Un grande passo per i miliardariElon Musk e Jeff Bezos stanno litigando per riportare l’uomo sulla Luna

I due più ricchi del mondo si contendono il diritto di collaborare con la Nasa per la prossima missione spaziale che dovrebbe riportare le persone a calcare il suolo del satellite. Un articolo dell’Atlantic spiega com’è cambiato il modo di guardare alle esplorazioni spaziali negli ultimi anni, con il nuovo protagonismo dei due imprenditori

Lapresse

La Luna ha vissuto un insolito protagonismo negli ultimi giorni, sui giornali, sui social, in tv. Prima le immagini della Superluna rosa-arancione hanno fatto il giro del mondo. Poi si è parlato del satellite in riferimento alla morte di Michael Collins, l’astronauta co-protagonista della missione Apollo 11, rimasto nell’orbita lunare a pilotare il modulo di comando Columbia mentre i suoi colleghi Neil Armstrong e Buzz Aldrin erano i primi uomini a camminare sulla Luna.

Ma la Luna è anche oggetto del contendere dei due uomini più ricchi del mondo, che hanno iniziato una sfida – anche a colpi di sfottò – a chi arriva per primo sul satellite della Terra.

Da una parte c’è Jeff Bezos, fondatore di Amazon e della compagnia missilistica Blue Origin, dall’altro Elon Musk, ceo di Tesla e fondatore della compagnia spaziale SpaceX. Entrambi hanno presentato alla Nasa gli avanzamenti nella ricerca delle rispettive aziende: l’obiettivo di Bezos e Musk è trovare una nuova tecnologia per far riportare gli astronauti sulla luna.

Per la scienza è un’opportunità enorme. L’uomo non mette piede sulla Luna dal 1972, ma sono decenni che negli Stati Uniti si parla di un ritorno trionfale sul satellite: si immaginano soggiorni più lunghi, la costruzione di una base permanente e qualsiasi cosa la fantasia renda anche solo vagamente verosimile.

La differenza degli ultimi anni rispetto al passato è che adesso la politica si è rivolta al settore privato per una mano. Con tutte le conseguenze del caso: Bezos e Musk, ad esempio, si sono screditati a vicenda sui loro progetti spaziali.

L’ultimo screzio è arrivato via Twitter. Musk ha commentato l’intenzione di Bezos di dimettersi dal ruolo di ceo di Amazon – proprio per dedicare più tempo ai progetti spaziali – sottolineando che, a differenza di Space X, la Blue Origin del rivale finora ha effettuato solo voli suborbitali. «Non riesce a tirarlo su (in orbita) lol», è stato il messaggio, anche di cattivo gusto, di Musk.

«Non c’ero negli anni ‘60, quando la Nasa ha intrapreso la sua prima missione per far atterrare le persone sulla luna, ma devo presumere che nessuno coinvolto nello sforzo stesse facendo riferimenti al pene di fronte a milioni di persone», ha scritto Marina Koren sull’Atlantic criticando i nuovi toni delle missioni spaziali, meno istituzionali rispetto al passato.

La sfida tra Jeff Bezos e Elon Musk è anche più seria e seriosa di così. Blue Origin di Bezos ha da poco presentato un reclamo di 50 pagine contro la decisione della Nasa di assegnare a Space X – di Musk – un contratto per lo sviluppo e la costruzione di un lander lunare, il veicolo spaziale che dovrebbe permettere agli astronauti americani di tornare sulla Luna: nelle scorse settimane l’agenzia spaziale americana aveva dichiarato Space X vincitrice unica della gara da 2,9 miliardi di dollari.

Ma secondo i dirigenti di Blue Origin la decisione sarebbe basata solamente su «valutazioni errate delle offerte»: in pratica la Nasa avrebbe sottovalutato i vantaggi offerti da una proposta e sorvolato o minimizzato le difficoltà tecniche della proposta di Space X. «È strano che la Nasa commetta simili errori», ha detto il numero uno di Blue Origin, Bob Smith.

