Il nucleo del problemaLa centrale nucleare bielorussa che preoccupa i Paesi baltici

Secondo la Lituania il sito di Ostrovets non rispetta gli standard di sicurezza comunitari e insieme ad Estonia e Lettonia ha deciso di interrompere l’importazione di energia dalla Bielorussia. L’impianto è stato finanziato da Mosca, i suoi reattori sono tra i più sicuri al mondo ma non tutti sembrano pensarla allo stesso modo

LaPresse

La centrale nucleare bielorussa di Ostrovets, situata a 50 chilometri dalla capitale lituana Vilnius, preoccupa gli Stati Baltici e l’Unione Europea. L’impianto, costruito dalla società statale russa Rosatom e finanziato da Mosca, ha iniziato a produrre energia alla fine del 2020 ed ha lanciato le proprie operazioni commerciali nel 2021. La mossa non è piaciuta alla Lituania che, riferendo di numerosi incidenti avvenuti in loco, ha dichiarato che il sito non rispetta gli standard di sicurezza comunitari e insieme a Estonia e Lettonia ha deciso di interrompere l’importazione di energia dalla Bielorussia.

Le relazioni tra la Lituania e la Bielorussia sono ai minimi termini sin da quando sono iniziate le proteste delle opposizioni in seguito alla rielezione del Presidente Aleksandr Lukashenko per un sesto mandato. Il dirottamento del volo Ryanair nel maggio del 2021 e l’arresto del dissidente Roman Protasevich e della sua fidanzata (che si trovavano a bordo) da parte delle autorità bielorusse ha provocato un ulteriore deterioramento dei rapporti diplomatici. In risposta a quanto accaduto il governo lituano ha vietato ai voli in arrivo o in partenza nei propri aeroporti di attraversare lo spazio aereo della Bielorussia ed ha chiesto ai propri cittadini di evitare di recarsi in questa nazione.a

Le nazioni europee hanno posizioni difformi in merito all’energia nucleare e al suo futuro. La Germania ha deciso di chiudere tutti gli impianti entro il 2022 e anche la Spagna ha programmato di spingere gli interruttori entro il 2035. Il Belgio dovrebbe fare lo stesso nel 2025 se verranno rispettate determinate condizioni mentre Finlandia e Francia continuano a considerare il nucleare come una parte essenziale della propria strategia energetica. La medesima posizione è condivisa dal Regno Unito. A livello continentale, in ogni caso, l’accresciuta importanza assunta dalle energie rinnovabili come quella solare ed eolica hanno portato a un decremento del contributo energetico percentuale offerto dal nucleare.

Ostrovets 1 è la prima centrale nucleare della Bielorussia e rappresenta un nuovo capitolo per la storia energetica del Paese. L’impianto è dotato di una serie di sistemi di sicurezza, attivi e passivi, che tengono conto delle raccomandazioni espresse dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica in seguito all’incidente di Fukushima. Il sistema di rimozione del calore passivo del generatore di vapore, che si attiva automaticamente se necessario ed è in grado di operare anche in assenza di alimentazione elettrica, è un valido esempio in tal senso. Secondo alcuni i suoi reattori sono tra i più sicuri al mondo ma non tutti sembrano pensarla allo stesso modo.

Irina Sukhiy, a capo della ONG Ecohouse, ha ricordato come sia non sia stata preparata una risposta d’emergenza in presenza di un grave tracollo. Il noto fisico nucleare russo Andrei Ozharovsky, a cui è stato negato l’ingresso in Bielorussia per essersi espresso contro l’impianto di Ostrovets, aveva preparato una serie di domande dettagliate per le riunioni pubbliche svoltesi a Minsk al fine di informare la cittadinanza. Le domande, però, non hanno ricevuto alcuna risposta e non è ancora stato chiarito come verranno smaltite le scorie nucleari. Sorprende, infine, una bizzarra vicenda avvenuta nel 2020. L’impianto non aveva ottenuto il via libera da un dipartimento statale e così Lukashenko ha abolito la necessità di ottenere la licenza e ne ha velocizzato l’apertura.

La Russia ha supportato la Bielorussia per decenni ed il settore energetico è quello in cui questo legame è più evidente. I bielorussi ricevono gas russo a prezzo scontato e petrolio privo di dazi aggiuntivi. Secondo l’Institute for Energy and Finance Foundation, basato a Mosca, la Russia ha fornito alla Bielorussia, tra il 2011 e il 2020, petrolio e gas per un valore di 35 e 19 miliardi di dollari. Mosca ha garantito a Minsk un accesso preferenziale al proprio mercato interno, superiore persino a quello di cui godono gli altri membri dell’Unione Economica Euroasiatica (EAEU). Gli osservatori ritengono che questo trattamento preferenziale abbia consentito la sopravvivenza di interi settori di attività economiche in Bielorussia.

La Russia, che condivide 1312 chilometri di confine con Minsk, ha promesso che sosterrà la Bielorussia nel caso in cui i disordini dovessero minacciare il loro Stato dell’Unione ed ha programmato una massiccia esercitazione militare con l’esercito bielorusso, che schiererà per l’occasione quasi tredicimila soldati, per il mese di settembre.