Nuova élitePerché Macron ha soppresso l’Ena, la scuola di reclutamento dei funzionari di Stato

La funzione dell’École nationale d’administration non scompare, ma viene resa meno verticistica. Questo dovrebbe aumentare la diversità sociale dei burocrati e rendere meno omogenea la loro formazione

AP Photo/Francois Mori

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la riforma dell’Ena, l’École nationale d’administration, la scuola specialistica che forma gli alti quadri della pubblica amministrazione francese. L’Ena verrà soppressa e trasformata nell’Institut du service public (Isp).

Macron, che ha frequentato l’Ena dal 2002 al 2004, ed è un puro prodotto della cosiddetta “noblesse d’Etat”, l’élite repubblicana che ha governato il paese dal dopoguerra a oggi, ne aveva promesso l’abolizione nel momento più acuto della crisi dei gilet gialli. 

Un modo per ammettere che il funzionamento della scuola non permetteva più di raggiungere l’obiettivo: democratizzare l’accesso alle altre cariche dell’amministrazione.

Fondata nel 1945 dal generale De Gaulle su proposta del suo braccio destro, Michel Debré (poi autore della Costituzione del 1958 tuttora in vigore), l’Ena ha accolto un centinaio allievi all’anno, selezionati attraverso un duro concorso post universitario.

La scuola ha rivestito un ruolo  centrale non soltanto nell’alta amministrazione, ma anche nella politica francese: quattro presidenti della Repubblica su otto hanno studiato nella scuola (Valéry Giscard d’Estaing, Jacques Chirac, François Hollande e Emmanuel Macron), un terzo dei primi ministri, un ministro su sette.

Il sistema di ingresso  è criticato, come la sua modalità di insegnamento e appunto la sua omogeneità, non soltanto dalla stampa e da parte dell’opinione pubblica, ma anche da moltissimi ex allievi (ormai più di 5000).

Vista l’alta selettività del corpo e l’accesso diretto e a vita a cariche di elevato grado nella pubblica amministrazione, gli “enarchi” sono richiestissimi sul mercato. Può accadere quindi molto spesso che alcuni ex allievi della scuola si mettano in aspettativa dalla loro pubblica amministrazione per lavorare nel settore privato, e poi tornare al vecchio lavoro. 

Questo fenomeno, detto del “pantouflage”, è uno dei grandi problemi dell’Ena, e bersaglio di gran parte delle critiche. Lo stesso Emmanuel Macron, dopo aver lavorato all’ispettorato generale delle finanze del ministero dell’Economia (tra gli incarichi più prestigiosi insieme al Consiglio di Stato e la Corte dei Conti), aveva abbandonato la pubblica amministrazione per lavorare nella banca d’affari Rothschild.

L’obiettivo della riforma proposta da Macron, ha spiegato il quotidiano economico Les Echos citando una fonte dell’Eliseo, è «offrire ai francesi un servizio pubblico più vicino, più efficace, più trasparente e più benevolo». 

Mentre oggi gli alti funzionari usciti dall’Ena possono scegliere l’amministrazione di appartenenza in funzione del loro piazzamento al termine del biennio (chi arriva per primo sceglie in teoria i posti migliori), e cominciano a lavorare direttamente in posizioni di controllo o di ispezione, con la riforma i candidati dovranno fare un percorso più lungo prima di raggiungere cariche apicali, passando anche per le amministrazioni periferiche. 

In più la scelta verrà fatta dalle stesse amministrazioni in funzione dei loro bisogni e del profilo dei candidati. 

L’ingresso all’alta amministrazione, ha promesso Macron, sarà più “largo”, nel senso che il reclutamento verrà effettuato attraverso il nuovo Isp, che avrà il compito di fornire una formazione comune e più varia ai futuri funzionari introducendo materie come la transizione ecologica, la laicità, il contrasto alla povertà. Dopo questo primo gradino, i candidati continueranno ad essere formati nelle varie scuole specialistiche interne alla pubblica amministrazione, che sono 13 (tra cui, per esempio, la scuola nazionale della magistratura).

Un modo per avvicinare il centro alla periferia, altra grande critica tradizionale all’alta amministrazione, giudicata “sconnessa” dalla realtà quotidiana dei francesi.

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