Riapre la scuolaIl ministro Giovannini al lavoro sui trasporti, ma Miozzo dice che la Dad ci sarà ancora

Allo studio nuove ipotesi per aumentare la sicurezza sui mezzi pubblici, tra cui quella di sanificare più volte al giorno bus, tram e metrò. Ma «se un preside ritiene di non poter garantire il distanziamento nelle aule o di non avere abbastanza personale, deciderà di fare i doppi turni o di tenere una parte degli studenti con la didattica a distanza», spiega il consulente del Miur

Foto Cecilia Fabiano/LaPresse

Il ministro delle Infrastrutture e delle mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, sta lavorando con le Regioni in vista del ritorno a scuola in presenza degli studenti delle scuole superiori nelle zone gialle e arancioni dal 26 aprile. A preoccupare è il fronte della riorganizzazione dei mezzi pubblici, anche se la gestione di bus e metrò resta competenza degli enti locali. E proprio le Regioni ora si sono messe di traverso, denunciando l’impossibilità di una partenza in sicurezza. I sindacati della scuola chiedono che il governo rivaluti la scelta, e non sono da escludere delle deroghe.

In un’intervista alla Stampa, Giovannini anticipa che da settembre si potrebbe ipotizzare anche una migliore distribuzione degli orari di tutte le attività, dagli uffici alle scuole. Intanto, però, ora bisogna pensare al 26 aprile. Il governo precedente, spiega Giovannini, ha fatto un «forte investimento» per «potenziare le linee di trasporto pubblico locale, stanziamento che le amministrazioni locali hanno utilizzato. Adesso, a partire da oggi, dobbiamo ragionare con loro se è possibile potenziare ulteriormente il servizio».

Rispetto al passato, spiega, «abbiamo a disposizione uno strumento di governance importante, i tavoli prefettizi, che un anno fa non c’erano e che con il decreto di marzo sono stati rafforzati nella loro opera di monitoraggio e per individuare soluzione ai problemi attuali e futuri. Tavoli che stanno tutti ripartendo facendo dialogare amministrazioni, aziende di trasporto, istituzioni e dirigenti scolastici. E poi allo studio abbiamo una serie di nuove ipotesi che valuteremo con le Regioni per aumentare la sicurezza sui mezzi pubblici, tra cui quella di sanificare più volte al giorno i mezzi di trasporto, un elemento visibile che rassicura i viaggiatori».

Il compito non è semplice: «Ci aspetta una discussione non facile, che richiede uno sforzo da parte di tutti in nome di un obiettivo condiviso: trasportare quanto più ragazze e ragazzi degli istituti superiori nell’ultimo mese e mezzo di scuola. Sono convinto che ci sarà l’impegno di tutti, anche dei sindacati, perché si tratta di un obiettivo fortemente condiviso da tutta la società italiana. Ma serve molta responsabilità da parte di tutte le parti».

Sulle sanificazioni dei mezzi, però, i dati diffusi dai Nas sembravano allarmanti. «La lettura di quel rapporto è stata un po’ allarmistica perché le percentuali di tracce del virus che sono state rilevate, secondo gli esperti, presentavano una carica virale molto bassa», risponde Giovannini. «Non è che il problema non esista, ma può essere affrontato igienizzando di più i mezzi. Certo, in alcune aree del paese c’è il problema della compresenza di tante persone sui mezzi pubblici, anche con l’attuale situazione, ed è su questo che ci confronteremo».

Intanto in questi giorni si discute anche del tetto della capienza al 50%, che molti chiedono di superare. «È un tema che fa parte della discussione complessiva in corso in questi giorni, in queste ore», ammette il ministro. «Però il punto cruciale è che la situazione è estremamente diversificata, per cui è bene che siano i tavoli prefettizi a definire un quadro esatto della situazione e vedere con le istituzioni locali ciò che è possibile realizzare in concreto. Ovviamente, è importante muoversi in fretta e in modo coordinato».

Ma Agostino Miozzo, consulente del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, sempre sulla Stampa ammette che del potenziamento dei mezzi pubblici si parla da aprile 2020 e «un anno è passato invano, in molte realtà senza il necessario potenziamento del servizio, in altre qualcosa è stato fatto. Di fronte a un deficit dei trasporti, l’unica soluzione a breve è scaglionare gli ingressi degli studenti e allungare l’orario, se necessario riorganizzando le presenze del personale scolastico, ci sono i soldi per coprire i costi».

E «se un preside ritiene di non poter garantire il distanziamento nelle aule o di non avere abbastanza personale, deciderà di fare i doppi turni o di tenere una parte degli studenti con la didattica a distanza. Una quota di Dad resterà, oggi è fisiologico», spiega. In ogni caso, «ritengo necessario centralizzare le decisioni, perché è inaccettabile che a livello locale si chiuda quando non si deve chiudere o, addirittura, si lasci la facoltà di scelta alle famiglie, se mandare o meno i figli a scuola. Queste decisioni sono troppo importanti e strategiche, non possono essere lasciate all’autonomia del territorio».

Intanto il ministro Giovannini guarda anche avanti. «Quello dell’affollamento dei mezzi è un tema non banale e in parte si riproporrà a settembre, per questo fin dall’inizio di aprile avevo scritto agli enti territoriali per discutere anche di una prospettiva di medio termine», dice. «In prospettiva occorre ripensare gli orari delle città nel loro complesso, non solo delle scuole ma anche degli uffici e ragionare sulla pressione sui mezzi pubblici, che però, forse, sarà attenuata dal fatto che molte imprese e molte amministrazioni pubbliche comunque continueranno col lavoro a distanza. E in questo quadro occorre dare attuazione alla decisione del precedente governo che, su indicazione della commissione Colao di cui facevo parte, ha abbassato da 300 a 100 dipendenti il limite dimensionale oltre il quale occorre nominare un mobility manager. In questo modo si potrebbe migliorare il dialogo con le amministrazioni locali per regolare meglio i flussi di traffico una volta che, come è prevedibile, molte imprese adotteranno in maniera strutturale lo smart working».

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