L’eroe che ci serveIl talento incompreso di Hugh Jackman

Nella sua carriera discontinua, fatta di grandi blockbuster con film tratti da fumetti e tentativi sperimentali non sempre perfetti, l’attore australiano appassionato di musical ha faticato a trovare la sua strada. Ma alla fine si è saputo districare con coraggio e una certa fantasia

©Yoram Kahana_Shooting Star LaPresse -- Only Italy

A guardare la carriera di Hugh Jackman, ci si sorprende di come sia stata (finora) ondivaga, sperimentale e non ancora ben definita. Eppure il curriculum è di tutto rispetto: l’attore australiano ha collezionato hit di supereroi, progetti sperimentali, film di genere, veri e propri fiaschi e qualche musical. Ha di sicuro messo in mostra il suo talento, giocato a volte con la profondità e a volte con il fisico. A volte ancora, da cantante, con la voce.

A lungo ha pesato una certa indecisione, come fa notare questo articolo dell’Atlantic. Il suo debutto è stato con gli X-Men, con la regia di Bryan Singer, nel 2000, indossando i panni di Wolverine, l’eroe con gli artigli colpito da amnesie e legato in maniera morbosa alla storia delle sue origini. Poi segue il cursus honorum dell’attore di quei tempi: subito le commedie romantiche (“Kate & Leopold” e “Qualcuno come te”, entrambe del 2001) insieme a un ruolo nel thriller (“Nome in codice: Swordfish”, di Dominic Sena).

A quel punto, non fa il salto. Anzi, torna al musical, con “Carousel” (2002) e “The Boy from Oz” (2003), cercando di alternare le proposte del cinema: il seguito degli “X-Men”, sempre con Singer, e un “Van Helsing”, ispirato al personaggio di Dracula, che va benissimo al botteghino ma viene fustigato dalla critica. Nonostante l’evidente notorietà, Jackman sembra deciso a non lasciarsi incastonare nel ruolo del supereroe. Come gli altri suoi colleghi (George Clooney, Will Smith, Matt Demon) cerca spazi in progetti diversi e, forse anche per questo, scivola un po’.

Ad aiutarlo ci sono collaborazioni prestigiose. È in “Scoop”, filmetto del 2006 di Woody Allen (il regista per cui, fino a qualche anno fa, gli attori iperpagati di Hollywood erano disposti a lavorare anche gratis), che seguiva “Match Point”. Ma appare anche in “The Prestige” di Christopher Nolan, dove impersona un prestigiatore disposto a tutto per la gloria, e in pellicole di vario tenore come l’onirico “The Fountain” (2006) , di Darren Aronofsky e il lubrico “Sex List” (2008). Insomma, alterna esperimenti e usato sicuro, come il film su Wolverine.

Per unire le sue due passioni, cioè cinema e musical, si dovrà aspettare il 2012, quando reciterà in “Les Misérables”, che gli frutterà la nomination agli Oscar. È il suo momento, alla fine. Da lì in poi, nei dieci anni successivi, Jackman comincia a usare la sua notorietà e il suo potere di star per scegliere progetti più rischiosi e, in un certo senso, complessi. Gli ultimi due episodi della saga di Wolverine entrano in questa corrente, delineando un ritratto profondo e combattuto dell’eroe. Ma anche i fiaschi colossali collezionati con “Pan”, il prequel di Peter Pan (assurdo) e “Eddie the Eagle”.

Il suo coraggio si vede però in progetti più sofisticati, come “Bad Education” (2019), dove è stato nominato per gli Emmy e l’ultimissimo, “Frammenti dal passato”, appena uscito in America (in Italia il 26 agosto), film fantascientifico dove interpreta il ruolo dell’investigatore di ricordi, in un mondo inondato dagli oceani.

Quella delle acque, fa notare l’Atlantic, è un tratto ricorrente della sua carriera (riguarda Wolverine, ma anche “The Prestige”) e ne è a suo modo una metafora. Hugman sa stare a galla, quando vuole. Ma anche immergersi nel profondo.