Essere Chiara FerragniLa seconda dose di vaccino, la foto nuda e le armi di distrazione di massa

Una immagine commentabile, l’altra no. Perché? L’influencer italiana sa come gestire le masse di carneadi che la seguono, tenendo a bada fin dove riesce la loro propensione al complotto

Instagram di Chiara Ferragni

Questo è un articolo sulle vaccinazioni, e per comprendere il dibattito su questo tema è importante sappiate che ieri Chiara Ferragni s’è instagrammata nuda.

Non si vedeva niente, giacché Instagram è madrelingua puritano, e guai a far vedere i caratteri sessuali: la Ferragni entrava nella doccia, era di spalle, e a coprire lo stacco fra le chiappe c’era il disegnino d’una pesca.

Nelle storie, quei tondini che stanno in cima alle pagine Instagram e nei quali ognuno posta le cose che non vuole siano visibili per più di ventiquattr’ore e non vuole siano commentabili, la Ferragni ha messo la solita foto di vaccino che abbiamo instagrammato più o meno tutti, con la didascalia (in inglese) «una foto sexy, e pienamente vaccinata: oggi voglio proprio far arrabbiare qualcuno».

Apparentemente, si riferiva alle due frange di detrattori che più ne hanno sancito l’egemonia di recente: quelli che a ogni scatto discinto le ricordano che una madre non si fa vedere mezza nuda; e quelli che a ogni scatto che abbia a che vedere con la vaccinazione le chiedono quale compagnia farmaceutica ne abbia comprato i favori.

Mi sembra però utile prendere in considerazione l’ipotesi che la Ferragni sia così sveglia da sapere che, in questo caso, la seconda frangia avrebbe presentato una piccola (ma significativa) variazione, e che sia stato prevedendo ciò ch’ella ha deciso di mettere il vaccino nelle storie (non commentabili se non con messaggi privati, che non mostrano alla folla il leonino coraggio del passante che sfida l’idolo), e le chiappe nei post, dove tutti i carneadi possono lasciare la loro cogente opinione.

La seconda dose di vaccino ferragnico, infatti, è arrivata 26 giorni dopo la prima. In Lombardia, dove i richiami vengono di solito inoculati a 35 giorni.

Secondo la risposta del medico che mi ha fatto l’anamnesi per la prima dose, e che mi ha guardato come una deficiente mentre gli chiedevo perché in Lombardia facessero la seconda dose cinque settimane dopo la prima e in Liguria dopo tre, ciò accade «perché noi abbiamo quindici volte la popolazione della Liguria» (secondo Google sono neanche sette volte, ma non ho osato contraddirlo perché ho il complesso d’aver sempre avuto brutti voti in geografia).

All’accettazione, mentre aspettavo la prima dose, tutte le volenterose signorine erano intente a cercare di spiegare a una giapponese che, se si faceva vaccinare quel giorno, poi il richiamo sarebbe stato dopo cinque settimane: «But from the first of July maybe we do 21». Call me, maybe.

Ora: pensiamo noi che la Chiara sia raccomandata? Che abbia promesso a Figliuolo follower in cambio d’un anticipo di richiamo? Che si sia impegnata a farsi fotografare in divisa militare per rendere l’uniforme Murgia-friendly se solo a Milano le avessero terminato la vaccinazione a tre settimane come in Toscana, e non a cinque, come in Emilia?

Gli esegeti ferragnici diranno che, se così fosse stato, ella avrebbe avuto la furbizia di non instagrammare il richiamo, ma il dogma dell’infallibilità ferragnesca è contestato dai più spregiudicati teologi, che ricordano il lancio della verdura al Carrefour di Citylife, ma anche la pubblicità del latte artificiale, molto malvista dalla mammitudine locale (il post era in inglese, ma le mamme italiane non possono tollerare che la più celebre di loro incassi per la pubblicità d’un prodotto che qui non si può pubblicizzare: la forza della Ferragni sta nel far loro credere che un domani anche loro – non particolarmente eleganti, non particolarmente talentuose, non particolarmente niente – potrebbero diventare una gioiosa macchina da sponsorizzazioni; ma loro un domani mica avranno un pubblico internazionale e potranno pubblicizzare quel che qui non si può, e quindi neanche lei deve).

Insomma, se la Ferragni avesse reso commentabile la propria seconda dose di vaccino, sarebbe scattato il complottismo di sinistra, persino più ridicolo di quello di destra. Se lo stile paranoide sovranista dice che il vaccino è un complotto delle multinazionali teso a sterilizzarci (volesse il cielo), lo stile paranoide inclusivo vede ovunque caste e raccomandazioni, e in ogni altrui richiamo un sopruso che lascia indietro noi, proprio noi. Perché la Ferragni ha la seconda dose e io no, puntesclamativo.

La risposta è probabilmente semplice: da venerdì si poteva cambiare la data del richiamo. Alcuni si sono svegliati per tempo e l’hanno anticipata d’una settimana o più. Io, che dormo in piedi, ho provato a chiamare solo ieri mattina, e la signorina mi ha detto che il sistema le permetteva d’anticiparmelo d’un solo giorno.

Io che dormo in piedi ma – soprattutto – che non ho uno staff. Chiara Ferragni è multimilionaria e probabilmente nel suo staff c’è qualcuno che è rimasto attaccato al sito del ministero della Salute per settimane, finché non è riuscito ad anticiparle la prenotazione.

Fossi una complottista di sinistra, m’indignerei comunque: anche questo è privilegio bianco, privilegio biondo, privilegio di classe.

Lei intanto, tutta vaccinata, usava l’arma di distrazione di massa del culo, e si faceva inoculare il richiamo mentre tutti i nomignoli&numeretti erano impegnati a commentare che era inutile s’instagrammasse nuda, tanto Khaby Lame ha comunque più follower di lei. Chiara instagrammava il cerotto sul braccio, e poi, turbata dalla miseria dei suoi 24 milioni di follower, correva a piangere nuotando nei dobloni. Nuda.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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