Paradosso modernoIl vero costo ambientale, sociale ed economico della plastica

In base ai dati emersi dal report del Wwf, l’inquinamento legato al derivato dal petrolio ha raggiunto un prezzo troppo alto: 3700 miliardi di dollari, l’equivalente del Pil annuale del secondo Paese più grande del mondo, l’India. Inoltre, si stima che entro il 2040 ci sarà un raddoppio della produzione dei rifiuti dispersi nell’ambiente o bruciati nell’aria

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Un bellissimo libro uscito quest’anno, “Il Calamaro Gigante” (Fabio Genovesi, edizioni Feltrinelli) contiene una riflessione decisamente lampante (e dunque molto acuta) sulla plastica e tutto quel che la riguarda: dice che per creare tutti gli oggetti e le cose che non vuole conservare né avere intorno per troppo tempo, l’umanità ha deciso di usare un materiale che è praticamente eterno e indistruttibile.

È questo il paradosso della plastica. Il fatto che buona parte di quel che buttiamo via senza farci nemmeno caso ci sopravvivrà.

Un paradosso che trova ogni giorno maggiore evidenza nei mari e nei campi vicino a noi, ma anche nella Pacific Trash Vortex e, persino, nell’aria dal momento che uno dei modi più usati, tuttora, per non vedere tutta quella plastica in giro è quello di darle fuoco.
Ma se si incendia la plastica però non scompare, anzi. Semplicemente smette di essere visibile e, come tutto, si trasforma: diventa diossina e idrocarburi e si sposta nell’aria, lì dove non la possiamo più vedere.

In questo modo, con i roghi illegali – che riguardano una percentuale che, a seconda dei casi o dei paesi, varia tra il 30 e il 60% del totale della plastica prodotta e buttata ogni anno nel mondo – completano il processo di inquinamento legato, in vari modi, al ciclo della plastica, dalla produzione, al trasporto, ai rifiuti, alla dispersione delle microplastiche nei mari, fino, appunto, alla dispersione di diossina nell’aria.
Tutto questo, secondo il Wwf, ha un costo per la salute, l’ambiente e le persone che si può quantificare in denaro. Per la precisione, secondo il report Plastica: il costo per la società, l’ambiente e l’economia, si tratta di 3700 miliardi di dollari, ossia, l’equivalente del Pil annuale del secondo paese più grande del mondo, l’India (1,3 miliardi di persone).

«L’inquinamento, le emissioni e i costi di bonifica della plastica prodotta solo nel 2019 potrebbero raggiungere i 3,7 trilioni di dollari», dice il Wwf mettendo in guardia circa il carico ambientale ed economico di questo materiale «solo apparentemente economico». In pratica, secondo il report, anche se produrre e usare oggetti di plastica costa decisamente meno che produrne e usarne di qualsiasi altro materiale, il costo complessivo è, alla fine, più alto, perché va spalmato su decenni di costi sanitari, ambientali, climatici.

Ma non è tutto e il quadro, nonostante gli sforzi e la sensibilizzazione in tema ambientale da parte di governi, organizzazioni internazionali e persino singole persone, sembra destinato a peggiorare. Questo perché si stima che entro il 2040 ci sarà un raddoppio della produzione di plastica, dunque dei rifiuti dispersi nell’ambiente o bruciati nell’aria e, dunque ancora, dei costi sanitari e ambientali legati all’uso di contenitori, forchette, cannucce e quant’altro.

Un quadro desolante, per modificare il quale, il Wwf chiede azioni immediate e soprattutto internazionali e globali, visto che il problema dell’inquinamento non rispetta né barriere né confini.  Ora, nei prossimi anni, ove non mesi si potrà capire e sapere se, complice anche la spinta dei vari green new deal che stanno sbucando nel mondo, queste ‘azioni concrete’ vedranno o meno la luce. Potrebbe essere di no, perché i vantaggi industriali della produzione della plastica sono immediati e tangibili, mentre i danni sono a lungo termine e difficilmente identificabili. Potrebbe essere però di sì. Perché il modo per ridurre, da subito, l’inquinamento da plastica dell’80% c’è ed è percorribile in tempi stretti, come dimostra un’analisi dell’Università di Leeds pubblicata nel settembre 2020. La ricetta dei ricercatori non farebbe scomparire del tutto la plastica e il suo uso, ma lo ridurrebbe di moltissimo, semplicemente compiendo tre azioni, nemmeno particolarmente difficili: aumentare i tassi di riutilizzo, raccolta e riciclaggio; ampliare i sistemi di smaltimento sicuro; e accelerare l’innovazione. Detta così non suona difficile. Solo che perché succeda davvero sono necessari investimenti e politiche industriali che, al momento, scarseggiano o sono solo in fase di inizio.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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