La terza via dei riformistiLa Leopolda della Risposta e la nuova proposta politica di Renzi

L’undicesima edizione del convegno politico più famoso in Italia è la più difficile per il leader di Italia Viva. Braccato dalla Procura di Firenze, ostracizzato dai suoi vecchi compagni di partito e giù nei sondaggi, il senatore potrebbe lanciare finalmente l’idea di una forza liberaldemocratica che vada contro il bipopulismo dei grillini e dei sovranisti

LaPresse

La Leopolda numero 11 (da stasera a domenica) sarà quella della risposta. La Risposta di Matteo Renzi, il politico più braccato d’Italia, nel momento più difficile della sua carriera politica, sotto pressione dalla Procura di Firenze, insultato dai noti giornali con la bava alla bocca e arcinoti talk show fintamente imparziali, ostracizzato dal suo ex partito e dai suoi alleati, Giuseppe Conte e Pierluigi Bersani, con i sondaggi sfavorevoli che magari cambieranno proprio per reazione alla campagna fattista e con un’opinione pubblica largamente ipercritica per la storia delle consulenze.

Renzi sa di dover giocare in difesa. Come nel tennis anche nella politica la risposta al servizio è un’arma decisiva e l’uomo di Rignano, comunque la si pensi, è uno che sa rispondere. Sa rispondere e scendere a rete. 

Nell’ultima e-news ha annunciato una «sorpresa finale» forse nel discorso finale di domenica nel quale replicherà a tutte le accuse che gli vengono mosse magari con qualche elemento nuovo (ma su questo saranno da vedere anche la mostra sulla vicenda Open e il focus di sabato pomeriggio, a Firenze ci sarà Carlo Nordio) o se Renzi calerà sul tavolo una nuova proposta politica. O tutt’e due le cose. Rispondere e giocarsela. Con tanti dolori e doloretti Renzi scende in campo per dimostrare che è ancora forte, lui e la sua squadra. Ha tutta l’Italia contro, tranne i suoi fedeli. E poco tempo per recuperare.

In questa cornice difficilissima, Matteo Renzi dovrà non solo rispondere ma anche inventare qualcosa. Innanzi tutto rendendo chiaro a tutti che la partita del Quirinale passa per lui, e non tanto perché come stratega ci sa fare, ma perché in questo Parlamento chiunque dovrà fare i conti con Italia viva e con un centro che non nasce mai ma incombe sempre. Lo si è visto ieri in Senato con due votazioni che hanno contraddetto il governo delle larghissime intese: un segnale per il Partito democratico, soprattutto, affinché capisca che non può fare da solo.

E scommetteremmo che Renzi farebbe la stessa cosa unendo i suoi voti a quelli di Pd e Movimento 5 stelle isolando la destra, se fosse necessario far intendere a quest’ultima che da sola è minoranza. Ecco cosa plasticamente significa essere una terza forza che vuole rimettere in discussione il finto bipolarismo italiano. Questa è la scommessa della nuova vita di Matteo Renzi.

In prospettiva, e in coerenza con questa impostazione terzista – nemica cioè dei due populismi, M5s e sovranisti – la proposta del leader di Italia viva è quella, nel solco di Renew Europe, di un nuovo soggetto politico italiano che nascerà nei prossimi mesi, una Cosa liberaldemocratica e antipopulista, un progetto per il quale Italia viva comincia a pensarsi come soggetto costitutivo. 

Dunque Italia viva non si scioglie – ché anzi come detto pensa a un suo ruolo decisivo nella elezione del Capo dello Stato – ma contempla il suo superamento se si tratterà di dar vita «a qualcosa di più grande», come ha detto Renzi al Festival de Linkiesta a Milano, aggiungendo che in questo caso lui non intende «intestarsi nulla», forse disinnescando sul nascere la questione della leadership della nuova formazione politica. Leadership che infatti potrebbe ricadere su altre spalle.

Questo soggetto, i cui tempi sono non brevissimi, potrebbe attrarre parlamentari di altri partiti, con un occhio particolare a coloro che nel Pd vivono male lo spostamento a sinistra con relativo abbraccio dei grillini e che non hanno futuro dentro il partito di Letta. Così come si guarda con interesse a quei settori di Forza Italia con cui è aperto un dialogo in chiave antisovranista e antipopulista e alle formazioni ex azzurre.

Quello che è certo è che per capire bene i dettagli della proposta di Renzi bisognerà attendere il suo discorso di domenica mattina ma alla Leopolda sarà chiaro che il riferimento è Renew Europe, il terzo gruppo del Parlamento europeo che con l’arrivo di Carlo Calenda (uscito dal gruppo socialista dopo l’avvio del processo che porterà i grillini in quel gruppo) è arrivato a 100 parlamentari. Nicola Danti e Sandro Gozi, i due renziani in Renew, sono riusciti a mettere insieme in Europa Calenda e Renzi: perché in Italia no?  E infatti molti sperano che al di là dei personalismi che avvelenano i rapporti, Azione e +Europa, che hanno già un accordo, e Italia viva saranno costretti a camminare insieme. Non sarà né semplice né breve. Molto dipende dalla Leopolda edizione numero 11. La più difficile per il suo capo.