C’era musica ad AuschwitzL’ultimo spettacolo di Max Ehrlich, nel campo di concentramento

Su ordine di un ufficiale nazista, l’attore ebreo fu costretto a fare una sessione di cabaret nel lager. In cambio di questa esibizione gli venne garantita la libertà, ma la promessa non fu mantenuta. È una delle tante storie raccolte da Roberto Franchini in “L’ultima nota” (Marietti 1820)

AP Photo/Czarek Sokolowski, File

Morì sul palcoscenico, dove era vissuto per tanti anni. Ma era un palcoscenico davvero particolare: un angolo del campo di sterminio di Auschwitz. Un ufficiale, evidentemente amante del teatro e del cabaret, lo riconobbe quando Max Ehrlich arrivò nel lager dall’Olanda e decise di sottoporlo al ricatto più atroce: o uno spettacolo o la morte. Ehrlich accettò la sfida e si mise a raccontare barzellette, a fare battute, a recitare scenette del cabaret berlinese. Ovviamente l’ufficiale non mantenne la parola e fece fucilare l’attore.

Questa scena chiuse la vita piena di successi e di fama di Ehrlich, artista famoso e molto amato dal suo pubblico. In realtà, nonostante molti testimoni oculari abbiano giurato e spergiurato che andò proprio così, non vi è alcuna certezza che questo episodio sia vero. Di certo è molto verosimile, sia per il carattere beffardo dell’involontario protagonista sia per il desiderio dei suoi tanti compagni di sventura di vedere la sua ultima recita.

Max Ehrlich è nato il 25 novembre 1892, e ha iniziato la sua carriera come attore teatrale negli anni Venti, facendosi notare sulla scena del cabaret berlinese. Durante gli anni di Weimar si è esibito con altri artisti ebrei e di sinistra, diventando un popolare parodista e poeta. Tuttavia, come per la maggior parte degli altri artisti, il suo lavoro era in gran parte apolitico o solo leggermente critico.

Nell’autunno del 1932 Max Ehrlich è al culmine della carriera: è uno dei comici e star del cabaret più amati della Germania; ha interpretato trenta film e ne ha diretti dieci; ha inciso dischi con canzoni e sketch comici; ha pubblicato libri con storie umoristiche.

Nel giro di pochi mesi tutto cambia: quasi tutti i luoghi di spettacolo vengono chiusi o proibiti agli ebrei e lui decide di trasferirsi in Austria. Ma anche a Vienna i nazisti lo perseguitano mentre è sul palco, rendendo alla fine impossibili le sue esibizioni. Nella capitale austriaca il suo spettacolo viene interrotto da spettatori che gridano: «Fuori gli ebrei da Vienna». Con riluttanza egli si trasferì in Olanda, dove era conosciuto perché vi aveva recitato in passato. Dopo due anni passati in tourné ad Amsterdam, Zurigo e Berna con altri artisti emigrati, la nostalgia e la speranza che le cose potessero migliorare lo riportarono a Berlino.

In Germania gli artisti ebrei potevano tornare a esibirsi, ma solo nell’ambito di un’organizzazione chiamata KuBu (Jüdischer Kulturbund, Unione culturale ebraica) ed esclusivamente di fronte a un pubblico ebraico. I dirigenti del KuBu contattarono Max Ehrlich in Olanda, chiedendogli di tornare e assumere la direzione del loro dipartimento di teatro leggero (KleinKunstBühne). Così, alla fine del gennaio 1935, Max Ehrlich parte per Berlino, facendo tappa in Jugoslavia per un’apparizione teatrale.

Per quattro anni, fino al 1939, Ehrlich fu uno dei principali organizzatori e interpreti del Jüdischer Kulturbund. Aprì il Café Leon sul Kurfurstendamm, la via principale dello shopping e dei divertimenti di Berlino. Il Café fungeva da teatro di cabaret per il Kulturbund, ed Ehrlich vi organizzava spettacoli di successo per la comunità ebraica berlinese, che si andava riducendo velocemente.

Il 2 aprile 1939 Max Ehrlich saluta la Germania e se ne va in Olanda, dove si unisce alla compagnia di cabaret di Willy Rosen, “Die Prominenten” (“Le celebrità”), all’Aia. Ehrlich e Rosen sono amici sia professionali che personali da molto tempo. Anche negli anni in cui Max dirigeva il KuBu, Willy forniva regolarmente canzoni e musica per gli spettacoli, oltre a tornare spesso dall’estero per fare apparizioni sui palchi del KuBu stesso.

