Kiss Kiss Bang BangCaro Bernardo, venga a confrontarsi sul futuro di Milano. Firmato: i «pistola»

In una lettera al quotidiano La Verità, il candidato sindaco del centrodestra ha insultato gli elettori di Beppe Sala: non resta che invitarlo al gran galà dei pistola, il 23 settembre alle 20.30 al Teatro Carcano, dove i Riformisti parleranno del loro progetto per la città

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Con parecchio ottimismo, avevamo sperato che il candidato sindaco del centrodestra, Luca Bernardo, o almeno qualcuno del suo staff ci avesse letto. Avevamo espresso la speranza che – dopo aver disseminato di numeri sbagliati e attacchi scomposti la campagna elettorale, e dopo essersi perso per strada l’addetto stampa e aver minacciato i partiti suoi sostenitori per avere un po’ di soldi – si decidesse finalmente a parlare di programmi seri, a fare politica. Come merita l’elettorato milanese, anche il suo.

Invece non c’è stato verso. Bernardo è riuscito perfino a far peggio, passando all’insulto. Gli elettori di Sala, a dire del candidato, che ha scritto una lettera al quotidiano La Verità, sono «dei pistola». Insomma, per dirla con un sinonimo, dei pirla.

Ecco, il problema non è nemmeno l’offesa in sé, che tutto sommato, proveniendo dal candidato di una coalizione che in questa campagna elettorale non ne ha azzeccata una, ha davvero un peso relativo (nonché un certo coraggio lessicale, gli va dato atto, viste le passate polemiche sul suo porto d’armi). Il problema è il concetto che Bernardo ha dei milanesi.

Voteranno Sala commercianti, imprenditori, donne, giovani, studenti, gente del centro e delle periferie. Più o meno mezzo milione di milanesi. Oltre alla scelta elettorale, sono accomunati da alcune cose: sono antifascisti, democratici, antirazzisti. Sono anche europeisti e nemici dei populismi. E non voteranno Sala perché lo dice il loro partito di riferimento, ma perché hanno valutato i cinque anni passati, hanno visto Milano fare un balzo in avanti con e dopo l’Expo, e diventare una metropoli europea, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, ma con lo spirito di chi vuol affrontarli facendo sempre un passo avanti, non indietro.

Sono quelli che hanno preso atto che tutti i temi dell’agenda mondiale del dopo covid – dalla sostenibilità ambientale, alla responsabilità sociale – sono quelli sui quali Milano si sta già muovendo.

Bernardo si accompagna a candidati che dipingono Milano come un inferno in balia di bande criminali e fanno flash mob incivili e beceri, prendendo a martellate i cordoli delle piste ciclabili. E dà dei «pistola» a quelli che invece le piste ciclabili le vorrebbero migliori e più numerose, e che credono che l’integrazione e la vitalità della città siano alla base della sicurezza.

Facciamo un ultimo tentativo, questa volta più diretto: invitiamo Bernardo a una serata tra i «pistola», anzi, tra i più «pistola» di tutti. Venga, giovedì 23 settembre, alle 20.30 al Teatro Carcano, dove I Riformisti si ritroveranno a parlare del loro progetto per Milano, ma anche per il paese, e lo faranno insieme ai loro candidati Giulia Pastorella (di Azione), Laura Specchio (Alleanza Civica del Nord), Lisa Noja (Italia Viva) e Paolo Costanzo (+ Europa). E ci saranno anche Giuliano Pisapia e lo stesso Beppe Sala.

Durante la serata, i protagonisti si confronteranno con la cosiddetta società civile, cioè con i rappresentanti di tutte le categorie che vivono la città e si impegnano quotidianamente per farlo con senso civico, con i parametri della democrazia e della libertà.

Ecco, Bernardo potrebbe fare un salto, perché – come si diceva – i Riformisti sono i più «pistola» tra i «pistola»: quelli che fanno scelte nemmeno seguendo una linea di partito o una posizione ideologica, ma guardando la realtà e prendendo le decisioni secondo utilità e coscienza. Si chiamano «riformisti» per questo. Rilevano quel che non funziona bene e cercano di riformarlo. E credono che Milano e tutto il paese abbia bisogno finalmente di serietà, competenza e visione.

Se a Bernardo tutto questo interessa, può venire a parlarne direttamente al Carcano. Non troverà certo una tana del leone, ma un uditorio disposto ad ascoltarlo e a dialogarci discutendo di un’idea di città. E, senza dubbio, nessuno gli darà del «pistola».