Percorso a ostacoliIl complicato accesso alla cittadinanza per i serbi di Croazia

Dopo la modifica della legge sull’acquisizione dello status di cittadino, entrata in vigore nel gennaio 2020, si è finalmente sbloccata la situazione per i cittadini di origine serba che dopo la dissoluzione della Jugoslavia non riuscirono ad ottenere il passaporto croato. Restano però ancora alcune discriminazioni

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Originariamente pubblicato su Osservatorio Balcani e Caucaso

Secondo modifiche alla legge sulla cittadinanza entrate in vigore nel gennaio dello scorso anno, l’acquisizione della cittadinanza croata per discendenza viene estesa a chi è nato tra il 1977 e il 1991 da genitori serbi provenienti dalla Croazia e che al momento della nascita del bambino vivevano in Serbia. Circa 5000 di questi bambini per un errore amministrativo furono iscritti al registro dei cittadini della Repubblica socialista di Serbia, anziché a quello della Repubblica socialista di Croazia, motivo per cui dopo la proclamazione dell’indipendenza della Croazia non riuscirono ad ottenere il passaporto croato né qualsiasi altro documento che avrebbe consentito loro di godere di alcuni benefici derivanti dalla cittadinanza croata riguardanti l’istruzione, il lavoro, l’assistenza sanitaria, ma anche il diritto di voto.

È il caso di Rade Lalić, nato nel 1982 da genitori di nazionalità serba che al momento della sua nascita possedevano la cittadinanza della Repubblica socialista di Croazia, ma vivevano in Serbia, e Rade fu iscritto al registro dei cittadini della Repubblica socialista di Serbia.

Rade presentò la domanda di concessione della cittadinanza croata per la prima volta nel 2007, vedendosi però respingere la richiesta. Poi decise di fare ricorso al Tribunale amministrativo di Zagabria, ma anche il ricorso fu respinto. «Provai a richiedere la cittadinanza sia presso l’ambasciata croata in Serbia sia in Croazia, ma inutilmente», spiega Rade.

L’anno scorso Rade Lalić è finalmente riuscito ad ottenere la cittadinanza croata. «Ora che tutto è finito, mi sento finalmente libero», afferma Rade.

Le modifiche apportate alla legge sulla cittadinanza croata prevedono la possibilità per chi è nato fuori dalla Croazia da genitori croati di richiedere la cittadinanza per discendenza entro due anni dall’entrata in vigore della nuova legge, quindi entro il 31 dicembre 2021.

Gli esperti interpellati da BIRN affermano però che l’iter burocratico per richiedere la cittadinanza croata per discendenza rischia di essere complicato e che i tempi di attesa sono troppo lunghi, per cui propongono di prorogare la scadenza prevista o di eliminare qualsiasi limite temporale. Alcuni esperti ritengono inoltre che la legge sia discriminatoria nei confronti di alcune persone, soprattutto di nazionalità serba, perché privilegerebbe i discendenti dei croati emigrati all’estero.

Un’inutile burocrazia
Ai tempi della Jugoslavia, il possesso della cittadinanza di una delle sei repubbliche costitutive era una questione di scarsa importanza, perché tutti i cittadini possedevano la cittadinanza jugoslava.

Tuttavia, dopo la proclamazione dell’indipendenza, la Croazia aveva di fatto escluso dalla cittadinanza croata tutte le persone che per un errore amministrativo erano state iscritte nei registri dei cittadini di altre repubbliche ex jugoslave, nonostante i genitori al momento della nascita del bambino possedessero la cittadinanza croata.

La legge sulla cittadinanza della Repubblica socialista di Croazia del 1977 prevedeva la possibilità di acquisire la cittadinanza anche per chi era nato al di fuori dalla Croazia se al momento della nascita entrambi i genitori possedevano la cittadinanza croata.

