Porte girevoliLa reazione degli eurodeputati al possibile ingresso del M5S nei socialisti e democratici

Il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha confermato l’inizio del dialogo. Al momento non c’è stato alcun ostacolo da parte del resto dei partiti di S&D. Il grillino Fabio Massimo Castaldo potrebbe però rischiare di perdere la vice presidenza del Parlamento europeo

LaPresse

Se non è l’annuncio di un matrimonio imminente, si tratta quantomeno di un fidanzamento molto promettente: gli otto membri del Movimento Cinque Stelle al Parlamento europeo potrebbero presto entrare nel gruppo dei Socialisti e Democratici, trovando finalmente una famiglia politica dopo due anni e mezzo trascorsi fra i Non Iscritti.

L’apertura ufficiale è arrivata da Bruxelles, dove il segretario del Partito democratico Enrico Letta ha incontrato la pattuglia europea dem. «Adesso cominciamo a discutere e poi vedremo. Ne parleremo anche in Italia ovviamente, comincia una bella discussione, utile per tutti». Pur in maniera cauta e misurata, Letta ha di fatto confermato il dialogo per un futuro approdo nel gruppo, che verrà portato avanti «con grande apertura di spirito». Non c’è ancora una richiesta formale di adesione, come ha sottolineato il capo-delegazione del Pd Brando Benifei, ma la trattativa è cominciata.

Le parole di Letta hanno provocato la dura reazione da parte di Carlo Calenda, eurodeputato eletto con il Partito Democratico e leader di Azione, che alla fondazione del suo nuovo partito aveva abbandonato la delegazione del Pd ma non i Socialisti e Democratici. Ora però è intenzionato a cambiare gruppo: l’ingresso dei deputati del Movimento 5 Stelle è per lui «un grave errore politico che tradisce il mandato degli elettori (del Pd) alle ultime europee». Per questo ha annunciato che chiederà di aderire a Renew Europe, il gruppo dei liberali al Parlamento europeo di cui già fanno parte i deputati italiani Nicola Danti di Italia Viva, Marco Zullo (approdato dal Movimento Cinque Stelle) e Sandro Gozi, eletto però in Francia nella lista Renaissance. Proprio Gozi ha salutato con favore la scelta, presentando oggi al Maxxi la versione italiana di Renew Europe, che unisca tutti i partiti liberali del Paese.

«Si aprono le porte a un gruppo unico, con un movimento che ha combattuto l’euro e governato con sovranisti. Pessima scelta», ha scritto su Twitter Calenda, da sempre molto critico verso le posizioni del Movimento e verso un’alleanza strutturale con esso del Partito Democratico a livello nazionale. «La ragione per cui sta accadendo oggi non ha nulla a che fare con la politica, è semplicemente una questione di cariche di metà mandato e di peso delle delegazioni» è l’affondo relativo alle dinamiche di aritmetica parlamentare da cui, a suo parere, nascerebbe questa intesa.

Nessun problema per gli altri partiti di S&D
La discussione per l’ingresso dei deputati pentastellati si svolgerà fra i vertici nazionali di Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico, che dovrà dare una sorta di assenso informale, come è abitudine quando in un eurogruppo c’è una delegazione dello stesso Paese dei richiedenti. Poi, se la delegazione M5S chiederà ufficialmente di aderire a S&D, si terrà una votazione in cui le servirà ottenere l’assenso della maggioranza dei 146 (145 senza Calenda) parlamentari membri dei Socialisti e Democratici.

Questo passaggio non dovrebbe costituire un problema, come confermato a Linkiesta da fonti interne al gruppo. Le reticenze dei partiti internazionali sul Movimento riguardavano soprattutto l’ingerenza della piattaforma Rousseau e il modello di «democrazia diretta» allestito da Gianroberto Casaleggio e proseguito dal figlio Davide, cosa che aveva chiuso alla delegazione le porte del gruppo Verdi/Alleanza Libera per l’Europa. Ora che il nuovo corso di Giuseppe Conte si è svincolato dalla gestione Casaleggio, i partiti che compongono S&D non dovrebbero avere nulla in contrario ad accogliere gli otto eurodeputati, anche perché il loro ingresso aiuterebbe a insidiare il primato numerico nell’Eurocamera del Partito Popolare europeo, che dopo la fuoriuscita di Fidesz conta 179 rappresentanti.

«Sono dei veri progressisti, che rinforzeranno sicuramente il gruppo», dice a Linkiesta Marc Tarabella, eurodeputato di origini toscane del Partito socialista belga. Non lo disturba nemmeno il passato del Movimento, alleato in Italia per due governi dell’attuale legislatura con la Lega di Matteo Salvini, che da Tarabella era stato definito «fannullone» in un celebre intervento all’Eurocamera della scorsa legislatura.

«I governi di coalizione non sono mai perfetti, anche il Pd è al momento insieme alla Lega. Possiamo deplorare il fatto che un partito simile faccia parte dell’esecutivo, ma questo è anche il riflesso della volontà degli elettori». Secondo l’eurodeputato, per l’Italia adesso è fondamentale avere un governo stabile per utilizzare bene i fondi del piano Next GenerationEU e la figura di Mario Draghi è una garanzia in questo senso, anche se la maggioranza che lo sostiene «non è l’ideale».

La questione della vicepresidenza
L’eventuale ingresso nel gruppo dei Socialisti & Democratici potrebbe condizionare la situazione di Fabio Massimo Castaldo, il deputato del Movimento che figura fra i 14 vice-presidenti del Parlamento europeo. Ogni congettura è però al momento prematura: la re-distribuzione delle cariche avverrà nell’Eurocamera a metà della legislatura, nel gennaio 2022, con la scelta del nuovo presidente del Parlamento e dei suoi vice, che vengono eletti dal Parlamento riunito in sessione plenaria. Se David Sassoli fosse riconfermato dall’aula, difficilmente ai Socialisti & Democratici sarebbero concessi tre suoi sottoposti. Qualora la delegazione del Movimento fosse già entrata nel gruppo, dunque, ci sarebbero poche speranze di rielezione per Castaldo. 

Diversa sarebbe la situazione se, al contrario, il nuovo presidente dell’Eurocamera fosse un esponente dei popolari. «Penso che Castaldo lavori bene e continuerò a sostenerlo come ho fatto dall’inizio», afferma Tarabella, che rivendica di averlo votato all’inizio della legislatura contro il candidato del gruppo Identità e Democrazia. Per i deputati pentastellati, comunque, è importante accedere a S&D prima delle «elezioni di medio termine», perché potrebbero ottenere i seggi di presidenza o vice-presidenza delle commissioni parlamentari, da cui al momento sono esclusi in quanto non iscritti a nessuna famiglia politica. Anche per questo motivo, l’anno scorso, quattro europarlamentari eletti con il Movimento avevano lasciato la delegazione per entrare nei Verdi/Ale. Nei matrimoni al Parlamento europeo, non mancano mai i motivi d’interesse.

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