Scivoli e vacciniI parchi divertimento alle prese con il green pass

I gestori delle strutture si stanno organizzando per rispettare le nuove regole decise dal governo, ma è costoso e difficile. In più, la clientela giovane tra i 12 e i 18 anni è tra le fasce d’età con meno immunizzati, circostanza che ha generato moltissime disdette. Viaggio in un mondo che vuole ripartire, ma potrebbe non riuscire a farlo fino in fondo

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A Mirabilandia hanno allestito un’area per fare tamponi gratuiti ai clienti. Gardaland e Leolandia scontano il costo del test rapido offrendo un voucher di 20 euro. Aquafan ha stretto un accordo con i laboratori della zona. Prima il dovere, poi il piacere. Dal 6 agosto è vietato salire sulle montagne russe o fare scivoli d’acqua senza il Green Pass. Anche per entrare nei parchi divertimento serve la certificazione. Così ognuno si attrezza come può per arginare la fuga di clienti nelle settimane più importanti della stagione. «Solitamente fra luglio e agosto facciamo il 65% del fatturato annuo», racconta a Linkiesta Riccardo Marcante, general manager di Mirabilandia, in provincia di Ravenna.

Un po’ ovunque aumentano le disdette e crollano le prenotazioni in vista del Ferragosto. In alcuni casi le previsioni sono pessime. D’altronde la clientela più affezionata è quella dei giovanissimi, la fascia meno vaccinata. «È un danno enorme», spiega Giuseppe Ira, presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e patron di Leolandia. «Il 60 per cento di chi non ha ricevuto nemmeno la prima dose sono nostri potenziali clienti. Ci secca essere considerati un’attività a rischio, operiamo all’aria aperta e non c’è stato nessun contagio, nemmeno tra i dipendenti».

Ad Aquafan, tre chilometri di scivoli sulle colline di Riccione, sette clienti su dieci hanno tra i 13 e i 25 anni. E infatti il 6 agosto c’è stato un crollo nella vendita dei biglietti: il 60% in meno rispetto ai giorni precedenti. «Un dato eclatante nel periodo migliore, solo ad agosto facciamo la metà dei ricavi di tutto l’anno, ci saranno ripercussioni pesanti», annuncia a Linkiesta Patrizia Leardini, amministratore delegato di Aquafan e di altri parchi tematici in Romagna come Italia in Miniatura. «Ben venga il Green Pass per incentivare le vaccinazioni, ai tornelli ho incontrato ragazzini di 16 e 17 anni che vorrebbero fare il vaccino ma i tempi per ottenerlo sono lunghi. Il governo avrebbe potuto esonerare i minorenni dall’obbligo del certificato».

All’acquapark riccionese hanno raddoppiato il numero degli steward e il personale all’ingresso per controllare il Green Pass. «Non sempre l’app riesce a leggere la certificazione. Come per i clienti provenienti da San Marino che si sono vaccinati con Sputnik o per gli americani che hanno un certificato diverso». Mirabilandia ha ricevuto insulti e messaggi di boicottaggio da parte di gruppi no-vax. «Ci limitiamo a rispettare la legge», spiega il direttore Marcante che ha deciso di fare tamponi gratis ai clienti senza certificazione. «La validità di 48 ore permette alle famiglie di accedere a tutti gli altri luoghi in cui è previsto il Green Pass, un modo per aiutare l’economia della Riviera romagnola».

Montagne russe, scivoli e spettacoli sono davvero sicuri in tempi di variante Delta? L’obiezione è nota: nei parchi si creano lunghe file e assembramenti in prossimità delle attrazioni. «È un’idea vecchia e sbagliata», ribattono i gestori. Con la pandemia i parchi si sono riorganizzati introducendo nuove regole e contingentando gli ingressi. Prima del Covid Gardaland aveva registrato punte di 70mila presenze al giorno, ora il limite è fissato a 10mila. Sul lago di Garda hanno introdotto l’app QODA con cui il cliente si mette in fila virtualmente senza creare caos davanti ai giochi. 

A Mirabilandia hanno dimezzato la capienza: da 27 mila persone in contemporanea, oggi ne accettano 13.500. «Mi permetta una battuta – dice il direttore Marcante – la nostra struttura ha un’estensione di 800mila metri quadri, l’equivalente di 800 campi da calcio. Ciò vuol dire che ogni persona avrebbe a disposizione 60 metri quadri di spazio, come la superficie di casa mia». E le file si fanno con la mascherina. A Leolandia, punto di riferimento per i bambini in zona Bergamo, ci sono squadre che igienizzano le giostre più volte al giorno. «Abbiamo investito 1,5 milioni di euro in misure anti-Covid, siamo ipercontrollati», racconta Giuseppe Ira. Eppure non basta. 

Con l’entrata in vigore del decreto del governo, un altro tema angoscia i gestori: il confronto con altre attività esentate dall’obbligo di passaporto vaccinale. Il presidente dei parchi parla di concorrenza sleale. «Gli acquapark – dice Ira – possono accogliere i clienti solo con il Green Pass mentre le piscine con gli scivoli, i villaggi turistici e le spiagge non hanno bisogno di nessuna certificazione». Riccardo Marcante di Mirabilandia non ha dubbi: «Ci sentiamo bistrattati, ci hanno equiparato alle fiere, ai congressi e alle palestre dove c’è più difficoltà a mantenere le distanze».

Dopo un anno e mezzo di difficoltà e nessun ristoro per i parchi a tema, i numeri di giugno e luglio cominciavano a essere confortanti. Ma ora, con l’introduzione del Green Pass a ridosso delle settimane cruciali, il settore trema. C’è chi pensa a chiusure anticipate e chi teme ridimensionamenti. Nell’ultimo anno diversi imprenditori hanno dovuto vendere. Il settore è piccolo, ma molto attivo. In Italia ci sono 230 parchi con 25 mila dipendenti che diventano 60mila con i lavoratori indiretti. Le strutture generano un fatturato di un miliardo di euro, che raddoppia se si include l’indotto di alberghi e ristoranti. Patrizia Leardini di Aquafan è abbastanza disillusa: «Abbiamo imparato a navigare a vista, speriamo almeno cambi qualcosa». Le acque delle sue piscine non sono mai state così agitate, e però, come tutti, dovrà adattarsi: meglio il green pass che un nuovo lockdown.

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