Tutti contro BaerbockLa strategia dei partiti tedeschi per battere i Verdi

Il partito ambientalista Die Grunen è primo nei sondaggi in vista delle elezioni di settembre in Germania. Il candidato della Cdu Armin Laschet non perde occasione per sottolineare l’inesperienza della rivale in fatto di amministrazione e di governo. Ma è un gioco rischioso perché il sistema elettorale proporzionale potrebbe costringerli a governare insieme

LaPresse

Da quando hanno annunciato che la loro candidata alla Cancelleria è Annalena Baerbock, co-leader del partito insieme a Robert Habeck, i Grünen stanno volando sulle ali dell’entusiasmo.

Baerbock sta assumendo un profilo sempre più autorevole e affidabile agli occhi dei tedeschi, e sono ormai molto numerosi i sondaggi che vedono i Verdi come primo partito in vista delle elezioni di settembre. Tutto sembra girare in loro favore. Ad esempio, la settimana scorsa la Corte costituzionale di Karlsruhe ha accolto il ricorso presentato da Fridays for Future e altre associazioni ambientaliste contro la Klimagesetz (la legge sul clima) approvata dal governo nel 2019: gli obiettivi indicati nella legge sono troppo poco ambiziosi, non limitano davvero gli effetti del cambiamento climatico e dunque prefigurano una violazione del diritto fondamentale a un ambiente vivibile per le generazioni future.

Come ha sottolineato nella sua newsletter Pascal Thibaut, corrispondente di Radio France International a Berlino, la sentenza ha creato un nuovo “momento Fukushima”: ha riportato il tema della difesa dell’ambiente al centro del dibattito e costretto il governo a rivedere scadenze e obiettivi della legge. E naturalmente i Verdi sono il partito che più può trarre vantaggio da questa rinnovata sensibilità ecologica.

In un contesto di questo tipo, è chiaro che la campagna elettorale degli altri partiti si concentrerà in modo particolare sui Grünen. Avversari diretti per alcuni, e potenziali alleati di governo per quasi tutti, i Verdi tedeschi saranno l’argomento principale di ogni war room, dall’Union alla Linke. Vediamo in che modo, seguendo un po’ il modello di un recente articolo apparso sullo Spiegel.

La situazione più complicata la deve affrontare sicuramente l’Union. Sempre più in difficoltà nei sondaggi, i conservatori devono muoversi con equilibrio fra l’esigenza di attaccare i Verdi, i loro concorrenti più credibili per il ruolo di primo partito, e il bisogno di non colpire troppo in profondità: si tratta pur sempre del partner più probabile in vista della formazione di un nuovo governo. Laschet e i suoi sembrano aver scelto di riprovare a recuperare i voti usciti in passato verso destra, in direzione di AfD: la loro campagna elettorale, che avrà fra i suoi protagonisti anche Friedrich Merz, l’antimerkeliano radicale sconfitto al congresso di gennaio, si preannuncia molto aggressiva da questo punto di vista.

Il capo della CDU non perde occasione per sottolineare l’inesperienza di Baerbock in fatto di amministrazione e di governo: “lei parla, io agisco”, ha detto in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung. Al tempo stesso, però, i conservatori sanno bene quanto sia rischioso lasciare completamente ai Verdi ogni iniziativa su un tema ormai così rilevante come quello ambientale: ed è su questo campo che probabilmente arriverà in soccorso Markus Söder, il leader della CSU.

In questi mesi Söder è riuscito a costruirsi un profilo di amministratore attento alle questioni ecologiche, ed è stato protagonista di una corte spietata ai Grünen tramite numerosissime dichiarazioni e interviste. Il suo partito sta lanciando una serie di proposte il cui scopo evidente è sottrarre almeno in parte ai Verdi l’esclusiva sull’agenda ecologia tedesca: ad esempio i bavaresi sostengono l’obiettivo di una Germania climaticamente neutra entro il 2045 (da raggiungere già entro il 2040 in Baviera).

Se da un lato in questo assetto si può leggere una divisione dei compiti – la CDU fa la voce grossa a destra, la CSU compete con i Verdi per il centro – dall’altro vi si nasconde un’insidia per Armin Laschet: il rischio cioè di dare ulteriore forza a Markus Söder, che ha sì perso la battaglia per la candidatura alla Cancelleria ma potrebbe vincere la guerra di potere all’interno dello schieramento conservatore. Sono ancora moltissimi i sostenitori della CDU che avrebbero preferito avere lui come candidato a settembre, e nonostante le roboanti dichiarazioni di sostegno e lealtà che arrivano dalla Baviera Laschet sa bene che, nelle condizioni di grande debolezza in cui si trova, deve continuamente guardarsi le spalle.

Lasciare che dell’ambiente si occupi la CSU vuol dire appaltare un tema cruciale della campagna elettorale a un alleato abbastanza credibile, ma vuol dire anche consegnare a Söder una robusta leva con cui poter fare pressione sulla CDU ed eventualmente provare un nuovo assalto al vertice, magari quando le difficoltà per Laschet diventeranno insormontabili.

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