Guida insolitaProntuario per la Milano segreta, tra luoghi e locali nascosti

Quartieri arcobaleno, vecchie terme abbandonate, orecchie giganti, case a forma di igloo, tram diventati bar per un aperitivo con gli amici

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Non raccontatelo troppo in giro. Oppure, se proprio non resistete, sussurratelo all’orecchio di qualcuno. Meglio se si tratta di un orecchio gigante, come quello di bronzo che si trova al civico 10 di via Serbelloni a Milano. Si trova qui, infatti, una statua di Adolfo Wildt, tanto curiosa quanto poco conosciuta, a forma d’orecchio. Alta 70 centimetri, installata negli anni Venti, la scultura in questione era l’originale citofono del palazzo di zona Palestro, Ca de l’oreggia, non a caso.

Milano è piena di angoli come questo che non tutti conoscono, segreti, originali, che proprio non ti aspetti. Ve ne sveliamo solo alcuni, con la stessa raccomandazione con cui questo viaggio in giro per la città ha avuto inizio: non raccontatelo troppo in giro.

Via Lincoln, zona Cinque giornate. Qui si nasconde il coloratissimo Villaggio operaio, un quartiere giardino nato alla fine dell’Ottocento e inizialmente destinato agli operai della vicina Porta Vittoria. Con il tempo, gli abitanti di quelle case hanno cominciato una sfida al colore più bello della propria abitazione, con l’intenzione di primeggiare e il risultato di farlo sembrare, oggi, una piccola Burano. Giallo, verde, blu, rosso, facciate color pastello al fianco di muri dalle tinte molto più accese. Una cornice perfetta per Instagram e una tavolozza inaspettata che vale la pena di andare a scoprire.

Altro quartiere, altre abitazioni, questa volta a forma di igloo. Siamo a nord-ovest della città, in via Lepanto, nel Villaggio dei Giornalisti. Le case di mattoni a forma igloo si trovano qui. Risalgono al 1946, quando l’ingegnere Mario Cavallè ebbe l’intuizione di costruire abitazioni a pianta circolare.

Ingegnere che ha dato i numeri: sette metri e mezzo di diametro, una cinquantina di metri quadri all’interno, due piani per ogni igloo, in totale dodici case (di cui oggi ne restano soltanto otto). Decisamente curiose, «queste case non sono un albergo», verrebbe da aggiungere, sono vere abitazioni, realmente abitate ancora oggi.

L’albergo, però, quello segreto e che in pochi conoscono, si trova in piazza Oberdan. A voler essere più precisi, si trova nel sottosuolo, qualche scalino prima di raggiungere il livello della metropolitana di Porta Venezia. Da una comunissima porticina si accede a un luogo insolito e affascinante, che i più fortunati sono riusciti ad ammirare in occasione delle visite periodiche organizzate dal Fai (Fondo Ambiente Italiano).

L’Albergo Diurno Venezia è un capolavoro architettonico sotterraneo, un gioiello del Liberty inaugurato agli inizi degli anni Venti. Sembra di vedere ancora i signorotti milanesi intenti nel farsi barba e capelli, una doccia, un bagno di lusso, godersi un po’ di riposo. Vecchi specchi decadenti, marmi, statue, boiserie. E poi ancora divanetti, scrittoi, mattonelle che riprendono la trama degli scacchi, che rievocano un fiabesco Paese delle Meraviglie.

Caduto in disuso a causa della guerra, l’Albero Diurno e sotterraneo oggi custodisce ancora tutto il suo decadente splendore segnato dal tempo. Un parrucchiere per signori ha lavorato qui in un minuscolo angolino fino al 2003 e, se vi capita l’occasione di fare una visita da queste parti, non lasciatevela sfuggire: questo capolavoro déco pare che presto possa diventare la sede del Museo del digitale.

Non molto distante, non troppo segreta, Villa Invernizzi merita una sbirciatina. Si tratta di una residenza privata in stile art nouveau in zona Palestro, in via dei Cappuccini al civico 3, a due passi dal Quadrilatero della Moda e in quello che viene definito “Quadrilatero del Silenzio (e già questa è una notizia che forse non si sapeva ancora).

