CybersferaLa nuova guerra tra Russia e Stati Uniti si combatte sul fronte dell’informazione

Nonostante il vertice di Ginevra tra Putin e Biden abbia aiutato a stabilizzare le relazioni, le due superpotenze mondiali stanno giocando una partita fondamentale che riguarda le fake-news e la sicurezza informatica. La macchina di disinformazione attuata dai servizi russi in merito ai vaccini americani e alle ultime elezioni presidenziali per il momento sta già facendo parecchi danni

AP Photo/Patrick Semansky

Una nuova guerra è nata tra Stati Uniti e Russia. Senza missili e bombe, ma attraverso la rete, i siti di informazione e i nuovi canali di comunicazione. È questo il quadro delineato da un articolo del Financial Times, che per iniziare prende come esempio il Global Research, un sito web canadese indipendente che promuove un punto di vista critico verso la politica estera degli Stati Uniti e in questo ultimo anno ha espresso aspre critiche riguardo ai vaccini anti-Covid-19 fabbricati in Occidente.

Secondo il dipartimento di stato americano, però, Global Research è tutt’altro che indipendente. In un rapporto pubblicato l’anno scorso, viene infatti insinuato che l’organizzazione è «profondamente invischiata nel più ampio ecosistema di disinformazione e propaganda della Russia».

Global Research sarebbe infatti partner di un altro sito Web, Strategic Culture Foundation, diretto dal Foreign Intelligence Service (SVR) della Russia, afferma il rapporto. Tutto ciò, si legge ancora nell’articolo, farebbe inoltre parte di un progetto più strutturato dell’apparato di intelligence russo per inasprire l’opinione sui vaccini anti-Covid-19 non prodotti dal governo di Putin e insinuare il seme del dubbio tra i cittadini americani.

Per gli Stati Uniti, le operazioni di disinformazione infatti seguono una serie di attacchi informatici e incidenti di hacking che sembrano tutti avere un certo livello di coinvolgimento russo. «Funzionari ed esperti statunitensi credono che si tratti di una politica accelerata per seminare malcontento e sfiducia tra il popolo americano, volta a minare le istituzioni e la fede nella democrazia», si legge sul quotidiano britannico.

Ma non solo. La nuova forma di conflitto cyber implica anche nuove forme di spionaggio: «Esplorano costantemente, cercano, frugano, pungolano, cercando modi per mettere in dubbio, per dividerci lungo linee razziali, lungo linee politiche, lungo qualsiasi divisione sociale già in essere», afferma Matthew Masterson, ex consulente senior per la sicurezza informatica presso il Department of Homeland Security. «Questa è la guerra ibrida nel XXI secolo».

Quali sono i principali obietti di questa campagna di mistificazione e disinformazione? La nuova amministrazione Biden e i vaccini anti-Covid-19. Ma non solo. «Chiaramente c’è una campagna più diretta contro l’amministrazione Biden che contro Trump», afferma Bret Schafer, esperto di propaganda presso l’Alliance for Securing Democracy. Schafer ha sviluppato un tracker che raccoglie dati da 350 account Twitter, 27 siti Web e due canali YouTube affiliati al governo russo o ai media finanziati da esso.

«Non sono riuscito a individuare una sola storia positiva negli ultimi sei mesi», dice ancora Schafer. E sembra che neanche i segnali di apertura proposti da Biden durante il vertice di Ginevra, per aiutare a stabilizzare le relazioni, siano serviti a qualcosa sul piano della cybersecurity.

I colloqui tra i due presidenti sono stati «molto costruttivi», almeno secondo Vladimir Putin, e tra i temi in agenda è comparso anche quello della cybersecurity e del futuro trattato New Start. Com’era prevedibile, Putin ha negato le interferenze russe sui processi elettorali americani, e ha respinto le accuse di aver ordinato i recenti attacchi cyber contro le istituzioni americane.

Un punto di partenza comunque importante che, tuttavia, lascia poco margine di azione sulle attività informatiche. «I russi hanno effettivamente già dichiarato guerra molto tempo fa nella sfera dell’informazione», afferma Fiona Hill, ex direttore senior della Russia nel Consiglio di sicurezza nazionale durante l’amministrazione Trump. «Hanno cercato di dimostrare di essere una delle principali forze informatiche: vogliono creare uno scenario di guerra in modo da potersi sedere e concordare una sorta di tregua con noi».

