Padre dell’EuropaL’incredibile proposta delle diocesi di Metz di rendere santo Robert Schuman

L’iter di canonizzazione ufficiale prosegue da anni nei palazzi della Santa Sede. Ma affinché l’ex lacissimo ministro degli Esteri possa essere proclamato beato (e solo in seguito santo) servirà un miracolo che sia lui attribuibile. «Per un cristiano, la via alla santità può passare anche attraverso l’attività politica», dice a Linkiesta padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea

LaPresse

Dopo aver incassato il Nobel per la Pace, l’Unione europea può adesso aspirare alla santità. O, perlomeno per il momento, può farlo attraverso uno dei suoi fondatori, l’ex ministro degli Esteri francese Robert Schuman, per il quale starebbe per aprirsi una nuova fase nel processo di canonizzazione. Vox populi, vox Dei: per i veri insider della bolla Ue di Bruxelles, il politico francese è già di fatto il patrono dell’Europa unita e “San Schuman” ricorre il 9 maggio, anniversario della dichiarazione del 1950 che è alla base di tutta la costruzione europea. 

L’iter di canonizzazione ufficiale – caldeggiato da una trentina d’anni dalla diocesi francese di Metz, che nel 2004 l’ha proclamato “servo di Dio” – sta invece proseguendo nei palazzi della Santa Sede, come spiegato da monsignor Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. 

Il passaggio successivo, dopo la riunione di un gruppo di teologi per l’esame della pratica, sarà il riconoscimento da parte di un decreto di papa Francesco delle “virtù eroiche” di Schuman, che diverrà così “Venerabile”. La decisione – che chiude la prima fase dell’iter – potrebbe arrivare già a giugno. Non sarebbe la prima volta che un politico del Novecento viene ammesso al culto: lo stesso è avvenuto, tre anni fa, con Giorgio La Pira, padre costituente e sindaco di Firenze. Il processo è invece ancora in corso per Alcide de Gasperi, altro politico democristiano (e transfrontaliero) all’origine del progetto europeo. 

Perché il processo continui e Schuman possa essere proclamato beato (e solo in seguito santo), però, servirà un miracolo che sia lui attribuibile: un punto su cui, agli inizi del Duemila, papa Wojtyla era stato molto fermo, nei suoi scambi con l’arcivescovo di Metz. 

E se miracolo dev’essere, di certo non ne basterà uno politico, anche se un successo ogni oltre aspettativa della Conferenza sul Futuro dell’Europa, che comincia proprio nel giorno di “San Schuman”, potrebbe essere un indizio non da poco.

Uomo di profonda fede, mite e austero, dipinto quasi come un “Gandhi cristiano”, Schuman cominciava la giornata con la messa del mattino e la chiudeva con la preghiera dei Vespri: non un dato frequente nella politica attiva della Francia secolare, che aveva ottenuto la separazione netta fra Stato e Chiesa. 

Ma l’ex ministro degli Esteri era anche un uomo di confine e un figlio dell’Europa segnata dalle due Guerre: nato in Lussemburgo da padre della Lorena francese, regione finita sotto dominio tedesco e nel cui Consiglio regionale sarà eletto per la prima volta, conosceva in prima persona le contraddizioni e le molteplici identità che travalicano le frontiere nazionali. 

Il dato biografico non può essere separato da quello politico: appena cinque anni dopo la capitolazione tedesca, è di Schuman l’intuizione di tendere la mano alla Germania e includerla nel progetto di una casa comune, dando così inizio – 11 mesi dopo la sua dichiarazione – alla Ceca, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio con Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo. Convinto che l’Europa «non si sarebbe fatta tutta in una volta, ma attraverso realizzazioni concrete», morì nel 1963, senza vedere la sua Francia, con il generale Charles de Gaulle, mettere in atto la politica della sedia vuota e raffreddare l’entusiasmo iniziale del processo d’integrazione. 

«Robert Schuman ha dedicato la sua vita al servizio del bene comune, cercando la pace e la riconciliazione con la Germania per creare una comunità di Stati europei. Fu il lavoro politico di un cristiano, anche se è sempre stato molto discreto sulla sua fede», dicono Oltretevere a proposito della possibile elevazione agli altari. La posizione riecheggia anche a Bruxelles, dove lo statista ha già dato il nome a uno degli snodi urbanistici al centro della geografia del quartiere europeo: il rond-point Schuman, che si colloca ecumenicamente tra il palazzo della Commissione europea e quello del Consiglio. 

«Per un cristiano, la via alla santità può passare anche attraverso l’attività politica», dice a Linkiesta padre Manuel Barrios Prieto, segretario generale della Comece, la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea che ha sede a Bruxelles. «Insieme agli altri padri fondatori dell’Ue, Schuman ha compiuto il primo passo – che generalmente è la cosa più difficile da fare – proponendo una via di pace, tendendo la mano al nemico in un continente che fino a poco tempo prima era stato un campo di battaglia, scosso da nazionalismi inconciliabili», aggiunge Barrios Prieto. «Attendiamo il responso sulla canonizzazione, ma speriamo possa essere positivo. Sarebbe un ulteriore segnale dell’importanza che la Chiesa cattolica riconosce all’Ue: un progetto di pace e solidarietà, come ha affermato più volte papa Francesco». 

La mossa di Oltretevere getta fumo negli occhi degli ambienti più radicali della destra francese – dove si sogna la Frexit e si accusa la Chiesa di “eurofanatismo” -, ma si dimostra in linea con i fondamenti del pontificato di Bergoglio. «Aprendo il percorso verso la santità di questo pio ministro della laicissima Repubblica francese, papa Francesco prova anche a riabilitare la politica e a fare dell’impegno disinteressato per la res publica un atto supremo di carità, invitando i cattolici a sporcarsi le mani», ha scritto il direttore dell’Istituto Jacques Delors, Sébastien Maillard, sul settimanale francese Le Point

Più che scalzare i patroni d’Europa, Schuman potrebbe aggiungersi ai sei già esistenti, tre uomini e tre donne provenienti da vari angoli del continente a testimoniare, secondo il disegno vaticano, il senso di un’Europa plurale e unita nella diversità: Benedetto da Norcia (il primo a esser proclamato tale, nel 1964), a cui nel tempo si sono associati anche Cirillo e Metodio), Caterina, Brigida e Teresa Benedetta della Croce (al secolo Edith Stein, ebrea di nascita convertita al cattolicesimo e morta ad Auschwitz).

La chiesa medievale di Saint Quentin a Scy-Chazelles in cui è sepolto, poco distante da Metz, è del resto già adornata per il culto a cavallo tra cerimoniale sacro e istituzionale: con le bandiere degli Stati membri disposte in fondo alla navata e quella dell’Ue sul lato, a incorniciare la lapide. Nell’attesa che diventi un luogo di pellegrinaggio per chi cerca nuove vocazioni alla causa europeista. 

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