A rendere particolarmente insolita la villa sono i suoi abitanti, gli elegantissimi fenicotteri rosa che si lasciano ammirare al di là delle inferriate. Si tratta di una colonia di fenicotteri di cui si innamorò negli anni Settanta il cavalier Invernizzi, li portò a Milano e qui fece costruire per loro un’oasi verde con tanto di testamento scritto, per obbligare oggi la fondazione a prendersene cura. Si vocifera che il loro piumaggio così rosa sia dovuto a un particolare impasto a base di crostacei di cui si nutrono ogni giorno. Questa forse è solo una leggenda; i fiabeschi fenicotteri, però, ci sono per davvero.

Dai fenicotteri agli unicorni. Attenzione bene nel sostenere che queste creature leggendarie siano solo di fantasia: gli unicorni esistono eccome e a Milano ci sono le prove (sui mini pony ancora nessuna testimonianza, ma ci stiamo lavorando). Per vedere con i vostri occhi l’indirizzo è San Maurizio al Monastero Maggiore, storica chiesa cinquecentesca in corso Magenta, non distante da Cadorna.

Al suo interno, un affresco della seconda metà del Cinquecento di Aurelio Luini (chissà se antenato del papà dei famosi panzerotti) raffigura l’arca di Noè con tutti gli animali alle prese con la loro salvezza prima del diluvio universale. Ci sono i due coccodrilli, l’orango-tango, due piccoli serpenti, l’aquila reale, il gatto, il topo, l’elefante… e qui, al centro della scena, si vedono eccome i due liocorni.

Leggermente più macabra, ma altrettanto affascinante, è invece l’insolita curiosità che si può ammirare all’interno della chiesa di San Bernardino alle ossa, in piazza Santo Stefano, proprio dietro alla Madonnina.

A proposito di cose curiose, le Madonnine di Milano sono almeno 4. La prima è il simbolo della città, dal 1774 sulla guglia più alta del Duomo, a proteggerci dall’alto dei suoi 108,5 metri. E siccome una condizione non scritta la vuole sempre sul punto più alto di Milano, con la venuta del Pirellone, che la supera in altezza, ne è stata dovuta mettere una copia proprio sulla cima del grattacielo Pirelli. Arriva poi Palazzo Lombardia, nel 2010, a superare tutti con i suoi 161 metri e quindi anche qui si deve mettere una copia della statua, per fare in modo che sia sempre sul punto più elevato in assoluto. Non finisce qui, Torre Isozaki, 210 metri, altro record di altezza e quindi facile intuire quale sia il finale e che ci sia una copia anche lassù.

San Bernardino alle ossa, si diceva. Se vi capita di fare un giro in centro, provate a entrare in questa cappella con ossario, la troverete interamente rivestita di ossa e di crani veri, tutti lì ammassati. Ossa umane sull’altare, lungo l’impianto decorativo, nelle cassette in evidenza. Decorazioni di ossa. Pareti intere di ossa. Secondo alcuni sono i resti dei martiri uccisi prima dell’anno mille. Secondo altri sono le ossa esumate dal vecchio ospedale lì in zona.

Nella vicina via Torino, nascosta in una traversa, la Chiesa di San Satiro è un altro dei tanti luoghi insoliti di Milano da scoprire soprattutto perché, al suo interno, custodisce una magia. Entrate e vi sembrerà di ammirare uno spazio profondo nove metri, ma che in realtà, a guardare bene, misura poco più di 90 centimetri. È un’illusione ottica progettata da Donato Bramante nel 1480 che inganna con la visione di un’abside infinita, un trucco architettonico che lascia a bocca aperta.

Di fronte a tutte queste scoperte, non rimane che berci su. Magari in un vecchio tram, ora non più in funzione, ma che funge da locale dove poter fare un aperitivo con gli amici o bere una birra dopo cena. Si tratta dello storico tram 1522 del 1928 che per anni ha attraversato la città, ora diventato il Tranvai: un curioso locale con dehor aperto e nascosto, ma non troppo, nel parco della Martesana, dove, per entrare, non è necessario obliterare il biglietto.