Mettere le aliCos’è Icaro, il centro per l’autismo che vuole migliorare la vita dei disabili

La Fondazione Fracta Limina Onlus, nata nel 2018 dalla volontà di una decina di famiglie del sud-est milanese, vuole spezzare l’isolamento sociale di persone autistiche o con disabilità gravi. E spera che Icaro si traduca in una rete di centri polispecialistici sul territorio

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Nell’epoca della coazione a cambiare e della flessibilità come stile di vita, in cui tutto quello che c’è, è “a tempo” che siano i prodotti in offerta all’Esselunga, i temporary-shop dei Fashion-District o le stories su Instagram, chi si ferma è perduto. E specialmente a Milano: se c’è un luogo che incarna il mito del dinamismo incessante, l’innovazione quasi a ogni costo, l’entusiasmo per le sfide del futuro (inteso come sinonimo, in sé, di novità), quel posto è certamente Milano. Una città in perenne trasformazione, ideale per chi rifugge la routine e disdegna l’abitudinario.

Ma non per tutti il cambiamento è l’elisir di un’esistenza felice. Ai margini resta chi, per vivere, ha bisogno di regole inderogabili e fisse, ritualità condivise con il proprio ambiente e un grado minimo di incertezza. Di un mondo, cioè, perfettamente prevedibile, routinario, in cui tutto è proprio dov’era il giorno prima e scevro, il più possibile, di novità. Per ben 60 milioni di persone al mondo che soffrono di autismo, questa realtà non è una tra le opzioni, ma l’unica possibile. L’autismo, infatti, è una patologia molto grave, di cui ignoriamo le origini ma non i tassi di crescita, sempre più preoccupanti: solo in Italia si stima che ne soffra 1 bambino ogni 150, complessivamente, oltre 500mila persone.

Come sarà la vita di queste persone da adulte? Dopo le scuole dell’obbligo c’è un buco nero a cui la legge 104/1992, che è il principale riferimento normativo italiano per la disabilità, risponde per chi ha invalidità rilevanti con l’accompagno e, nei casi ancora più gravi, come in molti casi di autismo severo, con la pensione di inabilità, incompatibile con il lavoro. Un’esclusione sociale che compromette il benessere e lo sviluppo di chi ne soffre e affida, per intero, il caring al nucleo familiare.

Per far fronte a tutto questo è nata, nel 2018, la Fondazione Fracta Limina Onlus, dalla volontà di una decina di famiglie del sud-est milanese di spezzare i confini dell’isolamento sociale dei loro figli, autistici o con disabilità gravi. L’idea è di dare vita a Icaro, un polo unico di assistenza a Milano che, per gemmazione, si traduca in una rete di centri polispecialistici sul territorio, pensati a misura di chi soffre di autismo in forma grave e medio-grave. «Un luogo in cui», mi racconta Alberto, uno dei papà promotori, «quando tuo figlio è lì, sai che sarà seguito con attenzione, competenza e passione». Sì, perché uno dei problemi dell’autismo è che richiede competenze specifiche che i centri diurni per disabili presenti oggi in città difficilmente hanno. Per questo della Fondazione fa parte Fabula, la Cooperativa sociale di operatori specializzati in questo campo.

Icaro, oggi, è in forma embrionale a Noverasco, nei locali di un oratorio e dà assistenza a 10-12 ragazzi. Ma la Fondazione pensa più in grande e sta dialogando con i comuni di Milano e dell’hinterland per realizzare anche in città le best practice pubblico-private presenti in Brianza e nel pavese, con l’accreditamento in regione e in Ats e l’avvio di convenzioni per rendersi accessibili anche a famiglie meno abbienti.

Sarebbe bello, ci dice Alberto «se davvero lo stesso supporto ricevuto a scuola, mio figlio potesse averlo anche nel mondo del lavoro», citando uno dei punti del “Manifesto per una Milano SafeInclusiveSpace” che è stato lanciato di recente da Azione Inclusiva, gruppo che fa parte del neonato universo riformista cittadino, per stimolare le attività dell’Osservatorio contro la discriminazione voluto da Sala e che sarà presto operativo in città. Una gestione comunitaria del minority caring – il caregiving delle minoranze – è essenziale per aiutare queste famiglie a costruire, per i loro ragazzi, ali abbastanza robuste da vederli volare da soli. Proprio come Icaro, sottolinea con un sorriso Alberto.