Zanna biancorossaLe campagne croate si spopolano, ma non di lupi

Nell’entroterra dalmata gli attacchi ai greggi e bestiame sono sempre più frequenti. E il governo non riesce a tutelare in modo adeguato gli allevatori

Pixabay

Originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

«Siamo diventati una terra di lupi. Ci sono sempre meno persone, le zone rurali stanno vivendo un vero e proprio dissanguamento demografico. Se continua così diventeremo presto una riserva di caccia per i ricchi…», sono parole disilluse quelle di Ivan Tešija, presidente dell’associazione croata I pascoli del Carso croato.

Arrivano dopo che un giovane allevatore della regione della Lika, Milan Đekić, nella notte tra l’11 e il 12 aprile, ha perso 87 pecore. Quasi un terzo della sua mandria è stato ucciso dai lupi.

Un attacco che non è il primo per la famiglia Đekić: già 28 capi erano stati uccisi dai lupi.

Tuttavia, questi ultimi non si erano mai avventurati così vicini all’allevamento. «Non avrei mai immaginato che avremmo dovuto controllare i nostri animali 24 ore su 24. Ci sono troppi lupi qui, sono più protetti degli uomini», si affligge Milan Đekić.

La sanzione pecuniaria per l’uccisione di un lupo, specie rigorosamente protetta in Croazia, è di poco superiore ai 5mila euro.

All’inizio di aprile Milan Đekić e la sua famiglia non hanno potuto fare nulla per salvare le loro pecore: l’ovile è a 100 metri dalla loro casa e la notte dell’attacco non hanno sentito né abbaiare né ululare. «C’era solo un giovane cane nel recinto. Ferito, non ha opposto molta resistenza», dice l’allevatore.

«Abbiamo subito un danno tra i 10mila e i 12mila euro», prosegue, prima di spiegare che il risarcimento si basa su una stima della Direzione per la Tutela della Natura, che dipende dal ministero dell’Energia e dello Sviluppo Sostenibile. «Spesso stime che non corrispondono alla realtà».

Almeno Milan Đekić una qualche forma di risarcimento la otterrà. I criteri stabiliti dalle autorità per ottenere un risarcimento in caso di attacchi di lupi sono infatti molto rigidi: gli animali devono passare la notte in un recinto protetto da una recinzione elettrica, fatta di rete metallica.

I pali della recinzione devono essere fissati in profondità nel terreno con plinti di cemento. E la compensazione è decrescente a seconda della sicurezza del tutto. La recinzione della famiglia Đekić, ad esempio, è alta 1,4 m, 40 cm in meno rispetto all’altezza consigliata di 1,8 m. Per questo, invece di essere risarciti di 600 kune (80 euro) per pecora persa, rischiano di ricevere solo il 70% della somma.

«È impossibile per gli allevatori proteggere al 100% i loro animali dai grandi predatori», dice seccato Ivan Tešija, che sottolinea che gli standard richiesti dell’amministrazione non sempre sono possibili da implementare sul terreno. «Nell’entroterra dalmata, da dove vengo, i pascoli sono ricoperti di arbusti e ci sono pietre dappertutto e il terreno è carsico. In queste condizioni è impossibile installare una recinzione a otto fili elettrici, sufficientemente fitta. Per non parlare del fatto che lo stesso importo del risarcimento non corrisponde ai prezzi di mercato. Per un vitello maturo, del valore di 780 euro, ad esempio, ricevi solo 325 euro».

Per lui, come per molti allevatori, la popolazione di lupi è diventata troppo numerosa in Croazia. L’animale non ha predatori e la specie si riproduce rapidamente se trova cibo a sufficienza. L’unico modo per regolare la popolazione, dice Ivan Tešija, sono gli abbattimenti.

Tuttavia, sono passati nove anni da quando sono stati concessi l’ultima volta in Croazia. A suo avviso i lupi stanno già arrivando alla periferia della capitale Zagabria. «Non hanno più paura dell’uomo», continua, prima di sottolineare la mancanza di azione da parte delle autorità. «Lo Stato riceve ingenti fondi per la protezione del lupo e non fa però a sufficienza».

Lo stesso Ivan Tešija ha perso 30 capi di bestiame negli ultimi quattro mesi. «Molti pastori si lamentano, hanno paura di portare fuori le loro greggi».

Igor Hak è l’esperto che è arrivato a valutare l’attacco subito a metà aprile nell’allevamento dei Đekić. Sottolinea che per i lupi scendere nei villaggi è diventato il modo più semplice per mangiare. «Non ci sono mai state così tante pecore e capre in Croazia come negli ultimi dieci anni», aggiunge. «I lupi hanno sempre provocato disagi, ma la differenza è che in passato le persone avevano greggi sino a 100 pecore, mentre ora alcuni pastori hanno tra i 500 e i mille capi».

Igor Hak consiglia quindi a tutti i proprietari di bestiame di prestare molta attenzione alle recinzioni, di avere reticolati fino a terra, fissati adeguatamente con pali e di tenere le greggi rinchiuse di notte. Se non è presente un ovile, il recinto deve essere coperto con una rete metallica, specifica.

Igor Hak da quasi vent’anni ispeziona gli allevamenti attaccati dai lupi e conosce quasi tutti gli allevatori della Lika. «Il lupo uccide finché si sente al sicuro, come ha fatto con la famiglia Đekić. Quando il paese è ricco ci sono più uomini che animali, ma quando gli animali sono più numerosi degli uomini… il lupo se ne può avvantaggiare», specifica.

«La Lika si sta svuotando, la terra è abbandonata, incolta, aumentando la probabilità di attacchi di predatori. Quando il terreno circostante è ricoperto di cespugli e arbusti, è difficile controllare e proteggere il proprio gregge», sottolinea. «Qui puoi camminare per chilometri senza incontrare un solo essere umano».

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