Il messaggio è chiaro: conquistare una posizione predominante nel campo dell’informatica per poter controllate e dirottare a proprio piacimento tutto il mondo dell’informazione virtuale. Come? Con hacker, troll, siti ad hoc, campagne social e molto altro. Per esempio, gli investigatori statunitensi hanno individuato dei tentativi coordinati da parte di una “fattoria di troll” russa, l’Internet Research Agency, per influenzare i sondaggi delle ultime elezioni americane.

Gli Stati Uniti, a termine di questa indagine, hanno incriminato 13 dipendenti dell’IRA per il loro coinvolgimento nella campagna e da allora, secondo Facebook, la Russia è rimasta una delle nazioni più attive nella conduzione di operazioni di influenza clandestina.

Un esempio è stato il numero di notizie nelle ultime settimane che segnalavano preoccupazioni per la salute di Biden. Questa fake news nasce da un fatto relativamente attinente, in quanto a maggio una lettera firmata da 124 generali statunitensi in pensione ha messo in dubbio l’esito delle elezioni presidenziali del 2020 e «la condizione mentale e fisica di Biden». La notizia è stata ampiamente trattata anche dai principali media statunitensi e ripesa, secondo gli esperti, da i both russi, che hanno cucito intorno una storia e fatta circolare in maniera massiccia su tutti i canali di comunicazioni web.

Un modus operandi che fa parte dei nuovi sforzi della Russia: ovvero prendere una notizia ufficiale da fonti accreditate, amplificarne i contenuti e distribuirla su larga scala. «Quando si tratta di narrazioni statunitensi, si basano quasi sempre su qualcosa che esiste», afferma Schafer. La Russia ora preferisce quindi creare un contesto “fuorviante” piuttosto che inventare fatti: Schafer spiega infatti al Ft che quella che circola adesso è “malinformazione” e non più disinformazione.

L’obiettivo, affermano gli esperti, è sfruttare la divisione interna degli Stati Uniti, come quella sui rapporti razziali e le accuse di brogli elettorali, o alimentare guerre culturali sia a destra che a sinistra.

Tuttavia, gli sforzi informatici della Russia vanno ben oltre le campagne di influenza. I funzionari americani affermano che gli attacchi informatici stanno prendendo di mira il governo degli Stati Uniti su larga scala, mettendo a rischio le infrastrutture più sensibili. Ad aprile, l’amministrazione Biden ha accusato Mosca di un attacco hacker durato mesi che ha colpito nove agenzie federali e più di 100 aziende private.

Gli agenti, ritenuti dal governo degli Stati Uniti parte dell’SVR russo, hanno violato il software della società statunitense SolarWinds per violare i sistemi di posta elettronica del governo e dell’azienda. La violazione è stata rilevata per la prima volta a dicembre, ma sembra che Mosca abbia continuato imperterrita la sua campagna.

A maggio è stata la volta di Microsoft, che ha affermato di avere le prove di un dirottamento del sistema di posta elettronica. E sempre a maggio 2021, gli attacchi ransomware attribuiti ai criminali informatici russi hanno anche costretto la chiusura temporanea di un oleodotto commerciale e di un’azienda di confezionamento della carne. Gli Stati Uniti non hanno mai incolpato direttamente il Cremlino.

Al contrario, come spiega Andrei Soldatov al quotidiano britannico, un esperto di sicurezza al Center for European Policy Analysis, «gli attacchi ransomware da parte di criminali russi sono estremamente convenienti per il Cremlino poiché gli investigatori statunitensi sono costretti a chiedere assistenza a Mosca per rintracciarli».

Un cooperazione che, tolto il peso etico e politico, mette Biden in una posizione inferiore a Putin, che potrebbe perfino prevenire tali attacchi (se lo volesse). «Sta diventando più sfacciato e stanno perseguendo obiettivi più grandi», spiega ancora l’articolo.

C’è un modo per fermarli? «È come colpire una talpa», afferma James Lewis, esperto di sicurezza informatica del Center for Strategic and International Studies. «Penso che sia per questo che i russi si divertano così tanto; è costituzionalmente difficile per noi agire», aggiunge. La Russia ha cercato per anni di stabilire una qualche forma di trattato di pace globale per il cyberspazio, ma gli Stati Uniti sono sempre stati cauti nell’intraprendere certi tipi di colloqui.

Adesso, a margine anche del vertice di Ginevra, l’amministrazione Biden sta attivamente cercando trovare delle risposte questi attacchi, sollecitando anche il sostegno della Nato. Funzionerà?

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