Che faremo con i soldi UeIl Foglio trova il testo di Mario Draghi che spiega il Recovery plan italiano

Il giornale romano ha pubblicato l’introduzione scritta dal presidente del Consiglio alle bozze non ancora definitive del piano di ripresa e resilienza che sarà presentato in Parlamento la prossima settimana e inviato poi alla Commissione europea entro il 30 aprile. «L’Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza», scrive l’ex presidente della Banca centrale europea

LaPresse

Concorrenza, produttività, semplificazioni. Sono queste la parole chiave che emergono dall’introduzione scritta da Mario Draghi alle bozze non ancora definitive del Piano di ripresa e resilienza, pubblicato da Il Foglio.

Il presidente del Consiglio inizia facendo il punto sul 2020, elencando i settori in Italia che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi sanitaria. «La crisi si è abbattuta su un paese già fragile dal punto di vista economico, sociale ed ambientale», si legge nell’articolo. A essere particolarmente colpiti sono stati donne e giovani, oltre all’intero distretto industriale.

«Dietro l’incapacità dell’economia italiana di tenere il passo con gli altri paesi avanzati europei e di correggere i suoi squilibri sociali ed ambientali, c’è l’andamento della produttività, molto più lento in Italia che nel resto d’Europa», spiega Draghi.

Questi ritardi sono in parte legati al calo degli investimenti pubblici e privati, che ha rallentato i necessari processi di modernizzazione della pubblica amministrazione, delle infrastrutture e delle filiere produttive. E per questi motivi, si legge ancora, che le «riforme strutturali sono essenziali per migliorare la qualità della spesa da parte delle amministrazioni pubbliche e incoraggiare i capitali privati verso investimenti e innovazione».

Il rischio è alto, puntualizza il presidente del Consiglio, e i problemi che ingolfano l’economia nazionale potrebbero condannare l’Italia a un futuro di bassa crescita da cui sarà sempre più difficile uscire.

La storia economica recente dimostra, tuttavia, che l’Italia non è necessariamente destinata al declino. E la ripartenza ha come sinonimo il programma Next Generation Eu. «È un programma di portata e ambizione inedite, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale; migliorare la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori; e conseguire una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale», scrive Draghi.

Per l’Italia il Ngeu rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme: «L’Italia deve modernizzare la sua pubblica amministrazione, rafforzare il suo sistema produttivo e intensificare gli sforzi nel contrasto alla povertà, all’esclusione sociale e alle disuguaglianze».

Come? Con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che si articola in 6 Missioni e 16 componenti. Le sei Missioni del Piano sono: «Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Il Piano è in piena coerenza con i sei pilastri del Ngeu e soddisfa i parametri fissati dai regolamenti europei, con una quota di progetti “verdi” pari al 38 per cento del totale e di progetti digitali del 25 per cento» si legge ancora.

Il 40 per cento circa delle risorse del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. Il Piano è fortemente orientato all’inclusione di genere e al sostegno all’istruzione, alla formazione e all’occupazione dei giovani e contribuisce a ciascuno dei sette progetti di punta (European flagships) della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dell’Ue. Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati e la loro entità minimizzata in linea col principio del “non arrecare danni significativi” all’ambiente (“do no significant harm” – Dnsh) che ispira il Ngeu.

«Il Piano comprende un ambizioso progetto di riforme – scrive ancora Draghi. Il governo intende attuare quattro importanti riforme di contesto – Pubblica amministrazione, giustizia, semplificazione della legislazione e promozione della concorrenza. Inoltre, sono previste iniziative di modernizzazione del mercato del lavoro e di rafforzamento della concorrenza nel mercato dei prodotti e dei servizi. È prevista infine una riforma fiscale, che affronti anche il tema delle imposte e dei sussidi ambientali».

Uno spazio particolare avrà anche la riforma della Pubblica amministrazione, che migliorerà «la capacità amministrativa sia a livello centrale che locale» rafforzando i processi di «selezione, formazione e promozione dei dipendenti pubblici» e incentivando la «semplificazione e la digitalizzazione delle procedure amministrative».

C’è poi la riforma della giustizia, che avrà «l’obiettivo di affrontare i nodi strutturali del processo civile e penale e rivedere l’organizzazione degli uffici giudiziari». Nello specifico: «Nel campo della giustizia civile si semplifica il rito processuale, in primo grado e in appello, e si implementa definitivamente il processo telematico».

Il Piano, si legge nella bozza di Draghi, prevede anche degli interventi volti a riformare i meccanismi di riscossione e a ridurre il contenzioso tributario e i tempi della sua definizione. In materia penale, invece, il governo «intende riformare la fase delle indagini e dell’udienza preliminare; ampliare il ricorso a riti alternativi; rendere più selettivo l’esercizio dell’azione penale e l’accesso al dibattimento; definire termini di durata dei processi».

Sul versante legislativo, il Pnrr delinea una riforma «finalizzata alla razionalizzazione e semplificazione della legislazione» che abroga o modifica «leggi e regolamenti che ostacolano eccessivamente la vita quotidiana dei cittadini, le imprese e la Pubblica amministrazione».

Una riforma che nel concreto interverrà sulle leggi in materia di pubbliche amministrazioni e di contratti pubblici, sulle norme che sono di ostacolo alla concorrenza, sulle regole che hanno facilitato frodi o episodi corruttivi. «È potenziato il Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio e presso la Presidenza viene costituito un apposito Ufficio per la razionalizzazione e semplificazione delle leggi e dei regolamenti, per permettere una continuità di proposte e di interventi nel processo di semplificazione normativa».

Un fattore essenziale per la crescita economica e l’equità è la promozione e la tutela della concorrenza: «Il governo – scrive Draghi – s’impegna a presentare in Parlamento il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza, o comunque a approvare norme che possano agevolare l’attività d’impresa in settori strategici, come le reti digitali, l’energia e i porti».

Tutto ciò avrà una sola cabina di regia: una struttura di coordinamento centrale presso il ministero dell’Economia. Questa struttura supervisionerà «l’attuazione del piano ed è responsabile dell’invio delle richieste di pagamento alla Commissione europea, invio che è subordinato al raggiungimento degli obiettivi previsti», si legge. Accanto a questa struttura di coordinamento, agiranno una struttura di valutazione e una struttura di controllo.

Il governo, infine, stima che gli «investimenti previsti nel piano avranno un impatto significativo sulle principali variabili macroeconomiche e sugli indicatori di inclusione, equità e sviluppo sostenibile (Sdgs). Gli investimenti previsti nel Piano porteranno inoltre a miglioramenti marcati negli indicatori che misurano la povertà, le diseguaglianze di reddito e l’inclusione di genere, e un marcato calo del tasso di disoccupazione giovanile. Il programma di riforme potrà ulteriormente accrescere questi impatti».

Ma non finisce qui. Perché per il presidente del Consiglio Draghi, il Pnrr è solo una parte «di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del paese». Il governo intende «aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute. L’Italia deve combinare immaginazione e creatività a capacità progettuale e concretezza. Il governo vuole vincere questa sfida e consegnare alle prossime generazioni un paese più moderno, all’interno di un’Europa più forte e solidale» conclude Mario Draghi.

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