Big data e gran MilànRileggere le priorità di Milano a partire dai dati demografici

Sì, la qualità della vita è sempre tra le più alte in Italia, come ha appena provato un rapporto annuale: ma leggendo i dati del censimento del 2019 si possono individuare le aree su cui è opportuno agire, dall’occupazione femminile a quella degli stranieri

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Mentre aspettiamo il Pnrr, mentre aspettiamo la svolta green, mentre confidiamo nella visione riformista della seconda amministrazione Sala, com’è la Milano ci ritroviamo attorno?

Il recent report sulla qualità delle vita ci ha restituito il profilo di una città che, malgrado alcuni rallentamenti su lavoro, ambiente e giovani, non solo resiste, bensì rafforza la sua solidità economica. Ma chi sono i protagonisti di questa “resistenza”?

I dati demografici completi e più aggiornati sono quelli Istat risalenti al censimento generale di fine 2019: ci dicono innanzitutto che i residenti sono aumentati di oltre 200mila unità rispetto alla rilevazione precedente, del 2011. I milanesi sono poco più di un milione e quattrocentomila, in crescita costante dopo il minimo dagli anni ’50 toccato nel 2011, quando gli abitanti erano appunto quasi 200mila in meno.

Il tema delle pari opportunità di genere si pone in modo incisivo, considerando che le donne sono quasi il 52% dei residenti, così come del resto va posta particolare attenzione alle politiche per l’infanzia e la gioventù, visto che ad avere sotto i 18 anni di età è il 15% della popolazione milanese.

Ma per quanto riguarda le donne residenti, l’impegno dovrà essere anche quello di colmare un gap di ruolo e retributivo che è umiliante, e oscura un dato di cui Milano invece dovrebbe andare fiera: il 52,6% della popolazione laureata o con titoli universitari di alta specializzazione.

Alla differente condizione di genere, contribuisce purtroppo il numero delle milanesi occupate: dal 2011 la percentuale di occupate è scesa dal 47% al 45%, al contrario della controparte maschile, che ha guadagnato un 1,8% di lavoratori.

Infine 119mila anziani ultraottantenni sono una vera “città nella città”, che andrà considerata nei progetti di assistenza , abbattimento delle barriere e accessibilità.

Nella passata campagna elettorale, l’immigrazione è stata ancora una volta un tema centrale, affrontato da una parte con la retorica della necessità di regole, dall’altra con bisogno di proseguire in politiche efficaci di inclusione: sarà sicuramente un banco di prova decisivo per il progetto della Milano del futuro, non fosse altro perché riguarda ben 256mila persone, con 50mila di esse attualmente minorenni, che si aspettano giustamente di crescere con le medesime opportunità dei loro coetanei di origine italiana.

In questa parte di residenti, Milano vive un anche un problema di accesso al lavoro, con un tasso di occupazione degli immigrati che dal 2011 è crollato dal 68,6% al 59,3%: una condizione che rischia di creare fratture e sacche di emarginazione.

Tanto lavoro da fare, dunque, per una città che vuole continuare ad essere motore dello sviluppo economico e sociale.

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