, ndr) e altri potrebbero ricusarla. «Perché Fratelli d’Italia non usa le stesse parole rivolte a Erdogan anche contro i suoi alleati polacchi del Pis, che propongono di ritirare la Polonia dalla Convenzione? Serve coerenza in questi casi e non una doppia morale da utilizzare per ragioni propagandistiche». 

Al netto delle schermaglie fra partiti, però, le donne dell’Europarlamento sembrano d’accordo sul punto focale: un episodio come il “SofaGate” non può ripetersi mai più in Europa.