Telenovela estivaConte e Grillo continuano a bisticciare per la leadership del M5S, senza mai parlare di contenuti

Ormai si fa fatica a rintracciare il merito della divergenza tra i due, anche perché è solo una questione di potere. L’ex premier non vuole fare da prestanome, il comico non cede di una virgola. A questo punto decidano e ci facciano sapere

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Stiamo messi così: appena terminata la diretta su La7 della conferenza stampa di Giuseppe Conte (più noiosa di quelle già noiose di quando era premier), i colleghi hanno discusso se si fosse trattato di un “penultimatum” o di un “ultimatum”.

Davanti alla estenuante partita a scacchi fra Conte e Beppe Grillo su chi deve contare di più nel nuovo (?) Movimento 5 stelle si è ormai perso un minimo di interesse per una lotta esclusivamente di potere che non ha nulla a che fare con il Paese, i cittadini, il governo – in una parola: la realtà – e ci si concentra solo su chi sia più “abile” nel mettere all’angolo il rivale. Ormai si fa fatica a rintracciare il merito della questione. È solo ed esclusivamente potere.

Ieri l’azzimato ex presidente del Consiglio non è tornato indietro ma anzi ha sostanzialmente rimandato la palla al comico genovese invocando una votazione degli iscritti sulla sua proposta di statuto che gli dia «una maggioranza non risicata».

Vuole stravincere sul punto di fondo: essere il leader unico, vero, non «un prestanome», «non dimezzato» da una «diarchia» che ne limiterebbe la capacità di leadership. «E il garante Grillo che fa?» ha chiesto nell’unica domanda che andava fatta Annalisa Cuzzocrea di Repubblica. Risposta contiana: «Il custode principale dei valori» mediante «una vigile presenza». Una specie di presidente onorario, via. Un orpello, o poco più. Accetterà Grillo? Chi lo sa. E soprattutto, nessuno può prevedere se la telenovela terminerà presto o si accompagnerà alla lunga estate calda che sta tormentando l’Italia.

L’avvocato ha annegato la sua fermezza sul punto della leadership indivisibile in un oceano di banalità da cui è stato impossibile ricavare la direzione di marcia del Movimento, qualora dovesse assumerne la guida.

“Campo largo” alternativo alla destra eppure non dichiaratamente di sinistra: le solite fumisterie che tanto piacciono ai dirigenti del Partito democratico bisognosi di un’alleato a due cifre visto che da solo non ce la fa nemmeno lontanamente. Un alleato così è perfetto per Enrico Letta, Goffredo Bettini, Pier Luigi Bersani: porta voti e non dà fastidio. Cosa c’entri il contismo col “vecchio” Movimento 5 stelle non è dato capire, perché è vero che il mondo contiano «è come il beige, si porta con tutto» (definizione di Concita De Gregorio) ma per le stesse ragioni rischia di non andare con niente.

Da giorni tutti i giornalisti politici, noi compresi, scommettiamo sulla rottura, la mediazione, i pontieri al lavoro, le telefonate di chiarimento, l’incontro che è saltato, le veline degli amici di Beppe e quelle di Giuseppe. Con Rocco Casalino impegnato a seminare zizzania e a spingere Conte alla rottura, seminando messaggi di due parole («Game over») ai parlamentari, anche se egli ci ha fatto sapere cortesemente che era una notizia falsa.

Ed è comunque uno spettacolo stucchevole buono per addetti ai lavori. Da che mondo è mondo gli scontri di potere sono un bel pezzo della carne viva dei partiti ma raramente si era visto uno scontro personale, tra due persone, totalmente svincolato dal merito dei problemi e meno che mai da differenti opzioni politiche. A questo punto decidano e ci facciano sapere.