Oltre le bandierineEnzo Amendola spiega che chi blocca la manovra non ha capito la sfida del Pnrr

«L’azione del governo è al momento rallentata a causa di litigi sulle singole voci di una legge di bilancio che vale 23 miliardi. Ecco: 23 miliardi a fronte dei 335» del Recovery Plan, ricorda. «Di questi 335 miliardi si deve decidere cosa farne, e come farli fruttare al meglio, di qui al 2023, quando le politiche straordinariamente espansive della Bce caleranno e tornerà in vigore, per quanto riformato, il Patto di stabilità e crescita»

«Sono davvero deluso dall’atteggiamento e dalle recriminazioni che si fanno sulla legge di bilancio e che mostrano come non sia stata compresa qual è la vera sfida che l’Italia rischia di perdere». Sono le parole di Enzo Amendola, responsabile degli Affari europei, al Foglio, mentre a Palazzo Chigi va in scena lo scontro tra governo e sindacati sul dopo quota 100. Con le sigle sindacali che minacciano lo sciopero.

«Ma non voglio recitare la parte insopportabile del politico che snobba le ragioni della politica e degli attori sociali, anche quando sono poco ambiziosi», chiarisce Amendola. «Anzi, stare sui numeri, sulla concretezza». E così elenca i dati. «Dunque, il Pnrr vale nel complesso 205 miliardi, più altri 30 di fondo complementare. Poi ce ne sono altri 100 che derivano dal bilancio europeo. Ecco, di questi 335 miliardi si deve decidere cosa farne, e come farli fruttare al meglio, di qui al 2023, quando le politiche straordinariamente espansive della Bce caleranno e tornerà in vigore, per quanto riformato, il Patto di stabilità e crescita. Ebbene, sono a tal punto convinto del valore della politica, che intorno a questi stanziamenti mi aspetterei uno scontro aspro, un fermento continuo di proposte».

E invece, «l’azione del governo è al momento rallentata a causa di litigi sulle singole voci di una legge di bilancio che vale 23 miliardi. Ecco: 23 miliardi a fronte dei 335». Amendola parla di un «segnale preoccupante: dice di una classe dirigente che non ha compreso la profondità della sfida che ci attende. Il prestigio e l’autorevolezza di Draghi aiutano, in Europa. Ma non possono essere alibi usati per sfuggire alle proprie responsabilità. Ci siamo impegnati a riforme di sistema con date certe». Dalla pubblica amministrazione alla concorrenza, dalle politiche attive del lavoro alla formazione.

Amendola si appella al riformismo oggi sulla bocca di tutti. «In questa fase è chiamato a un compito ancor più arduo: essere interprete di dinamiche impetuose, di cambiamenti travolgenti che si accompagnano al Recovery Plan», dice. «Mettersi a difendere le misure del passato, sventolare le proprie bandierine identitarie non fa onore a nessuno».