Secondo il sistema federale jugoslavo, ogni repubblica facente parte della Jugoslavia teneva un proprio registro dei cittadini. Nel periodo compreso tra l’8 gennaio 1977 e l’8 ottobre 1991 (data di proclamazione dell’indipendenza della Croazia), migliaia di bambini nati da genitori che, oltre a quella jugoslava, possedevano anche la cittadinanza croata, furono iscritti per sbaglio nel registro dei cittadini serbi, anziché in quello nei cittadini croati.

A distanza di tre decenni dalla dissoluzione della Jugoslavia – decenni durante i quali sia la Croazia che la Serbia si sono dimostrate restie a risolvere i problemi legati alla cittadinanza – qualcosa si è finalmente mosso.

Secondo la nuova legge croata sulla cittadinanza, è considerato cittadino croato anche chi è nato nel periodo compreso tra l’8 gennaio 1977 e l’8 ottobre 1991 da cittadini croati, anche se al momento della nascita è stato iscritto nel registro dei cittadini di un altro paese.

Savo Manojlović, presidente dell’Associazione per la difesa dei principi costituzionali e della legalità con sede a Belgrado, spiega che, nonostante la nuova legge croata abbia colmato alcune lacune, l’iter burocratico per ottenere la cittadinanza croata rimane troppo lungo.

«In Serbia ci sono solo due consolati croati e tutto è bloccato. Abbiamo proposto di dare la possibilità ai richiedenti di presentare la domanda di cittadinanza direttamente al ministero dell’Interno croato, anziché ai consolati, perché questi ultimi comunque devono inoltrare tutte le richieste al ministero. Così si eviterebbe un’inutile burocratizzazione dell’intera procedura», afferma Manojlović.

Aleksandar Maršavelski, professore di diritto presso l’Università di Zagabria, ritiene che la scadenza per la presentazione delle domande di cittadinanza (fissata al 31 dicembre 2021) sia troppo breve.

«È inappropriato [fissare delle scadenze] perché si tratta di persone che sono cittadini croati per nascita, sia secondo la vecchia che la nuova normativa, solo che la vecchia legge è stata interpretata in modo errato», spiega Aleksandar Maršavelski.

Stando alle sue parole, le persone che, a causa di questa interpretazione errata della normativa, finora sono rimaste escluse dalla cittadinanza croata per la maggior parte sono figli dei cittadini croati che negli anni Sessanta e Settanta si erano trasferiti in Serbia per motivi di lavoro o di studio.

Maršavelski spiega inoltre che, nei mesi immediatamente successivi all’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza croata, c’erano delle code davanti ai consolati croati in Serbia, ma in media solo sei persone al giorno riuscivano a presentare la domanda di cittadinanza, tra l’altro a causa degli orari di apertura al pubblico troppo ristretti.

Poi con lo scoppio della pandemia è diventato obbligatorio prenotare un appuntamento presso i consolati croati in Serbia, e attualmente – come afferma Maršavelski – il tempo di attesa per la presentazione della domanda di cittadinanza è di circa quattro mesi.

Marševalski crede che i termini per la presentazione della domanda verranno prorogati per altri due anni, aggiungendo però che sarebbe meglio eliminare ogni limite temporale.

Nell’aprile 2021, durante una seduta del parlamento croato, la deputata Dragana Jeckov, eletta tra le fila del Partito democratico indipendente serbo (SDSS), ha sollevato questa questione, chiedendo al ministro dell’Interno Davor Božinović di prorogare i termini per la presentazione della domanda di cittadinanza, tenendo conto delle circostanze eccezionali dovute alla pandemia da Covid 19 e ai forti terremoti che nel 2020 hanno colpito la Croazia.

Božinović ha risposto che, nonostante la pandemia, «non c’è stata alcuna interruzione» nell’elaborazione delle richieste, precisando che su circa 200 domande di cittadinanza presentate dai figli di cittadini croati oltre 100 sono già state esaminate.

