So di non sapereIl lato pericoloso della probabilità

Nonostante i continui progressi, l’uomo sa pochissimo della realtà. La scienza costruisce modelli e fornisce risposte. Ma come spiega Michael Blastland in “La metà nascosta” (Bollati Boringhieri) tra le pieghe dei numeri si nascondono variabili infinite, spesso dimenticate, a volte ignorate di proposito o proprio non viste che condizionano il risultato finale

Fotografia di Felix Mittermeier, da Unsplash

Le probabilità associate a certi eventi, soprattutto quelli pericolosi, tendono comunque a essere piccole, spesso piccolissime. Le cose che in passato ci uccidevano prima del tempo si sono ridotte drasticamente.

Nel Regno Unito, la probabilità attuale che un bambino di sette anni venga investito da un’automobile – il classico incubo di un genitore – è minore di quella che un bambino di due anni si strangoli con il cordino di una veneziana, in altre parole è remota.

Analogamente, l’impatto di gran parte delle nostre scoperte sulle relazioni causa-effetto del tipo «se fate x, y aumenterà del 30 per cento!» sulla mia e sulla vostra esistenza è minore di quanto si possa immaginare, dal momento che, come abbiamo visto, potrebbe riguardare solo una persona su decine di migliaia. Cifre così piccole, spesso, finiscono per essere ignorate.

Può sembrare bizzarro, sapendo che le probabilità servono proprio a dare alle cose la giusta proporzione, ma in statistica si tratta di un problema diffuso, noto come ignoranza del tasso di base. Il suo effetto è quello di dare una sembianza di utilità alle applicazioni ingenue del calcolo delle probabilità nascondendone le conseguenze dannose.

Immaginate di essere un sessantacinquenne preoccupato dalla demenza senile.

Non ne avete ancora i sintomi ma si tratta di una patologia grave e vorreste farvi visitare. Per diagnosticarla esiste un test: se avete i primi sintomi della malattia, il test (probabilmente) se ne accorgerà. Allora, volete farlo? C’è chi preferisce non sapere. Altri pensano che anche se non è perfetto e potrebbe lasciarsi sfuggire qualche caso, il test dà comunque la possibilità di scoprire se si è malati e quindi di prepararsi, dire a parenti e amici cosa aspettarsi e così via.

Il problema del test e delle indicazioni che fornisce non sono tanto i pochi casi positivi mancati, quanto le persone sane che ricevono per errore una diagnosi positiva, molto più numerose. La ragione è semplice. I sessantacinquenni affetti da demenza non sono molti (il tasso di base è dell’ordine del 6 per cento), ma uno screening include tutti – i 6 su 100 che ce l’hanno e i restanti 94 che non ce l’hanno – e può sbagliarsi su tutti.

Il test disponibile sul mercato mentre scrivo queste pagine è abbastanza preciso da trovare 4 delle 6 persone affette da demenza. Lo screening, però, identificherà per sbaglio come possibili positive anche 23 delle 94 persone sane.

Se sommiamo i 4 veri positivi ai 23 falsi positivi – tenendo a mente che non abbiamo idea di chi è chi – abbiamo 27 persone su 100, 23 delle quali ricevono un’informazione inesatta.

Un giornale ha pubblicato la storia di una donna che in seguito a una diagnosi di demenza ha venduto la casa e si è trasferita in una casa di cura, per poi scoprire che in realtà stava benissimo.
«Questo tipo di medicina non è solo sbagliato, ma addirittura nocivo…» ha dichiarato un medico di fronte alle pressioni esercitate dai colleghi in favore dello screening di routine per la demenza.
Il richiamo del «probabilmente corretto» porta a non fare caso a dove ricade la maggior parte degli errori – tra gli individui sani – e a sottovalutare l’impatto di un errore su una persona sana, che probabilmente vedrà sconvolta la propria vita. Un tasso di base basso combinato con un esito probabilistico marginale può far naufragare le nostre migliori intenzioni.

Gli screening medici affetti da problemi analoghi sono numerosi, anche se con rapporti diversi tra i benefici e i danni potenziali. Questi ultimi, in particolare, comprendono l’adozione di scelte terapeutiche pesanti per problemi inesistenti (i casi di mastectomia indotta da uno screening per il cancro al seno in persone perfettamente sane sono una realtà).

Da “La metà nascosta – Le forze invisibili che governano ogni cosa”, di Michael Blastland, Bollati Boringhieri, 2021, pagine 326, euro 24

© 2021 Bollati Boringhieri editore

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Ci siamo: il nuovo numero di K, la rivista letteraria de Linkiesta curata da Nadia Terranova, è in stampa e sarà in distribuzione dal 15 maggio nelle migliori librerie indipendenti di tutta Italia (ecco l’elenco), oltre che direttamente qui sul sito de Linkiesta.

Il tema del secondo numero di K è la Memoria.

Gli autori che hanno partecipato a questo numero con un racconto originale scritto appositamente per K sono:
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