Forse non è finitaLa Corea del Sud richiude, gli scienziati inglesi contro la riapertura

Il numero dei casi è sempre più alto e la variante Delta è pericolosa per i giovani e tutte le persone non vaccinate, anche se non crea crisi di ospedalizzazione. Seul corre ai ripari, un appello a Boris Johnson di The Lancet: pericolo o eccessiva prudenza?

Foto Claudio Furlan - LaPresse

Non è ancora arrivato il tempo di riaprire. Nononostante l’avanzamento della campagna vaccinale e i buoni risultati ottenuti nell’immunizzazione della popolazione, forse serve ancora cautela.

È quello che sostengono i 122 medici e scienziati firmatari di una lettera, pubblicata su Lancet il 7 luglio e indirizzata al premier inglese Boris Johnson. Aprire adesso, sostengono, sarebbe «pericoloso e prematuro».

L’appello arriva in risposta alla decisione del governo inglese di allentare le restrizioni contro la pandemia a partire dal 19 luglio. Per Johnson è inevitabile «imparare a convivere con il coronavirus» e sapere, fin da subito «che ci saranno altre morti da Covid».

Le previsioni parlano di un aumento esponenziale dei casi – almeno 50mila al giorno, ma forse molti di più – verso la fine del mese, ma i dati delle ricerche più recenti inducono ottimismo. Secondo l’ultimo report pubblicato dall’agenzia britannica Public Health England dopo la prima dose (sia Astrazeneca che Pfizer) le ospedalizzazioni del 78% nel caso della variante Alpha e addirittura dell’80% per la Delta. Dopo la seconda, si è immunizzati al 93% contro la variante Alpha e del 96% rispetto alla Delta.

Sono dati che, a prima vista, contraddicono quanto sostenuto negli ultimi giorni dal ministro della Salute di Israele, secondo cui Pfizer risulterebbe efficace solo «al 64%». Questa diversità di cifre, sostengono gli esperti, non è strana. È molto difficile che un singolo studio riesca a stabilire l’efficacia di un vaccino.

In questa incertezza, sostengono i firmatari della lettera di Lancet, lasciare spazio al virus è la scelta più rischiosa. «Un esperimento pericoloso e immorale», dal momento che la popolazione vaccinata non è ancora sufficiente (ne serve molta di più) per impedire una crescita esponenziale del virus. In questa situazione, continuano gli scienziati, «il virus andrebbe a colpire soprattutto giovani e bambini», che svilupperanno una immunità naturale ma restando a rischio di «infezioni, morbidità di lungo periodo e disabilità». Si rischia di creare «una generazione con disabilità e problemi di salute cronici», con ricadute sociali ed economiche negli anni a venire.

Non solo: si andrebbe a mettere in pericolo di vita tutta la popolazione più anziana che, per ragioni di salute non ha potuto fare il vaccino, mentre si continuerebbe ad appesantire il servizio sanitario nazionale, già provato da due anni di fatiche e dolori e soprattutto – cosa più rischiosa di tutte – si creano le condizioni ideali per la nascita e la diffusione di varianti nuove in grado di resistere ai vaccini (come la variante Epsilon).

Di fronte a questi stessi rischi c’è chi sceglie la prudenza. In seguito al numero record di nuovi casi nel Paese record (1.275 il 7 luglio, mentre a inizio settimana erano solo 740). Il primo ministro sudcoreano Kim Boo-kyum ha dichiarato che le restrizioni ora in vigore nell’area della Grande Seul resteranno almeno un’altra settimana ma alcuni leak fanno capire che potranno essere inasprite già a partire da domenica.

L’ipotesi è di passare al “livello 4”, che comporterebbe la chiusura totale dei bar e delle discoteche e quella anticipata alle 10 per i ristoranti, cinema, palestre e centri commerciali. In più una stretta sugli assembramenti (massimo quattro persone e dopo le 18 solo due) e funerali e matrimoni limitati ai familiari più stretti. Non è ancora chiaro quante e quali di queste misure saranno attuate. Il quadro, insomma, è grigio. E la pandemia, con la nascita delle nuove varianti, non è ancora dietro le spalle.