Giù le tassePerché il governo Draghi ha fretta di diminuire l’Irpef

La crescita del Pil ha superato le aspettative e liberato nuove risorse che il presidente del Consiglio desidera utilizzare immediatamente per ridurre l’aliquota del terzo scaglione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche. Il taglio accontenterebbe tutte le forze politiche e darebbe più forza e calma all’esecutivo per poter riordinare il sistema fiscale

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Il governo Draghi vuole anticipare i tempi per modificare l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, inserendola già nella legge di bilancio 2022 che dovrebbe presentare ufficialmente la prossima settimana. L’accelerazione su questo tema conferma che tipo di sistema fiscale abbia in mente il presidente del Consiglio: più equo e più semplice, garantendo il principio della progressività stabilita dalla Costituzione.

L’Irpef è una delle tasse più importanti per il bilancio dello Stato perché è la principale fonte di gettito fiscale e rappresenta circa il 40% delle entrate erariali. Nel 2019 l’imposta ha garantito 191,6 miliardi di euro su 471,6 miliardi di entrate tributarie totali. L’obiettivo del governo è ridurre l’aliquota del terzo scaglione dell’Irpef, ora fissata al 38%, pagata ogni anno da circa 7 milioni di cittadini che guadagnano tra i 28 e i 55 mila euro. La scelta non è casuale: si tratta di una fascia molto ampia che include livelli di reddito diversi tra loro, e la maggior parte sono lavoratori dipendenti e pensionati.

«Su una parte di questo scaglione si verifica un aumento molto veloce delle imposte a seguito di un aumento modesto del reddito, cosa che penalizza molti contribuenti», spiega a Linkiesta Paolo Balduzzi, professore di scienza delle finanze all’Università Cattolica di Milano. «Secondo le ultime indiscrezioni si parla di abbassare l’aliquota Irpef del terzo scaglione di uno o due punti percentuali. Non è un taglio netto, ma neppure marginale. Certamente molti cittadini noteranno nettamente questa differenza».

Ma quanto sarà il taglio effettivo? Dal documento programmatico di bilancio approvato martedì, che illustra le linee guida del progetto di bilancio italiano alla Commissione europea, è possibile avere qualche indicazione.

La legge di bilancio può contare su circa 23 miliardi di risorse complessive, di cui 9 dedicati interamente alla riforma del fisco da suddividere tra taglio Irpef, contributi e Irap – l’imposta regionale sulle attività produttive. «Per ora, due miliardi è l’importo minimo allocato alla riduzione dell’Irpef, ma è una cifra che non garantisce molto spazio di manovra. La quantità finale, compresa tra due e nove miliardi, dipenderà però dalla contrattazione con le parti sociali e anche tra i partiti», spiega Balduzzi. 

Sono passate alcune settimane da quando governo ha ricevuto l’incarico di riformare il sistema fiscale italiano dal Parlamento, tramite una legge delega. Il compito non è facile e richiederà molto tempo: per capirci, le Commissioni Finanze e Tesoro hanno impiegato quattro mesi e diverse decine di audizioni parlamentari per completare solamente la proposta di riforma. In passato sono state fatte molte modifiche al fisco, ma spesso si sono tramutate in cambiamenti parziali, limitati a singoli aspetti.

Draghi, invece, già a febbraio aveva dichiarato che era necessario «un intervento complessivo sul sistema tributario, poiché è un meccanismo complesso le cui parti si legano l’una all’altra». Nei prossimi mesi quindi il governo affronterà temi molti differenti come la tassazione sui redditi d’impresa, l’Iva e anche una revisione del catasto.

Perché allora il governo sta dando la priorità proprio al taglio dell’Irpef? Per due ragioni. La prima è pragmatica: l’aumento del Prodotto interno lordo ha portato a maggiori entrate nel gettito fiscale, superiore alle previsioni. Questo extra gettito sembra abbastanza per rimodulare la progressività del terzo scaglione.

La seconda è strategica: accontentare subito le forze politiche con una riforma condivisa su cui non ci sono molti contrasti, che metterebbe d’accordo tutti i partiti, assicurando al  governo maggiore calma e tempo per affrontare la riforma fiscale. 

La legge di bilancio, il cui iter prevede che il governo la presenti alle Camere entro il 15 ottobre, occuperà molto dibattito politico nei prossimi mesi perché la legge viene solitamente approvata negli ultimi giorni dell’anno. 

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