I QuantiEcco com’è la nuova rivista digitale e destrutturata di Einaudi

Una serie di pubblicazioni a cadenza trimestrale, cinque o sei testi autonomi e compiuti ma legati tra loro da un sottile tema comune. Un nuovo magazine/laboratorio che punta a parlare, in via sperimentale, della realtà che ci circonda

di Lucas Benjamin, da Unsplash

È una rivista, ma anche una collana. E anche una piccola biblioteca di e-book, ognuno breve e autonomo, compiuto ma inserito all’interno di un disegno più ampio. Sono i Quanti Einaudi, un progetto editoriale originale e nuovo e, per questo, non classificabile con facilità. Forse il modo migliore per parlare e rappresentare i tempi nuovi.

Prima di tutto perché è in digitale. Poi perché punta su testi brevi (ma non brevissimi) che si muovono in uno spazio personale e indefinito. Reportage, pamphlet, personal essay e altre sperimentazioni.

Tra gli autori Paolo Giordano, Hisham Matar, Antonella Lattanzi: sono italiani e stranieri e ognuno interpreta a suo modo il tema di fondo (per questo numero: la speranza) con interventi sperimentali e angolazioni insolite. L’idea è di costruire una sorta di rivista-laboratorio.

La scelta del nome non è casuale. Il quanto è la particella minima possibile in un’interazione, cioè il punto più elementare della realtà. E ogni testo mira a costituire un punto di partenza per una riflessione che può portare ovunque.

Per esempio la scrittrice americana Eula Biss nel suo “Terra di nessuno” parte dalla frontiera americana, da una eroina della sua infanzia come la protagonista de “Casa nella prateria” per passare per le gang di Chicago e il bisogno dei bianchi di provare paura. Nelle sue “Due meditazioni”, Hisham Matar intraprende un viaggio nell’arte, nell’attualità, nel ricordo di Edward Said. Antonella Lattanzi va a ripescare Stephen King e “Shining”, ritorna al 2020 del lockdown, anno della paura. Un tema fondamentale per Marco Filoni, che ne ripercorre la storia, gli impieghi, l’utilità e le possibili (e terribili evoluzioni). Paolo Giordano, il più lungo (almeno un centinaio di pagine) ritorna su “Le cose che non voglio dimenticare”.

Se lo spirito è innovativo, l’impegno è preciso: andare al punto, ma il punto cambia sempre. E allora la speranza cambia forma e declinazione, diventa ciò che rimane dopo la tragedia e la difficoltà, ma anche un esercizio quotidiano di resistenza al male e al pessimismo. Può essere anche ricerca, cambiamento, momento inaspettato fatato e fatale, o in maniera più scientifica, l’opposto della paura. Speranza è – per Ascanio Celestini – anche un modo per andare incontro al cambiamento.

Come già ricordato, i Quanti avranno un tema per ogni numero, che comprenderà cinque (o sei) contributi. Usciranno tre volte all’anno e non escludono che, ogni tanto, uscirà qualche pezzo singolo, una monade che vuole funzionare, spiegano, «da bonus track». A corredo di un progetto che punta a riordinare la confusione dell’universo (e quella, molto più complessa, dei tempi attuali) senza semplificarla.