Altri membri della troupe erano la diva del cinema e soubrette Rosy Barsony, l’attrice-cantante Rita Georg, la star del cinema e dell’operetta Oskar Denes, la star del cinema Franz Engel, la star dell’operetta viennese Fritz Steiner, la cantante Claire Eiselmeyr, il pianista jazz Eric Ziegler e il nuovo talento Herta von Langen.

Il nome del cabaret era dunque appropriato per gli artisti della compagnia; e celebrità si trovano anche nel pubblico del Prominenten cabaret: in particolare, durante una delle prime esecuzioni di Tempo! Tempo! tra gli spettatori era presente il cantante francese Maurice Chevalier, accompagnato dal tenore di fama mondiale Richard Tauber.

Nell’aprile 1940 gli artisti destinati a Westerbork sono tutti al lavoro: Max Ehrlich ottiene un contratto al Theatre Carré di Amsterdam; Erich Ziegler accompagna la ballerina Cilli Wang al pianoforte durante uno spettacolo notturno all’Aia; Willy Rosen si sta preparando per la futura stagione nella famosa località termale di Scheveningen, che ha in programma di aprire con una nuova rivista, un colorato mix di numeri di cabaret simili a quelli precedenti. Tuttavia, questo spettacolo non supererà mai la sua prima, l’8 maggio 1940.

La mattina del 10 maggio di quell’anno, infatti, l’esercito tedesco invade i Paesi Bassi e in sei giorni prende il controllo completo del paese. In quel momento, non solo gli artisti di cabaret tedeschi in Olanda sono prevalentemente ebrei, ma lo sono anche i loro colleghi olandesi. Il 1o luglio 1940 i nazisti iniziano a imporre misure oppressive sulla popolazione ebraica complessiva dei Paesi Bassi.

Il 13 febbraio 1941, su richiesta dei leader della comunità ebraica ad Amsterdam, i nazisti istituiscono il Joodsche Raad (Consiglio ebraico) per “autogestire” la popolazione ebraica.

Inizialmente solo le organizzazioni religiose ebraiche sono sottomesse al controllo del Consiglio, ma in breve tempo esso diventa il riferimento per tutte realtà e le questioni ebraiche. Dal maggio 1941 i servizi forniti dagli ebrei e quelli forniti dai gentili devono essere rigorosamente separati.

Nel 1942 i nazisti adottano il pugno di ferro contro gli ebrei anche in Olanda; Max Ehrlich viene arrestato e trasferito nel campo di Westerbork. Ed è a lui che viene attribuita l’idea di creare una compagnia professionale di cabaret. Tuttavia, questa idea prende vita in modo concreto per la prima volta nell’estate del 1943, dopo che anche i suoi vecchi amici e colleghi Willy Rosen ed Erich Ziegler vengono internati.

La prima produzione del Westerbork Theatre Group, Bunter Abend (Serata colorata) va in scena nei mesi di luglio e agosto 1943; Ehrlich è il regista ma si esibisce anche come attore. In sostanza, il programma è composto da scene tratte dai repertori di ciascuno dei singoli interpreti, ma una nuova canzone in particolare diventa la prima melodia di successo di Westerbork: Hachscharahlied (Hachscharah Song), sulle ragazze dell’omonimo gruppo di lavoro sionista. Lo spettacolo è un grande successo e di conseguenza il gruppo teatrale ottiene il permesso di reclutare altri membri salvando così non poche persone dal trasporto ai campi di sterminio verso est. Gli artisti nominati nel programma sono tutti famosi: Chaja Goldstein, Camilla Spira, Josef Baar, Max Ehrlich, Willy Rosen ed Erich Ziegler.

Questo primo spettacolo riscosse talmente successo che il comandante del campo, Gemmeker, diede agli artisti carta bianca per fare quello che volevano. Durante le esibizioni successive, Gemmeker sedeva in prima fila, ridendo, battendo il piede e applaudendo con entusiasmo.

Tale successo, tuttavia, riuscì solamente a ritardare di qualche tempo l’inevitabile. Il 4 settembre 1944 Max Ehrlich fu messo sull’ultimo trasporto per Auschwitz, dove i resoconti dei testimoni oculari raccontano di un’ultima esibizione, di fronte ai suoi stessi assassini.

da “L’ultima nota. Musica e musicisti nei lager nazisti”, di Roberto Franchini, Marietti 1820, 2021 pagine 328, euro 24