Tutt’altro che dormireAlla scoperta degli ostelli di Milano, molto più che semplici dormitori

Da Madama Hostel al palazzo storico in San Babila, passando per le capsule super social di Ostelzzz: nella metropoli, le strutture dedicate ai giovani sono luoghi di interscambio culturale e d’incontro, per bere un drink o sentire musica dal vivo

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Germania, inizi del 1900. Un maestro di una scuola si trova in gita con la classe e, considerata la mancanza di strutture economiche in cui dormire, pur di non rinunciare, propone agli alunni di passare la notte in un granaio. Sarà stata la scomodità della situazione, ma durante quella notte l’insegnante capisce la necessità di ideare dei luoghi per permettere anche ai più giovani con scarse disponibilità economiche di viaggiare e di fermarsi a dormire da qualche parte, tutti insieme appassionatamente.

Prima trasforma in comode camerate le aule della scuola rimaste vuote durante l’estate e successivamente, grazie ai sostegni trovati nel frattempo, il maestro inaugura quello che viene certificato come il primo ostello al mondo, all’interno di un castello ad Altena, in Renania (le stanze sono ancora intatte).

È così che si diffonde rapidamente un concetto di ospitalità senza troppe pretese, ma confortevole, e quel maestro – Richard Schirrmann, questo il suo nome – all’epoca non si sarebbe mai potuto immaginare la straordinaria evoluzione della sua trovata.

Gli ostelli a Milano, oggi, ne sono una prova: non provate a chiamarli soltanto dormitori. Con la scusa di attrarre una clientela giovane e internazionale, sono diventati dei veri e propri luoghi, sempre più raffinati, in cui socializzare e condividere esperienze. Oggi l’ostello, the place to be, è il ritrovo per l’aperitivo, incontrare gli amici, ascoltare musica dal vivo. Fare un brunch, vedere una mostra. Sedersi e lavorare tutto il giorno in smart working. Tutto questo mentre qualcun altro è lì anche per dormire.

Tra i più noti a Milano c’è Ostello Bello che sì, è un ostello di nome e di fatto, ma soprattutto è un nuovo modo di intendere un centro culturale, oppure un club, a seconda del programma. Il primo si trova in via Medici, una traversa di via Torino, il secondo, Ostello Bello Grande, nei pressi della Stazione Centrale (in tutto ci sono 12 Ostelli belli nel mondo). Una realtà sempre attenta alle peculiarità culturali della città, tanto da ottenere riconoscimenti a livello internazionale, come il Premio Miglior catena di ostelli al mondo o il mitico Ambrogino d’oro. Chiunque può venire qui per bere qualcosa, sfogliare i vinili, approfittare del bookcrossing o degli spazi destinati al coworking.

«Da fine ottobre riprenderà il calendario di eventi, mostre e musica live» – ci racconta Federico, dello staff, che aggiunge: «Stiamo lavorando per riprendere nel migliore dei modi e in totale sicurezza». Tanti, inoltre, i giovani turisti alla scoperta di Milano che dall’estate 2021, lo hanno scelto per il suo spirito inclusivo. «Alloggiano da noi tanti ragazzi che provengono dal Nord Europa, dalla Francia, parecchi dall’America», ha continuato. Una bella idea che venne in mente una decina di anni fa a un gruppo di amici e che oggi si dimostra essere una scommessa vinta.

Non provate a definire un semplice dormitorio neppure il Madama Hostel. Siamo a due passi dalla scicchissima Fondazione Prada, vicino all’ex scalo ferroviario di Porta Romana. Ampie camerate, certamente, ma anche bistrot e hotspot interculturale in una palazzina liberty in cui andare a fare colazione, il pranzo, l’happy hour, ascoltare una band mentre suona.

E non è ancora finita: qui, l’ostello è anche un museo. Sono quindici le opere di writer e artisti che decorano gli spazi, facendo entrare così di diritto il Madama nel percorso espositivo del Museo di Arte Urbana Aumentata di Milano, dando giustizia a un quartiere a lungo dimenticato. A proposito: è di un paio di anni fa il sit-in di protesta organizzato dall’ostello con l’aiuto degli abitanti di zona per non far cancellare l’imponente CuciMilano di via Brembo, proprio al fianco dell’ostello.

Una maxi operazione pubblicitaria avrebbe fatto sparire la donnina gigante dipinta con dei rocchetti tra le mani, lì a rappresentare la multiculturalità e la rinascita del quartiere (dovuta anche al successo del Madama Hostel e di Fondazione Prada). Per la cronaca, se passate da quelle parti, la donnina dipinta la potete ammirare ancora, la protesta ebbe quindi un lieto fine.

In un palazzo storico costruito alla fine del 1800, in pieno centro, si trova invece il Babila Hostel. Un ostello di design esattamente alle spalle di piazza San Babila, che non si è mai fermato neppure durante il difficile periodo del lockdown, quando ha riservato le sue camere ai professionisti sanitari in prima linea attraverso delle convenzioni con gli ospedali. Adesso è di nuovo il crocevia dall’anima internazionale di sempre, con un ricco calendario di eventi e jam session in arrivo e con un bar e bistrot multietnico sempre aperto anche ai locals.

Degno di nota è anche il Gogol’Ostello, in zona Domodossola. Nasce dall’idea di un caffè letterario, fa il verso al genere gypsy punk dei Gogol Bordello che custodisce nel nome ed è proprio il café al suo interno che, con le sue librerie, fa venire voglia di entrare per riscoprire il piacere, forse perduto, di leggere un libro. E poi ancora incontri culturali, presentazioni, materiali di riuso esposti come oggetti d’arte. Siamo tutti d’accordo, è molto più di un semplice luogo per dormire.
L’ultimo indirizzo ci porta in zona Lima e non è consigliato ai più claustrofobici. Già presente in molti aeroporti, compreso quello di Malpensa, in una traversa di corso Buenos Aires è approdato Ostelzzz, ovvero un centinaio di capsule in cui riposare, o fare una sosta breve, all’interno di una struttura super tecnologica, con luci a led, ventilazione meccanica e touch screen.

Ciliegina sulla torta, una piattaforma social interna sempre connessa, per partecipare agli eventi online, prima di dormire, o per mettersi in contatto con gli altri ospiti delle micro-stanze che non riescono ad addormentarsi. E se son rose…

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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