Uno stadio, due squadreUn San Siro moderno, come il Bernabeu a Madrid, si può fare anche a Milano

Il consigliere Enrico Fedrighini interviene nel dibattito aperto da Sergio Scalpelli e Franco D’Alfonso e spiega perché converrebbe a tutta la città la ristrutturazione del Meazza

La proposta Franco D’Alfonso e Sergio Scalpelli sullo stadio di San Siro è condivisibile per almeno due ragioni. Prima di tutto, perché restituisce al Comune un doveroso ruolo centrale di regia e di indirizzo nei progetti di trasformazione urbana (di questo stiamo parlando: la proposta presentata dai club riserva al nuovo stadio solo il 14 per cento dell’intera superficie di progetto: il resto sono nuove funzioni, con volumetrie superiori rispetto al PGT su aree di proprietà comunale). Ma anche perché riconduce l’intero tema del progetto stadio a una dimensione razionale sotto il profilo economico, urbanistico e ambientale.

La proposta delle squadre nasce dal presupposto che occorra abbandonare il Meazza perché non sarebbe riconvertibile in un moderno impianto multifunzionale; da qui deriverebbe, secondo i club, la necessità di un nuovo stadio, il conseguente lievitare dei costi e la previsione di nuove volumetrie per rendere «finanziariamente sostenibile» l’operazione. In due parole: trasformare irreversibilmente un parte di città con un intervento di rilevante impatto sull’ecosistema urbano (la superficie permeabile nell’intera area di progetto verrebbe ridotta al 10 per cento del totale) per garantire finanziariamente la proposta dei club di realizzare un nuovo stadio.

E tutto questo non attraverso le ordinarie procedure urbanistiche previste dal PGT, bensì in deroga al PGT utilizzando la legge-Stadi, che serve però a realizzare stadi e non interventi di trasformazione urbana di simili dimensioni (lo stesso responsabile del procedimento ha messo nero su bianco che l’impatto del progetto in materia paesaggistico-edilizia, ambientale, di accessibilità e di connessione col territorio abbisognerebbe di uno strumento diverso rispetto alla legge-Stadi).

Ma per concludere facciamo un passo indietro: è davvero non conveniente, come affermano i club, ristrutturare il Meazza? Ci sono studi che dimostrano l’esatto contrario. E soprattutto c’è l’esempio di quanto sta accadendo a Madrid, dove sorge uno dei più gloriosi stadi del mondo, più o meno coevo del Meazza: il Santiago Bernabeu, tempio del Real, situato in pieno centro urbano, circondato da residenze, uffici, chiese, strutture educative.

Nel 2019 il Real Madrid ha avviato un progetto di ristrutturazione dello storico impianto, destinato a renderlo funzionante 7 giorni su 7 con servizi ed eventi attrattivi di varia natura al proprio interno. I lavori termineranno nel 2022, ma già da ieri il Real ha ripreso a giocarci, dopo che i lavori di maggiore impatto sono stati concentrati nei tre mesi estivi di interruzione delle partite. Lavori di enorme rilevanza, a cominciare dalla completa copertura retrattile dell’impianto che consente alla luce naturale di filtrare.

Un risultato positivo per il club e per la città, ottenuto senza bisogno di ricorrere a deroghe urbanistiche, norme ad hoc, legge-stadi o vincoli di sorta. Il Real Madrid finanzia un’opera che arricchisce il club e che si ripaga grazie alle entrate garantite dal “nuovo” Bernabeu aperto 300 giorni all’anno. Il progetto ha un impatto positivo anche sull’ambiente urbano circostante: 66.000 mq verranno convertiti in piazze, viali ed aree pedonalizzate. Brutte notizie per i complottisti: l’andamento dei lavori è consultabile in diretta da ogni cittadino.

*consigliere comunale, candidato lista civica Beppe Sala sindaco