Inside BelgradoIn Serbia ci sono almeno 24 idrocentrali costruite illegalmente

Lo stato serbo acquista l’energia elettrica prodotta da piccole centrali idroelettriche a prezzi superiori a quelli di mercato allo scopo di incentivare gli investimenti nel settore, ma almeno 24 delle 116 censite sono state realizzate senza aver ottenuto il certificato di conformità alla normativa in materia di tutela dell’ambiente

LaPresse

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa e CINS

Lo scorso primo maggio Rade Pavlović si era diretto verso Kovači, suo villaggio natale situato nei pressi di Raška, nel sud della Serbia, per trascorrervi il giorno di festa insieme alla sua famiglia. Rade e i suoi familiari si erano recati sulla riva della Planska, un piccolo fiume di montagna nei pressi del quale si trova un terreno di proprietà del padre di Rade. Erano anni che Rade non visitava quel luogo e – come ha raccontato ai giornalisti del Centro per il giornalismo investigativo della Serbia (CINS) – è rimasto sconvolto da quello che aveva visto.

«Avevo notato delle tracce fresche sulla strada e alcuni segni lasciati da un geometra. Avevo subito capito che in quel luogo si stava per costruire una piccola idrocentrale, nonostante gli investitori avessero sparso la voce nel villaggio che avevano rinunciato al progetto», afferma Pavlović.

Poco tempo dopo, sulla riva del fiume Planska, nelle immediate vicinanze del terreno di proprietà del padre di Rade, sorse il cantiere di costruzione della piccola idrocentrale Tošovići, finanziata dall’azienda Mečkari di proprietà di Milinko Milojević.

Per accedere al cantiere venne creato un tracciato stradale in terra battuta attraversando i campi e i boschi di proprietà privata, ed è previsto che la parte del fiume coinvolta dal progetto venga convogliata in tubazioni. Tra i terreni usurpati vi è anche quello di proprietà della famiglia Pavlović. Rade Pavlović spiega che l’investitore non ha mai chiesto l’autorizzazione per poter attraversare il loro terreno.

«Sono arrivati con escavatori, vari macchinari e betoniere e hanno iniziato a scavare e a costruire un serbatoio, bloccando il corso naturale del fiume. Così è iniziata la distruzione dell’ambiente», afferma Pavlović.

Nell’ottobre 2018 il comune di Raška aveva rilasciato all’azienda Mečkari il permesso per la costruzione della centrale idroelettrica Tošovići nonostante l’investitore non avesse presentato tutti i documenti richiesti, in particolare il certificato di conformità del progetto alla normativa in materia di tutela ambientale. Questo certificato è un presupposto essenziale per il rilascio del permesso per la costruzione di impianti idroelettrici.

L’Istituto per la difesa dell’ambiente di Belgrado ha confermato a CINS che l’azienda Mečkari non ha mai ottenuto il certificato di conformità per la costruzione della centrale Tošovići.

L’avvocato Ljubica Vukčević dell’Ente regolatore per l’energia sostenibile e l’ambiente (RERI) spiega che in questo caso la legge è stata violata perché il certificato di conformità del progetto alla normativa ambientale è indispensabile.

«Questo certificato è obbligatorio, deve essere incluso nella documentazione relativa al permesso di costruire. Quindi, la mancata presentazione di questo certificato rappresenta una violazione di legge, senza di esso non può essere rilasciato il certificato di idoneità del terreno, né tanto meno il permesso per la costruzione», afferma Ljubica Vukčević.

Branko Kostić, direttore del dipartimento di pianificazione urbanistica del comune di Raška, che ha rilasciato il permesso per la costruzione dell’idrocentrale Tošovići, sostiene invece che in questo caso il certificato di conformità non sia obbligatorio perché l’area di intervento non sarebbe soggetta ad alcun vicolo ambientale.

«La potenza prevista di questo impianto è di 100 kW, quindi si tratta di una piccola idrocentrale. Secondo la legge sulla valutazione di impatto ambientale, per questo tipo di impianti non è obbligatorio effettuare una valutazione di impatto ambientale», si legge nella risposta fornita da Kostić ai giornalisti di CINS.

Tuttavia, l’avvocato Ljubica Vukčević sottolinea che occorre distinguere tra valutazione di impatto ambientale e certificato di conformità del progetto, ribadendo che quest’ultimo è obbligatorio per la costruzione di piccole idrocentrali.

L’investitore Milinko Milojević non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti di CINS.

Gli abitanti del villaggio di Kovači finora hanno organizzato due manifestazioni di protesta contro la costruzione dell’idrocentrale Tošovići. I giornalisti di CINS si sono recati a Kovači lo scorso 19 giugno quando si è tenuta la seconda protesta degli abitanti.

«Protestiamo innanzitutto perché con questo [progetto] stanno distruggendo l’ambiente, stanno distruggendo il fiume. Intendono convogliare in tubazioni l’intero fiume. La flora e la fauna del fiume stanno morendo, gli alberi intorno al fiume si stanno seccando», spiega Rade Pavlović.

Pavlović aggiunge inoltre che molti abitanti del villaggio possiedono terreni agricoli e frutteti di lamponi lungo il fiume Planska.

«Se il fiume dovesse scomparire, queste persone saranno costrette ad abbandonare quest’area perché non ci sarà più acqua per annaffiare i lamponi, e per alcuni la coltivazione di lamponi è l’unica fonte di reddito», afferma Pavlović.

In concomitanza con la prima protesta degli abitanti di Kovači, svoltasi lo scorso 30 maggio, è stata organizzata anche una contro-protesta. Come riportato dall’emittente televisiva N1, tra i sostenitori della costruzione della centrale idroelettrica c’era anche il figlio dell’investitore, Stefan Milojević, il quale ha affermato che lo stato ha consentito loro di costruire perché si tratta di un intervento lecito.

«Altrimenti non avremmo ottenuto il permesso di costruire. Abbiamo tutti i documenti in regola e se dovessero esserci dei problemi con gli abitanti, li risolveremo in tribunale», ha dichiarato Stefan Milojević all’emittente N1.

La costruzione della centrale Tošovići non è l’unico progetto nel settore dell’energia idroelettrica che vede coinvolta l’azienda Mečkari. Milinko Milojević, titolare dell’azienda, è proprietario anche della piccola idrocentrale Klupci sul fiume Gobeljska nei pressi di Raška, di cui abbiamo già scritto.

Anche l’idrocentrale Klupci è stata realizzata in assenza del certificato di conformità alla normativa ambientale. Ciononostante, la centrale continua a operare e a vendere l’energia prodotta allo stato. Ricordiamo che lo stato acquista l’energia elettrica prodotta da piccole idrocentrali a prezzi superiori a quelli di mercato allo scopo di incentivare gli investimenti nel settore. Nel periodo compreso tra il 2013 e il 2020 Milojević ha ricevuto dallo stato 19,8 milioni di dinari (circa 170mila euro) per l’energia prodotta dall’idrocentrale Klupci.

Nonostante Milojević non abbia mai ottenuto il certificato di conformità del progetto originale dell’idrocentrale Klupci alla normativa ambientale, nel 2019 l’Istituto per la difesa dell’ambiente gli ha rilasciato il certificato di conformità del progetto di ricostruzione della centrale che prevede la possibilità di ampliare il serbatoio, di costruire nuove tubazioni e una nuova sala macchine.

Secondo un’inchiesta realizzata da BIRN, delle 116 piccole idrocentrali che nel 2019 hanno goduto dello status di produttore di energia privilegiato almeno 24 sono state realizzate senza aver ottenuto il certificato di conformità alla normativa in materia di tutela dell’ambiente.

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