Révue DessinéeArriva in Italia l’esperimento francese di giornalismo a fumetti

Sorella dell’omologo francese, la nuova rivista proporrà ogni tre mesi un numero cartaceo a colori di 230 pagine con reportage, inchieste e rubriche fisse

Il giornalismo si scrive sui giornali e sui siti, si trasmette in televisione, si racconta in radio. E, da qualche anno, si disegna pure. È il concetto della Révue Dessinée, rivista di giornalismo a fumetti che, nata in Francia nel 2013, sbarcherà a breve anche in Italia. Sarà un cartaceo di 230 pagine, del tutto a colori, che uscirà a cadenza trimestrale.

Sono previsti, per ogni numero, sei inchieste e reportage a fumetti intervallati da altrettante rubriche (anche queste a fumetti). La prima uscita è attesa nel giro di un anno, il crowdfunding è aperto, la cifra di base è già stata superata in scioltezza e i giornalisti chiamati alle armi sono al lavoro. Toccherà a loro trovare le storie, scriverle e adattarle per il nuovo linguaggio grafico. Per ognuna di queste verrà poi scelto il disegnatore adatto, secondo i criteri dello stile, del tratto e dell’ispirazione.

Chi volesse capire meglio di cosa si tratta, qui si trova, tradotta in italiano, un’inchiesta di Jean-Baptiste Malet e Benjamin Adam uscita per l’edizione francese.

La filosofia di base è quella del giornalismo slow. Raccogliere storie importanti, di carattere generale, e raccontarle in modo accurato e approfondito, alla larga dal rumore delle news di tutti i giorni. La rivista, indipendente, si reggerà su un sistema di abbonamenti cui verrà abbinata la vendita nelle librerie e nelle fumetterie. E, per celebrare la parentela con la rivista francese, per il primo numero è prevista la pubblicazione in contemporanea della stessa storia, sia in Italia e in Francia.

Quello che è importante sottolineare, spiega Andrea Coccia, tra i fondatori della Révue italiana, è non confondere il giornalismo a fumetti «con il graphic journalism».

Sono due cose diverse: nel secondo «è il fumettista che fa inchieste e le racconta, spesso raffigurandosi all’interno. È quello che fa Zerocalcare quando va a Kobane, o – per fare un altro esempio celebre – Guy Delisle. Si tratta insomma di un artista che guarda il mondo e lo racconta».

Nel giornalismo a fumetti invece «le storie le trovano i giornalisti, che lavorano come fanno sempre, con le fonti, le ricerche sul campo, le analisi e le interviste. Il fumetto, in un certo senso, si mette al loro servizio, aggiunge il suo codice e lo arricchisce con il suo linguaggio».

Al principio della «verità sostanziale dei fatti», insomma, si viene ad aggiungere il tocco del disegno, in grado di rappresentare con pochi tratti tutta la complessità della storia.