Una pernacchia li seppelliràLa tragicommedia dei Cinquestelle è finita a schifio, ora chissà se il Pd rinsavirà

Il partito grillino è di Casaleggio, tutti gli altri non contano niente. Noi lo sapevamo da tempo, ma ora lo ha stabilito una Corte d’Appello. Lo sapeva anche Letta, che è stato eletto segretario invocando il rispetto costituzionale della democrazia dentro i partiti: ora è il caso di pretenderlo

Kelly Sikkema, Unsplash

La tragicommedia dei Cinquestelle è finita a schifio. E del resto non poteva concludersi altrimenti la parabola di un movimento fondato dal comico Beppe Grillo e affondato dal cancelliere Vito Crimi (cancelliere nel senso di assistente ai timbri e alle fotocopie nei tribunali, non nel senso di Angela Merkel). Ma il colpo di grazia finale ai Cinquestelle l’ha dato l’avvocato e professore Giuseppe Conte, dimostratosi improbabile come giurista almeno quanto lo era come premier, avendo contribuito a far perdere ai suoi sodali la causa alla Corte d’Appello di Cagliari contro la consigliera regionale Carla Cuccu, facendo sprofondare il progetto politico di rinascita contiana nel ridicolo, da dove per la verità non si era mai allontanato. 

Nicola Biondo e Marco Canestrari nel libro sul sistema Casaleggio, e ieri anche sul Riformista, hanno ricostruito nel dettaglio l’operazione statutaria e legale ai limiti della circonvenzione di incapace con cui Casaleggio ha fatto fessi il comico Grillo, il cancelliere Crimi e il giurista Conte, una procedura di salvataggio che ricorda da vicino il modo con cui Casaleggio padre si mise in saccoccia il suo cliente Antonio Di Pietro, liquidando Italia dei Valori come una bad company in modo dar trasferire software e hardware al nuovo esperimento Cinquestelle. 

Il partito di Conte quindi non c’è, anzi lo stesso Conte non ha alcuna legittimità giuridica all’interno dei Cinquestestelle, non essendo nemmeno iscritto, almeno finché Casaleggio non spegnerà e riavvierà il computer, a dimostrazione che il M5s non è un partito costituzionale, ma un software, una banca dati e una cassaforte nella piena disponibilità di una persona sola che si fa anche finanziare dagli eletti trattati come dipendenti, ma pagati dallo Stato. Il M5s, al contrario, è un elemento eversivo dell’ordine repubblicano che andrebbe sciolto in difesa della Costituzione. 

Nel discorso di insediamento alla segreteria del Pd, Enrico Letta non a caso aveva fatto un ermetico ma doveroso cenno al rispetto dell’articolo 49 della Costituzione, quello sulla democrazia interna dei partiti. Letta, ovviamente, sapeva e sa ancora benissimo che i Cinquestelle hanno un problema di rispetto della democrazia interna e di violazione palese della Costituzione, ma confidano che il tema interessi meno dell’ultimo selfie di Fedez e quindi nonostante Letta l’avesse esplicitamente messo all’ordine del giorno nel suo primo discorso da segretario non solo non se n’è fatto più niente, ma si è proceduto spediti a rincorrere Conte e i grillini, fino a ribadire i principi dell’alleanza strategica già ai ballottaggi delle prossime elezioni amministrative. 

Questa stravagante vicenda di carte bollate tra la consigliera regionale Cuccu e il gerarca minore Crimi, con la consulenza straordinaria del professor Conte, assieme alle pressanti richieste di denaro da parte di Rousseau, cioè di Casaleggio, ai parlamentari eletti senza vincolo di mandato, almeno secondo l’articolo 67 della Costituzione che i Casaleggio avrebbero voluto abolire ma che per il momento si sono accontentati di mantenere imponendo ai candidati penalità a sei zeri in caso di mancata obbedienza politica, avrebbe dovuto convincere Letta e il Pd che non si può più scherzare col fuoco, che questi scalmanati andrebbero lasciati alle loro faide e salutati con una sonora pernacchia strategica.

Il tracollo di Podemos e del populismo di sinistra a Madrid, con conseguente trionfo della destra, dovrebbe essere un ulteriore elemento di riflessione per il Pd, anche se per il momento non si nota alcun segnale di rinsavimento. Ma c’è ancora tempo per cambiare rotta e per costruire lo schieramento di Draghi, non quello di Conte.