A ogni modo, tutti gli stakeholder dell’industria spaziale si aspettavano che la Nasa scegliesse almeno due aziende per il programma di sbarco sulla Luna: sia per lo spirito di concorrenza che guida altri progetti spaziali, sia per il backup nel caso in cui una delle due opzioni non andasse a buon fine.

Ma i funzionari della Nasa hanno detto di aver avuto dal Congresso fondi sufficienti a malapena per scegliere un singolo vincitore, figuriamoci due.

«La rissa spaziale è la rappresentazione perfetta dello stato dell’arte dei viaggi nello spazio, per un paio di motivi. Il primo è che le società private ora fanno il tipo di lavoro spaziale che una volta era riservato alle agenzie governative. Space X ha lanciato gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale e prevede di far volare anche non astronauti entro la fine dell’anno. Blue Origin sembra sempre più vicino all’avvio di voli turistici ai confini dello spazio», scrive l’Atlantic.

E poi la seconda motivazione: «Durante l’era Apollo, i protagonisti delle ricerche riguardo la Luna erano gli astronauti – Neil Armstrong, Buzz Aldrin, Michael Collins – uomini che erano certamente venerati ma che si avvicinavano al loro compito con il dovere di soldati. In questo momento, i protagonisti più in vista sono miliardari eccentrici che giocano in pubblico a chi ha il razzo più lungo e che hanno inquinato il dibattito sui viaggi nello spazio con le proprie narrazioni personali e ambizioni singolari».

Ci sono stati anche altri motivi di contrasto tra Musk e Bezos, come la gara per l’uso di una piattaforma di lancio della Nasa a Cape Canaveral, o lo scontro per lanciare in orbita sciami di satelliti per la connessione internet.

Poi entrambi non perdono l’occasione per rimarcare le differenze nella filosofia delle due aziende: Blue Origin si definisce lenta e costante, Space X vive di impeto e movimento. E differiscono anche gli obiettivi finali dei due miliardari: Musk sogna di costruire una città su Marte; Bezos immagina città su stazioni galleggianti con la gravità artificiale. Ma prima di arrivare a questi risultati, entrambi vogliono essere i protagonisti del ritorno dell’uomo sulla Luna.

In tutto questo la Nasa porta avanti i suoi programmi, aggiorna i progetti più vecchi, rende operativi i più recenti. Ad esempio con il programma Artemis, che prende il nome dalla sorella di Apollo, la Nasa punta a far atterrare la prima donna e persona di colore sulla Luna.

«Ma c’è qualcuno che conosce i nomi degli astronauti che l’agenzia ha scelto di addestrare per queste missioni, o qualcuno degli undici astronauti sulla Stazione spaziale internazionale in questo momento? Probabilmente no», si legge sull’Atlantic.

L’autrice dell’articolo poi evidenzia le differenze tra la popolarità dei programmi di Musk e Bezos rispetto a quelli della Nasa, il fatto che l’opinione pubblica sappia tutto di questi due miliardari: «Probabilmente saprai che Musk sta uscendo con una cantante famosa, e hai visto quella foto di un Bezos muscoloso con un giubbotto imbottito. Potresti anche aver sentito dire che Musk ospiterà il Saturday Night Live questo fine settimana. Indipendentemente da ciò che accadrà in futuro e di come andrà a finire quella causa, questi due uomini contribuiranno a plasmare il futuro dell’umanità nello spazio per i decenni a venire».

Per lo sbarco del prossimo lander sulla Luna l’ex presidente americano Donald Trump aveva stabilito il 2024 come deadline. Una data che poi il suo successore, Joe Biden, si è impegnato a confermare in accordo con l’amministratore della Nasa, l’ex senatore Bill Nelson, dicendo di voler impiegare anche i fondi necessari per raggiungere l’obiettivo.

La Nasa intanto ha già scelto quale dei suoi astronauti sarà addestrato per le missioni Artemis. «Alcuni di loro – conclude Marina Koren nel suo articolo sull’Atlantic – potrebbero pensare a cosa diranno mentre metteranno piede sulla superficie lunare. Comunque sono leggermente meno sotto pressione di Armstrong, ma le loro parole saranno sicuramente memorabili. Solo che questa volta saranno altrettanto memorabili le parole del miliardario che li ha portati fin lì».

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