Ritratto dell’artista da adultoCom’era John Cage, nel racconto fotografico di Roberto Masotti

Gli scatti del fotografo, che aveva conosciuto il compositore in una sua performance milanese del 1977, sono ora raccolti un magnifico volume edito da Seipersei. Sono attimi di vita, documenti dei suoi storici happening, ritratti colti per strada o nel loft a New York

John Cage, di Roberto Masotti, New York, 1979

Seduto a un tavolino a Milano. Oppure affacciato dalla finestra di un treno. Ma lo si vede colto mentre, sorridendo, stringe le mani della signora che gli ha preparato una piadina. Le fotografie di John Cage scattate da Roberto Masotti, da solo o con Silvia Lelli (e firmate con la sigla Lelli e Masotti) raccontano una storia di occasioni, di incontri dettati dal caso, in un contesto di amicizia.

Adesso Seipersei le ha racchiuse in un magnifico volume, “John Cage, A Landscape”, in cui si seguono le peregrinazioni del compositore nelle sue incursioni italiane, come gli happening del celebre “treno di John Cage”, veri vagoni con cui aveva girato per le piccole stazioni emiliane facendo eseguire nastri registrati e musicisti live, o gli studi preparatori a Monte Stella d’Ivrea, dove il musicista sperava di attuare una sonorizzazione del bosco (il progetto, rimasto sulla carta, consisteva nell’applicare microfoni e altoparlanti alle piante e diffondere i loro suoni).

Roberto Masotti: John Cage, dalla serie You Tourned The Tables On Me, 115 portraits of contemporary musicians 1974-1981

Ma non solo. Nel volume si possono vedere anche i ritratti nel suo loft newyorchese, famoso per non avere doppi vetri: John Cage amava i rumori della città e anzi, li trovava musicali. Perché Cage, come ricorda nel testo di presentazione Franco Masotti (gli altri sono di Joan La Barbara e di Veniero Rizzardi), «è il compositore metropolitano per eccellenza» ed è «anche quello della natura».

Sono fotografie, arte e documento insieme, che raccontano un personaggio, uno stile di vita e di lavoro. Ma anche un’epoca. Gli scatti di Roberto Masotti e Lelli e Masotti colgono i curiosi delle fermate emiliane, in atmosfere senza tempo (anche se gli abiti tradiscono gli anni ’70) che richiamano l’evento unico e la fiera di paese: c’è anche una coppia che si lascia andare a un ballo lungo i binari.

In tutto questo John Cage sorride, sorride sempre. Firma i manifesti, si lascia ritrarre senza imbarazzi anche negli episodi più giocosi (in piedi su una sedia al ristorante, dopo una performance milanese, e mentre gioca con uno yo-yo) e durante le partite a scacchi (sia nel suo loft, sia in viaggio). Lo si vede mentre studia le sue carte, si concentra sulle performance e beve una tazzina di caffè. È la storia di una vita che incorpora in sé la sua stessa arte: le due cose non si possono separare e le fotografie dicono proprio questo.

Roberto Masotti, Rejoyce

Se John Cage sembra non voler indirizzare il lavoro dei fotografi, a Venezia (città e natura insieme) nel 1982 si concederà (e concederà a Roberto Masotti) il lusso di una posa che è anche un cliché: l’artista di spalle di fronte all’orizzonte. Se i richiami romantici alla Caspar David Friedrich sono lontani, la posizione è in realtà quella di James Joyce (non a caso la fotografia si intitola “Rejoyce”), autore amatissimo con cui condivide l’arte dello scavo nell’arte e della decostruzione – lui lo fa in campo teorico musicale.

È il ritratto di un artista da maturo: imprevedibile, creativo, divertito dalla vita e dal suo stesso inventare.