Critiche legittimeLa richiesta impossibile di abolire Frontex e il bisogno di riformarlo

Un centinaio di associazioni europee vuole la chiusura della Guardia di Frontiera per la sua gestione opaca e alcuni atteggiamenti ostili verso i migranti. I dubbi sono condivisi anche da alcuni deputati del Parlamento europeo che però può al massimo controllarne le attività e spingere per riformare gli aspetti più controversi

LaPresse

Da una parte ci sono le associazioni che si occupano di migrazioni, che chiedono di abolirla. Dall’altra le istituzioni europee, che ne aumentano il budget e i poteri, promettendo di controllarne meglio l’operato. È Frontex, la controversa guardia di frontiera e costiera europea: non solo la singola agenzia più sovvenzionata dell’Unione, ma anche, per distacco, quella più criticata dai suoi cittadini. 

Il malcontento è tale che un centinaio di associazioni si sono riunite in una campagna apposita, #AbolishFrontex. Ne fanno parte le Ong che effettuano salvataggi nel Mar Mediterraneo, i collettivi che supportano i migranti e decine di associazioni di varie dimensioni e Paesi: Italia, Francia, Spagna e Germania, ma anche Egitto e Marocco. Il 9 giugno è andata in scena la prima azione dimostrativa: cartelli e striscioni con lo slogan della campagna sono spuntati in diverse città europee, da Vienna a Bruxelles. Lo stesso giorno una lettera è stata spedita alle istituzioni dell’UE, agli Stati Membri e alla stessa Frontex.

L’accusa è chiara: le frontiere europee sono in mano a un organismo caratterizzato da gestione opaca e atteggiamenti ostili verso i migranti. La richiesta anche: non riformare o migliorare l’agenzia, ma abolirla completamente, modificando di conseguenza anche una gestione dei confini europei definita «militare».

I capi d’imputazione sono molti: tra i più gravi c’è sicuramente quello di sacrificare le vite dei migranti, pur di impedire loro di raggiungere l’Europa. Nel Mar Mediterraneo, questo orientamento si traduce nella cosiddetta «strategia aerea» di Frontex, denunciata a più riprese dalle organizzazioni che si occupano di soccorso marittimo. «Frontex non è interessata a salvare le persone, ma solo a tenerle lontane dall’Europa», spiega a Linkiesta Felix Weiß di SeaWatch, impegnato nelle missioni aeree della Ong. Secondo quanto ricostruito dal loro monitoraggio, i mezzi navali di Frontex restano vicini alle coste europee, mentre quelli aerei si spingono in perlustrazione verso le acque africane. 

In base alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, qualunque imbarcazione ha il dovere di soccorrere eventuali naufraghi nelle sue vicinanze e poi permettere loro di approdare nel porto sicuro più vicino al luogo del soccorso. Dato che la Libia non è considerata tale dall’Ue, se una barca di migranti viene assistita da una nave di Frontex, i suoi occupanti verrebbero portati quasi sempre in un Paese dell’Unione. Stessa destinazione quando a farsi carico di un salvataggio è una nave privata, che sia un mercantile o il mezzo di una Ong.

Diverso l’esito, invece, se Frontex si limita ad avvistare imbarcazioni e a segnalarle alla Guardia costiera libica, che può sempre intervenire all’interno della sua area di Ricerca e soccorso in mare (Search and Rescue – Sar) e ricondurre i migranti sulle proprie coste. «Da quasi quattro anni i velivoli di Frontex si rifiutano di collaborare con noi – dice Weiß – con la conseguenza di ritardare i soccorsi». 

La ricerca e il soccorso sono prioritarie per chiunque operi in mare e teoricamente rientrano nel mandato di Frontex. L’agenzia, però, sceglie sistematicamente di collaborare con le autorità libiche, che in alcuni casi non sono in grado di intervenire tempestivamente, come ha ammesso la stessa Frontex nella ricostruzione del naufragio del 21 aprile, costato la vita a 130 persone.

Un rapporto dettagliato di SeaWatch visionato da Linkiesta segnala vari episodi in cui gli aerei di Frontex hanno ignorato navi commerciali e di Ong vicine ad imbarcazioni di migranti e condotto sul luogo i mezzi libici, in alcuni casi sconfinando anche nella Sar maltese. 

Questo atteggiamento è confermato a Linkiesta anche da un’altra nota organizzazione non governativa che opera nel Mediterraneo, la spagnola Open Arms. «Frontex non coordina soccorsi e non contribuisce in alcun modo al salvataggio di vite umane. Per la prima volta negli ultimi mesi, un aereo di Frontex ci ha segnalato un’imbarcazione in difficoltà nel novembre 2020, ma solo dopo ore che la osservava dall’alto. Era un gommone che si è aperto in due non appena giunti sul posto: in quell’occasione siamo riusciti a salvare tutti, tranne cinque adulti e un bimbo di sei mesi».