Il ministero dell’Interno croato non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti di BIRN sul numero di richieste di cittadinanza croata ad oggi presentate da persone di nazionalità serba e sul numero di richieste accolte positivamente dopo l’entrata in vigore della nuova legge sulla cittadinanza.

Stando ai dati pubblicati dal Centro umanitario per l’integrazione e la tolleranza – un’organizzazione con sede a Novi Sad che collabora con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati fornendo assistenza legale ai rifugiati e richiedenti asilo, ma anche ai serbi di Croazia che decidono di richiedere la cittadinanza croata – oltre 500 persone hanno ottenuto la cittadinanza croata dopo l’entrata in vigore degli emendamenti di cui sopra.

Una legge discriminatoria?
Secondo la nuova legge sulla cittadinanza, una persona nata all’estero da padre o madre cittadini croati può richiedere la cittadinanza prima del compimento dei 21 anni presso un consolato croato nel paese di residenza o direttamente in Croazia. La legge prevede inoltre la possibilità per le persone di età superiore ai 21 anni di presentare la domanda di cittadinanza ma solo entro un limite di tempo preciso, fissato al 31 dicembre 2021. Una scadenza ritenuta da alcuni troppo ristretta perché l’intero iter burocratico è assai complicato e il richiedente deve dimostrare, tra l’altro, di non avere precedenti penali e di non rappresentare una minaccia per la sicurezza della Repubblica di Croazia.

Špiro Lazinica del Centro per l’integrazione e la tolleranza spiega che i serbi di Croazia si scontrano ancora con diversi ostacoli nell’accesso alla cittadinanza croata. Lazinica cita l’esempio di sei serbi di Croazia che si sono visti negare la cittadinanza croata pur soddisfacendo tutti i criteri previsti dalla nuova legge. Stando alle sue parole, le autorità croate nella concessione della cittadinanza privilegiano le persone di nazionalità croata rispetto ai serbi di Croazia.

«Ora si cerca nuovamente di interpretare la legge in modo restrittivo, pur di impedire ai serbi di ottenere la cittadinanza», afferma Lazinica.

Con i recenti emendamenti legislativi sono stati eliminati alcuni requisiti per l’acquisizione della cittadinanza croata, tra cui la conoscenza della lingua croata e dell’alfabeto latino, ma anche della cultura e della “struttura sociale” della Repubblica di Croazia. È stata eliminata anche la regola del secondo grado di parentela, secondo cui solo il figlio o il nipote di cittadini croati poteva richiedere la cittadinanza.

Secondo la nuova normativa, un “membro del popolo croato” che non risiede nel territorio della Repubblica di Croazia può acquisire la cittadinanza croata se rispetta l’ordinamento giuridico croato, se ha adempiuto a tutti gli obblighi fiscali e non ha precedenti penali.

Gli emigrati croati e i loro discendenti possono acquisire la cittadinanza croata per naturalizzazione. La legge definisce emigrato croato come “persona emigrata dalla Repubblica di Croazia prima dell’8 ottobre 1991 con l’intenzione di stabilirsi all’estero in modo permanente”.

Aleksandar Maršavelski spiega che tale definizione non include le persone che all’epoca della SFRJ si erano trasferite dalla Croazia in un’altra repubblica jugoslava.

«È un’altra forma di discriminazione», afferma Maršavelski, precisando che non dovrebbe esserci alcuna distinzione tra le persone che ai tempi della Jugoslavia emigrarono dalla Croazia all’estero e quelle che si trasferirono in un’altra repubblica jugoslava.

Dopo la Seconda guerra mondiale molti croati emigrarono in America, in Australia o in uno dei paesi dell’Europa occidentale e i loro discendenti, a prescindere dal grado di parentela, hanno diritto alla cittadinanza croata.

«Si continua a discriminare chi aveva scelto di trasferirsi in un’altra repubblica dell’ex Jugoslavia, anziché in Germania, Canada o Australia», conclude Maršavelski.