Lotte contro la storiaPerché il feticismo della natura è tra le ideologie più pericolose del nostro tempo

In nome di una purezza antimoderna, il movimento considera malvagia ogni intromissione e manipolazione condotta dall’uomo, dagli OGM fino ai vaccini, passando per il nucleare. Ma così si negano il progresso e l’evoluzione dell’umanità

©MARCO MERLINI / LAPRESSE

È un’ideologia semplice, di facile presa ma molto pericolosa. È il “feticismo della natura”, cioè la credenza che le cose “naturali” siano buone, mentre quelle “non naturali” siano cattive. Secondo quanto scrive Simon Kuper sul Financial Times, tra i mali del nostro tempo è dannosa tanto quanto l’autoritarismo, il razzismo e l’estremismo islamico.

Senza volerlo, o senza curarsene, i feticisti della natura sono diventati – da appassionati di cibo biologico – dei soggetti pericolosi. La loro ideologia, ramificandosi nei vari ambiti dell’esistenza, ha dato linfa ai movimenti no vax, ha sostenuto l’opposizione agli organismi OGM e ha sancito, in alcuni casi, la sconfitta del nucleare.

Non è nemmeno un approccio originale. Il ritorno alla natura emerge nei momenti di rapido avanzamento tecnologico. Nel XIX secolo erano i Romantici, che reagivano in questo modo alle novità, anche distruttive, introdotte dalla Rivoluzione Industriale. Nel XX sono tornati in voga durante le proteste degli anni ’70 contro il nucleare.

In generale si tratta di movimenti di cittadini – cioè ben distanti dalla vita reale nella natura, con la sua fatica e la sua brutalità – che vivono in Paesi ricchi: si oppongono all’innovazione senza trarne svantaggi. Si può dire no alla vaccinazione contro il morbillo perché, data l’alto tasso di immunità circostante, i rischi sono quasi azzerati. Si può dire no agli OGM perché si sa, che in qualche modo, si potrà sempre comprare cibo per mangiare. E protestare contro il nucleare perché la fornitura energetica rimane assicurata.

Una battaglia a costo zero, insomma, farcita da slogan e nemici caricaturali (Big Pharma, le grandi industrie alimentari) in nome di un sano ritorno alla natura. Anche se il feticcio viene per magia dimenticato di fronte a meraviglie della tecnica (cioè del tutto non-naturali) come l’acqua corrente in casa, le fognature o l’aspirina.

Le ricadute delle loro scelte, del resto, sono poco visibili. Ad esempio la lotta contro il nucleare, che si basa dai tre maggiori disastri registrati nella storia finora (quello a Three Miles Island in Pennsylvania nel 1979, quello di Chernobyl nel 1986 e a Fukushima nel 2011). Eppure il numero delle vittime umane è bassissimo rispetto alle morti provocate ogni anno dall’inquinamento proveniente da fonti fossili e la sicurezza delle centrali di oggi è incomparabile rispetto a quelle di epoca sovietica. Il caso del Giappone, in cui non si sono registrati effetti negativi alla salute dei residenti, secondo un report dell’Onu, è significativo.

Contro alle istanze dei feticisti della natura c’è, soprattutto, la realtà. In particolare, quella del cambiamento climatico, che andrà combattuto con un rapido passaggio a fonti di energia pulite e il nucleare resterà come integrazione. Il fondamento della battaglia è ideologico, non è più in grado di indagarne i risvolti pratici, si perde di fronte alle obiezioni.

Lo stesso vale per la lotta contro gli organismi geneticamente modificati. Per carità, le regole devono esserci e occorre che siano chiare e rispettate. Tuttavia si tratta di una tecnologia che può aiutare ad alimentare quella parte di umanità denutrita, oltre che ridurre l’impiego di fertilizzanti e pesticidi diminuendone gli effetti. In più, la realtà spesso dimenticata è che quasi tutti i cibi sono stati modificati nel tempo. Piante e animali sono il risultato di millenni di incroci e selezioni operati dall’uomo. In natura non esistono mucche selvagge, per capirsi. Come non ci sono gatti o cani.

Infine, la lotta contro i vaccini ne costituisce l’ultima, ancora più irrazionale, derivazione. Sia chiaro, è un mondo ampio e articolato: non tutti i no-vax sono feticisti della natura. Alcuni lo sono per paura, espressione politica o semplice cultura del sospetto. Tutte posizioni che marciano in modo parallelo. Ma il fatto è che i feticisti sono lì, a declinare un’ideologia dell’antimodernità di fronte a ciò che li spaventa, con la conseguenza di fare proseliti e, in certi casi (come per il Movimento Cinque Stelle) portarli perfino in Parlamento.