Nel Mar Mediterraneo in generale, e sulla rotta migratoria del Mediterraneo Centrale, in particolare, il numero dei decessi continua a essere molto elevato: 813 e 677 morti nel 2021, con entrambi i dati in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

Per questo i sostenitori della campagna vorrebbero un sistema strutturato di ricerca e soccorso europeo, che impieghi assetti navali e aerei per salvare le persone in pericolo, al posto di un’agenzia che badi sostanzialmente solo al controllo delle frontiere: una sorta di versione comunitaria di Mare nostrum, operazione di Marina militare e Aeronautica militare italiane attiva dall’ottobre 2013 all’ottobre 2014. «Chiediamo da anni che l’Europa si assuma la responsabilità dell’emergenza in mare e torni a considerare prioritario il rispetto della vita e dei diritti umani», l’appello dell’Ong spagnola.

«I confini dell’Europa vanno sorvegliati»

Dai vertici dell’Unione europea, tuttavia, non traspare al momento alcuna intenzione di intraprendere un percorso simile. Anzi, la direzione sembra quella di potenziare Frontex, allargarne i poteri e incrementarne il budget. L’agenzia è stata autorizzata a reclutare 10mila agenti entro il 2027, che saranno equipaggiati di pistole: di fatto si tratta del primo corpo armato dell’Ue. 

Nel prossimo bilancio comunitario, Frontex riceverà 6,1 miliardi per sette anni: sono circa 871 milioni all’anno, quasi il doppio dei 460 ricevuti nel 2020. Questo incremento è stato approvato, insieme al pacchetto completo del Quadro pluriennale finanziario, da Consiglio e Parlamento europeo. 

L’emiciclo comunitario, tuttavia, ha promosso una sottocommissione parlamentare d’inchiesta che controlli l’attività dell’agenzia, soprattutto in relazioni a possibili violazioni dei diritti umani. Il Frontex Scrutiny Working Group prende la mosse da una serie di inchieste giornalistiche che hanno denunciato respingimenti illegali di migranti nel Mar Egeo. Da fonti di stampa arrivano anche i Frontex Files, una serie di documenti che rivelano incontri fra ufficiali di Frontex e lobbisti dell’industria militare mai resi noti dall’agenzia. 

Le conclusioni sono attese entro la pausa estiva del Parlamento, ma è difficile condurre un’indagine imparziale su un tema così divisivo dal punto di vista politico. La sottocommissione è formata da 14 eurodeputati, due per ogni gruppo politico. Tra loro ci sono i membri di Partito popolare europeo, Conservatori e Riformisti europei e Identità e Democrazia, gruppi particolarmente ostili all’immigrazione irregolare via mare. Da molti dei loro interventi nei dibattiti del Fswg, si evince una tendenza ad ammorbidire le accuse contro Frontex, quando non a difendere a spada tratta il suo operato. Roberta Metsola, eurodeputata maltese dei Popolari e presidente della sottocommissione, ha preferito non rispondere alle domande de Linkiesta, così come l’europarlamentare spagnolo di Vox Jorge Buxadé Villalba.

«Purtroppo il Frontex Scrutiny Working Group è ostaggio di Ppe ed estrema destra», dice a Linkiesta Sira Rego, eurodeputata della Sinistra europea che pochi giorni fa si è recata nella sede della Guardia di Frontiera a Catania per un’ispezione. «Queste forze politiche puntano a ripulire l’immagine pubblica di Frontex». La parte sinistra dell’emiciclo, dai Socialisti & Democratici ai Verdi/Ale, è invece molto più critica. Ma anche in questo caso le posizioni sembrano decisamente più sfumate rispetto alla richiesta di smantellare in toto l’agenzia.

«Non sono contrario di per sè a un aumento del budget o del personale di Frontex. Ma deve svolgere il suo compito di tutela dei confini e vigilanza contro il traffico di droga e di armi: non accanirsi contro le persone che cercano di arrivare in Europa», afferma a Linkiesta Pietro Bartolo del Partito Democratico, ora europarlamentare ma in passato medico sull’isola di Lampedusa.

«Il rafforzamento del mandato doveva essere accompagnato da un miglioramento delle procedure operative per assicurare il pieno rispetto dei diritti umani», spiega il deputato siciliano, per anni in prima fila nell’assistenza ai migranti arrivati via mare. Tra gli obblighi del nuovo regolamento di Frontex c’è infatti l’assunzione di 40 persone per monitorare il rispetto dei diritti umani da parte degli agenti: il bando è stato aperto, ma al momento nessuno è stato contrattato. 

Alcune riforme nel funzionamento dell’agenzia, secondo Bartolo, sono necessarie: prova ne è anche la relazione speciale pubblicata dalla Corte dei conti dell’Unione europea, per cui Fontex non è stata efficace nel «contrastare l’immigrazione illegale e la criminalità transfrontaliera». Resta inteso però che «i confini dell’Europa vanno sorvegliati», sostiene l’eurodeputato, che insiste sul necessario rispetto delle regole d’ingaggio da parte degli agenti. 

Non abbastanza per i sostenitori dell’abolizione di Frontex, che annunciano una nuova serie di dimostrazioni per il 20 giugno, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato: la loro battaglia è appena cominciata.