Il non detto della Super LeagueLe clausole vincolanti e le minacce di Boris Johnson ai club inglesi

Florentino Perez aveva parlato di accordi che impedivano alle società di uscire dalla nuova competizione: adesso chi è rimasto potrebbe rivalersi legalmente. Ieri pomeriggio invece il quotidiano As ha rivelato che il premier britannico avrebbe detto alle Big Six di uscire dall’accordo, altrimenti avrebbe creato complicazioni con i permessi di soggiorno per i calciatori stranieri

Lapresse

Ascesa e caduta della Super League sono state rapidissime. Tanto inatteso l’annuncio della sua formazione, tanto sorprendente la velocità con cui la maggior parte dei suoi club fondatori ha deciso di non voler più partecipare.

La prima società a prendere le distanze è stata il Manchester City, poi hanno fatto seguito le altre inglesi, alla fine anche l’Atlético Madrid e le italiane. Nel comunicato della Juventus però si parla di «infattibilità per come proposta in origine», non di uscita dalla nuova competizione. Anche il Milan non dice esplicitamente di essere uscita dalla società organizzatrice.

Un dettaglio non marginale. Come scrive il Financial Times, i club fondatori hanno firmato accordi vincolanti – l’aveva annunciato anche Florentino Perez in diretta tv – e in caso di abbandono «dovrebbero pagare centinaia di milioni di euro».

L’accordo infatti dovrebbe obbligare le società a non uscire prima di giugno 2026, con una stagione di preavviso. In caso di abbandono prematuro «i club sarebbero stati obbligati a rimborsare la loro parte della sovvenzione iniziale, ovvero i 3,25 miliardi di euro destinati a essere suddivisi tra i 15 club fondatori e finanziati da JP Morgan».

C’è però una clausola che potrebbe far risparmiare la spesa ai club fuoriusciti: le sanzioni relative all’abbandono della Super League sembrano dipendere anche dalle entrate delle squadre durante il loro periodo all’interno della competizione. Ovviamente non ci sono proventi in favore delle società: non ci sono mai state entrate relative alla Super League dal momento che il progetto è stato lanciato appena tre giorni fa.

Questa clausola potrebbe contribuire a spiegare perché i club inglesi – e successivamente anche altri – abbiano deciso di abbandonare la nave così rapidamente. Anche se è molto probabile che ci siano comunque altre penali.

A livello legale c’è ancora molto da stabilire: «I club ancora non usciti dalla Super League (Real Madrid in primis, ma anche la stessa Juventus) avrebbero la possibilità di citare in giudizio coloro che sono già fuori, nel tentativo di far rispettare l’accordo e rivalersi economicamente su di loro. Non è ancora chiaro quali siano le responsabilità dei club che hanno scelto di ritirarsi», scrive il Financial Times.

Lo stesso Florentino Perez ne aveva parlato – solo accennato – quando aveva detto di essersi mosso «presso alcuni studi legali per difendersi da eventuali contromosse».

Ancora il Financial Times dice: «I dirigenti dei club inglesi hanno trascorso la sera di martedì a preparare i documenti che annunciavano la loro intenzione di ritirarsi, ma una persona coinvolta ha detto che “ci sono complessità legali per i club in uscita”».

Proprio i club inglesi sono quelli che hanno dato il via al decadimento del progetto. Si è parlato, nelle ultime ore, di una presunta presa di coscienza riguardo la reazione negativa dei tifosi e di alcuni giocatori. Ma ieri pomeriggio il quotidiano spagnolo As ha rivelato che la motivazione dietro quella decisione potrebbe essere molto più complessa.

Il primo ministro britannico Boris Johnson avrebbe fatto sapere alle sei società inglesi che sebbene «non possiamo impedire legalmente questa competizione, possiamo approvare una tassa sul lusso molto dura».

Ma non solo. La minaccia del premier avrebbe toccato anche un argomento ancor più delicato: «Soprattutto, grazie alla Brexit, possiamo complicare notevolmente le procedure per i permessi di soggiorno per i calciatori stranieri».

È una minaccia molto grave, ma anche credibile, in quanto rientra pienamente nei poteri del governo (ieri alla Reuters Andrea Agnelli aveva esplicitamente fatto riferimento ai politici inglesi pro Brexit). A maggior ragione dopo che lo stesso BoJo si era schierato contro la Super League, consolidando il suo consenso popolare – già alto dopo il successo della campagna vaccinale.

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