Dolcemente debosciatiIl mondo senza adulti e la campagna vaccinale a premi

A Messina regalano birre, in America canne, biglietti della lotteria e armi da fuoco, mentre a Dubai abbonamenti in palestra e in India un pasto gratis. È una società infantilizzata che ha rinunciato alla comunicazione prescrittiva (lo fai perché devi) per la psicologia delle ricompense

di Markus Spiske, da Unsplash

Se una cosa ci hanno insegnato le campagne vaccinali in tutto il mondo, è che non ci saranno mai più bambini silenziosi nei ristoranti e sui treni e negli aeroporti. La trattativa montessoriana ha vinto, lo «stai zitto sennò le prendi» ha perso, l’indisciplina dei piccoli e il rammollimento dei grandi trionfano.

Ieri è toccato alle canne. La commissione per gli alcolici e la marijuana dello Stato di Washington (sì, ne hanno una: fa le veci di quella di vigilanza sulla Rai) ha stabilito che a chi si vaccina tocchi una canna a spese dello Stato. La campagna si chiama “Joints for Jabs”, cannette per punturine, e durerà fino al 12 luglio.

Non sono i primi (in Arizona era già in vigore analoga campagna, anche lì solo per chi ha più di ventun anni: è una campagna che viene incontro alla categoria più triste d’occidente, i fattoni adulti), e sospetto che non saranno gli ultimi, considerato che ormai ogni giorno c’è notizia d’un «se mangi le verdure ti do il dolce» in versione vaccinale.

L’altro giorno Massimo Gramellini ha sgridato il commissario all’emergenza Covid di Messina per aver avviato la distribuzione di birre quasi gratuite (cinquanta centesimi) nei centri in cui si sarebbero vaccinati i maggiori di sedici anni (che legalmente non potrebbero neanche assumere alcol, aggiungerei, se non mi venisse da ridere ripensando ai miei sedici anni trascorsi a vomitare tequila nei cessi dei locali).

Messina si è difesa citando il precedente di Tel Aviv, giacché tutto il mondo è Montessori e nessuno sembra ormai essere disposto a fare il genitore prescrittivo dicendo ti vaccini perché sì, perché l’ho deciso io, perché quando ti manterrai da solo farai quel che vuoi ma per ora ubbidisci (una disciplina, quest’ultima, in teoria particolarmente applicabile in Italia, la nazione in cui praticamente nessuno si mantiene da solo).

La birra la distribuivano già a Tel Aviv (ma mica era artigianale e siciliana, puntesclamativo), ma negli Stati Uniti c’è di tutto.

Le piattaforme di rimorchio che promettono maggior appetibilità (OkCupid giura che se hai il logo «vaccinato» ti cliccano il 14 per cento in più – chissà se nel conteggio è inclusa Helen Mirren) o l’accesso gratuito al «superlike» di Tinder (che, pur essendomi applicata molto, non ho capito cosa diavolo sia: sono un relitto del Novecento, quando si rimorchiava al bar, se non eri impegnata a vomitare i troppi alcolici).

La lotteria: il gratta-e-vaccina dello Stato di New York mette in palio 5 milioni di dollari; in California c’è Vax for the win, 116 milioni e mezzo divisi in vincite da cinquantamila dollari da distribuire entro il 15 giugno. In Massachussets, più modestamente, ti danno le empanadas gratis.

Ovviamente hanno pensato anche alla birra, prima dei siciliani: i produttori della Budweiser si erano, ad aprile, già impegnati a regalare diecimila birre ad americani che presentassero il certificato di vaccinazione; ora hanno annunciato che, se entro la festa dell’indipendenza (il 4 di luglio) il 70 per cento degli americani si sarà vaccinato con relativa immunità di gregge (ma non era inutile, per questa pandemia, l’immunità di gregge? Mai come nell’ultimo anno e mezzo è stato detto tutto e il contrario di tutto sullo stesso tema), regaleranno a ogni cittadino un buono da 5 dollari per una Bud. Cioè: a ogni cittadino che carichi sul loro sito una propria foto in birreria, garantendosi (loro) così abbastanza dati personali da poter fare i generosi con le pinte. (E comunque sembra che la spesa non sia da calcolarsi sui duecentoventi milioni di adulti americani: a quanto pare dei buoni omaggio viene in genere riscosso tra l’1 e il 5 per cento).

E non sono solo gli Stati Uniti.

A Dubai ti regalano due settimane di abbonamento alla palestra. In non so quale remoto (remoto per me, che son di provincia) luogo dell’India ti regalano l’anello al naso (pare sia un premio e non una punizione, sì). E sempre in India ci sono posti che ti danno da mangiare gratis se mostri il talloncino della vaccinazione.

Tuttavia gli Stati Uniti sono come sempre i migliori a sbagliare da professionisti: puoi vincere sì tagli di capelli dal barbiere e borse di studio all’università, se sei così ligio da vaccinarti, ma anche fucili: in West Virginia hanno ben pensato di mettere tra i premi per la vaccinazione anche le armi da fuoco. Se non ti ammazza la pandemia, bisogna pure che lo faccia qualcos’altro.

L’unica cosa certa pare sia l’impopolarità della posizione «ti vaccini perché sì, e non voglio sentire capricci». Siamo una società di bambini cui bisogna promettere che potranno guardare cinque ore di cartoni animati, altrimenti non fanno i compiti. Siamo una società in cui gli adulti non vogliono essere impopolari dando ordini, ma ci tengono a essere amici dei figli, e a intavolare trattative: tu fai il tuo dovere, e io ti premio.

Siamo così, dolcemente debosciati, e neanche ci viene da ridere quando lo raccontiamo. Giuro che Fortune ha intervistato un Nobel per l’economia e quello ha spiegato che la vittoria d’un milione alla lotteria è un incentivo più forte che un buono da cinque dollari per una birra. Senza Nobel non ci saremmo mai arrivati.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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