Uomini, donne e trans Maria De Filippi è l’unica istituzione italiana capace di parlare al paese senza cancelletti

Mentre va in onda lo sputtanamento tra membri di partiti rivali, la signora della tv nazional popolare decide di educare i meno alfabetizzati, facendogli vedere che una donna che è stata un uomo può essere una donna normalissima, non solo il modello di freak che piace esaltare ai social. Certo, nemmeno da lei si può dire la cosa che tutti vorrebbero dire

Virginia Farneti / LaPresse

Riassunto dell’Italia di questa settimana. Simone Pillon (Lega) è alleato di Alessandro Zan (Pd) nella pratica parastalinista di sputtanamento dei busoni; Pillon sistematizza l’aneddoto già raccontato nella biografia di Zan parlando, a proposito della vicenda Morisi, di «corrente Mykonos». Le femministe sono indignate per il culo di una statua, che non rappresenterebbe le fattezze della tizia (personaggio di fantasia, ma non cavilliamo) cui la statua è stata dedicata, ma soprattutto non rappresenterebbe il culo loro, neanche dopo anni di squat e zumba e spinning e cardio.

Per fortuna ci sono le istituzioni che mantengono la calma.

Per fortuna c’è Maria De Filippi.

Due settimane fa è cominciata la nuova stagione di “Uomini e donne”, che non vi spiegherò cosa sia perché do per scontato non siate appena tornati da Marte. Una delle troniste si chiama Andrea Nicole Conte, ed è una donna trans.

Indossa spesso (in due delle puntate che ho visto io, forse anche in altre) dei pantaloncini, il che ha a che fare col delirio del discorso pubblico sulla transizione di genere. Poi vediamo in dettaglio come, adesso occupiamoci di Maria De Filippi.

Maria De Filippi decide di educare l’Italia meno alfabetizzata, quella del pomeriggio Mediaset, facendole vedere che una donna che è stata un uomo può essere una donna normalissima, mica solo il modello di freak che piace esaltare ai social (il cui immaginario è rimasto alle sorelle Bandiera). Una che non diresti mai che è stata un uomo – che è un’osservazione per la quale verrò accusata di transfobia (di nuovo, già con le sorelle Bandiera era partita l’indignazione), giacché il delirio del discorso pubblico sul tema è ormai tale che l’ammazzare di botte qualcuno o il non inventare pronomi neutri valgono la stessa accusa.

Alla prima apparizione di ANC in studio, MDF fa un discorso perfetto per il grande pubblico (e quindi un discorso pronto a venire accusato di chissà quali violazioni se solo qualcuno si fosse preso il disturbo di ritagliare quel pezzettino e darlo in pasto ai Torquemada della causa LGBTealtreconsonanti).

«La tronista nasce con un sesso biologico diverso da quello attuale», dice Maria al pubblico (il sesso biologico per la verità è immutabile, ma io posso permettermi di notare queste sfumature perché non parlo al pubblico di Canale 5); spiega pure che ha fatto vedere la foto a gente che non sapeva la sua storia, «vedevano una bella ragazza e se la spizzavano tutta», e che lei stessa quando l’ha incontrata cercava «di vedere se c’era qualcosa che non era giusto». A questo punto Twitter l’avrebbe già linciata, ma chissà di quante famiglie normali ha vinto la fiducia, Maria che conosce il paese, con queste frasi.

Naturalmente c’è il trucco (qui è dove sto per prendermi di nuovo della transfobica): Andrea non ha niente della trans. Non ha nei lineamenti, nelle mani, nelle caviglie, niente di una che è nata uomo. Sì, di solito si vede, possiamo negarlo per compiacere il popolo delle consonanti e dei cancelletti, ma una donna trans che sembri nata donna è una rarità. (Siamo già al quarto screenshot, per il popolo dei cancelletti è già 41 bis per i miei crimini transfobici, saltiamo il processo).

Nello studio televisivo nasce presto una gara a chi è più illuminato, più dotato d’apertura mentale, più inclusivo. Dagli opinionisti all’altra tronista, che capisce subito che non ha alcuna speranza di farsi notare, lei banalmente nata femmina, se non diventando la più oltranzista nell’arringare a favore del rimorchio indifferenziato.

Andrea giustamente chiede a ognuno dei corteggiatori presenti, che avevano dato la loro disponibilità al programma senza sapere che questo era l’anno in cui potevano trovarsi davanti una tronista d’un modello mai comparso in quegli studi, se se la sentano.

Qualcuno osa dire che per lui è «un vincolo». O che è «contro la mia natura». La vicina di trono si scalmana: contro la tua natura, e che natura hai te. Maria De Filippi – che, beata lei, non ha i social – interviene con un’utopia: «Non possiamo processare nessuno». Deve difenderli lei, giacché il tapino dubbioso non può rispondere «non mi piacciono le donne col cazzo», e non può farlo non solo perché non è una frase che si possa dire in una rete per famiglie.

Non può dirlo perché il delirio del discorso pubblico parte dal fatto che «trans» voglia dire qualunque cosa, sia una parola svuotata della capacità d’indicare uno specifico: la usiamo per uno che ha deciso di cambiarsi i pronomi nella bio di Twitter ma anche per uno che s’è modificato i genitali («ci troviamo circondati di parole che non sono nate dal nostro vivo pensiero, ma sono state fabbricate artificialmente con motivazioni ipocrite, per opera di una società che ne fa sfoggio e che crede con esse di aver mutato e risanato il mondo», scriveva Natalia Ginzburg aggiornando il concetto wittgesteiniano di parole-cadaveri: pensa oggi).

E arriva al dettaglio che, se ti occupi dei genitali, sei qualcosafobico. Se pretendi di sapere cosa troverai dentro le mutande di qualcuno quando gliele sfilerai, sei transfobico, e nessuno vuole prendersi del transfobico. Quindi in studio c’è questo enorme elefante di cristallo rappresentato da una domanda non formulata: sì, ma ha il cazzo? («Il nostro vero linguaggio lo conserviamo dentro di noi clandestino»: ancora Ginzburg).

Interrogativo che si risolve in un modo facile, dato che la tv è immagine e dalle parti di Maria De Filippi la tv la sanno fare. La ragazza trans – che tra l’altro ha detto in un’intervista che è definizione imprecisa: lei è donna da un bel po’ d’anni, non è più in transizione – indossa dei pantaloncini: non c’è nessun rigonfiamento, non c’è bisogno di chiedere rassicurazioni e farsi dare dei transfobici.

Mentre l’Italia di sinistra – egregiamente rappresentata in tv dall’altra tronista, quella che dice che «ci s’innamora di un’anima, ci si può innamorare di un cane» – stigmatizza culi di bronzo come il femminismo non avesse altre urgenze, e recupera il côté insultante dell’omosessualità quando si tratta di Morisi, nello studio di “Uomini e donne” va in onda lo spirito pratico, unico vero segno di progresso dei costumi.