FlâneurieInnamorarsi di Milano in dieci percorsi da fare a piedi

In “Milano in 10 passeggiate”, scritto da Andrea Kerbaker ed edito da Rizzoli, l’autore ci porta a spasso attraverso itinerari fatti apposta per scoprire (o riscoprire) la bellezza e il valore storico di luoghi che si tendono a dare per scontati

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Che Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio si fossero incontrati in più di un’occasione era noto, ma che una di quelle situazioni si fosse verificata addirittura a Milano è una notizia non di poco conto. D’altronde la stesura stessa del “Canzoniere” è avvenuta per la maggior parte proprio a Milano.

Queste e altre curiosità sono contenute nell’agile pamphlet “Milano in 10 passeggiate” di Andrea Kerbaker edito da Rizzoli.

Un libro pensato prima della pandemia, scritto durante e pubblicato subito dopo la fine di tutte le restrizioni e che ha riscosso, con il passare dei giorni, un apprezzamento generalizzato.

Non può essere definito una vera e propria guida turistica, e forse è più un compagno di viaggio per le strade di Milano, con l’autore che ci conduce al suo fianco raccontandoci la città manzoniana, la Mediolanum di Sant’Ambrogio, ma anche la Milano della cronaca nera o quella degli anni di piombo, per finire con la città del futuro con i suoi grattacieli da una parte e le sue contraddizioni di sempre dall’altra.

La prima passeggiata del libro inizia in via Keplero, quella del rogo de “L’incendio di via Keplero di Carlo Emilio Gadda, passa per la via Solferino dove – al Corriere della Sera – lavorarono Eugenio Montale e Dino Buzzati, e arriva a una panchina apparentemente insignificante in via Marina, «forse il luogo più poetico della città», secondo Kerbaker, «visto che ci si incontrarono Giuseppe Parini e Ugo Foscolo».

E poi c’è l’ex ospedale della Croce Rossa americana nei dintorni di via Armonari, dove venne curato Ernest Hemingway, ferito sul fronte del Piave; c’è la casa affacciata sul rosso del Castello Sforzesco che è stata dimora di Umberto Eco e dei suoi numerosissimi libri. «I più rari, incunaboli, manoscritti, libri a stampa di quattro o cinquecento anni fa, stavano in uno studio appartato, i mobili in legno antico, le tapparelle abbassate e il riscaldamento spento. I libri antichi, infatti, amano star così, al buio, facendosi compagnia mentre rievocano le loro storie centenarie», scrive Kerbaker.

La seconda passeggiata parte da non molto lontano da lì, sul sagrato della chiesa di Sant’Ambrogio, e passa per i due chiostri dell’Università Cattolica e per la chiesa Santa Maria delle Grazie, «forse quella che più riassume il concetto di milanesità, di bellezza discreta», dice Kerbaker, ammirando estasiati il Cenacolo vinciano. Le occasioni di flâneurie a Milano non mancano, d’altronde.

L’autore tiene a precisare nell’introduzione che «non si tratta di un instant book, ma di una proposta di viaggio nello spazio attraverso una storia di duemila anni». E così è. Quando racconta gli anni della peste con le parole del Manzoni, attraverso le pagine de “I Promessi Sposi” e della “Storia della colonna infame” e che Pietro Verri aveva anticipato nelle “Osservazioni sulla tortura”, sembrano farci rivivere i giorni del lockdown con la conseguente caccia alle streghe sull’origine del Covid-19.

Kerbaker, oltre che essere uno studioso, insegna Istituzioni e politiche culturali all’Università Cattolica, ed è autore di diversi libri, nonché un innamorato della sua città come lo sono spesso i milanesi, d’origine e di adozione. Perché questa città, diversa dal resto d’Italia per la sua vocazione internazionale che la fa sembrare più simile alle metropoli a cui per dimensioni è lontana anni luce, ha una storia di duemila anni, e continua ad accogliere chiunque arrivi da tutte le parti del mondo.

Queste dieci passeggiate possono aiutare a conoscerla e apprezzarla, anche a chi già ci vive e ha voglia di tornare a riscoprirla, rigorosamente a piedi.