La rumba del centrodestraLa nevrosi per l’aumento dei contagi e la crescente insofferenza dei partiti

Dopo la conferenza stampa di Mario Draghi il clima intorno al governo si è fatto di nuovo pesante. Alcuni leader hanno la tentazione di cavalcare la tensione nel Paese, danneggiando la possibilità di una facile intesa sul nome del nuovo Capo dello Stato

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Tira una brutta aria. Il Paese torna nella tenaglia tra nevrastenia e paura sotto il cielo della più grande incertezza. Un anno fa, nel pieno della seconda ondata, micidiale, c’era la fondata speranza di quel vaccino che avrebbe acceso la famosa luce in fondo al tunnel, mentre oggi, con tutti i miracoli che il vaccino ha prodotto («Ha evitato 22mila morti», dice il ministero della Salute), questo accidente di Omicron sta causando decine di migliaia di contagiati – «Arriveremo a 100mila al giorno», prevedono Pierpaolo Sileri e  Walter Ricciardi – mentre altre decine di milioni di italiani si mettono in fila per ore per fare il tampone. 

Di nuovo scene apocalittiche. Molti morti ogni giorno e terapie intensive che si riaffollano, farmacie prese d’assalto per acquistare le Ffp2, gente che si vede rinviare gli appuntamenti per diagnosi e operazioni. Rispunta persino l’ineffabile dottor Alberto Zangrillo, emblema dei momenti peggiori e vessillifero delle sciocchezze irresponsabilmente minimizzatrici.

Il problema del Covid si aggrava, è evidentissimo, e in tutta Europa. I governi inseguono, il governo italiano va avanti con le vele zuppe in piena bufera, le terze dosi si fanno con buona velocità, si ipotizzano nuove restrizioni per evitare guai peggiori. Serviranno sicuramente: ormai secondo molti l’obbligo vaccinale per chi non ha fatto nemmeno la prima dose si impone. 

Ma in tutto questo è cambiata anche l’aria politica. Nel giro di pochi giorni, diciamo dalla conferenza stampa di fine anno di Mario Draghi a oggi, il clima si è fatto di nuovo pesante, qualcuno a destra ha ricominciato a ballare la rumba attorno al governo. Come spesso accade, più velocemente degli altri, Giorgia Meloni se non arriva a chiedere le dimissioni del governo poco ci manca: non lo fa perché sa che sarebbe una richiesta sciocca data la sua impraticabilità. Ma il tono è quello. Le critiche sono strumentali: non è vero che la campagna diretta dal generale Figliuolo abbia mai subito ritardi o incertezze.

Le incertezze, se vogliamo chiamarle così, semmai ce l’ha avute lei e quanti hanno flirtato con quei no vax che sono i principali responsabili di questa situazione. Andavano isolati più nettamente invece di dedicargli ore di talk show e la compiacenza della destra e dei residuali settori  della supersinistra che confonde Carlo Marx con Carlo Freccero. Stanno rialzando la testa, quasi contenti dell’aumento dei contagi: «Come nella demenza, il cervello del negazionista prova a dare un senso a informazioni false», commenta la divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti. I no vax vanno perciò isolati non come punizione ma come precauzione soprattutto adesso: sta ai legislatori trovare una strada costituzionalmente corretta ed efficace per metterli in condizione di non infettare gli altri. 

Ma se è vero che il clima politico sta cambiando di pari passi col crescere della tensione nel Paese, questo vuol dire chi ci si approssima alla prima votazione per il nuovo presidente della Repubblica in un quadro nel quale entra a viva forza, ancor più di prima, il tema del governo, di quel governo Draghi che torna a essere oggettivamente in una situazione di stress e attaccato frontalmente per ora solo da Fratelli d’Italia ma forse presto anche da Salvini, cioè da un partito della maggioranza.

Anche Matteo Renzi è molto insofferente verso il ministro Roberto Speranza: vecchie ruggini ma non solo. Quello che potrebbe accadere insomma è una riacutizzazione della lotta politica e delle tensioni tra i partiti, e sarà da vedere se e quanto tutto ciò danneggerà la possibilità di un’intesa sul nome del nuovo Capo dello Stato.

E qui si apre un inciso: con centomila contagiati al giorno e una situazione che dovesse creare problemi seri alle terapie intensive, davanti a un quadro politico teso e un Paese esausto, non potrebbe tornare d’attualità la questione del bis di Mattarella? Tanto più se le autorità dovessero adottare misure più drastiche per la popolazione, non converrebbe congelare i vertici istituzionali, cioè gli inquilini del Colle e di Palazzo Chigi?

La domanda si porrà, quando i mille grandi elettori, attenti a non pigiarsi in Aula o in Transatlantico per timore del contagio, tenderanno a chiudere il più presto la pratica, eleggendo il Presidente alla prima votazione.

E ancora adesso il più forte si chiama Sergio Mattarella. Per converso, crollano le quotazioni di Silvio Berlusconi, l’uomo che per vent’anni ha diviso l’Italia in due, o con me o contro di me: tutte cose che i commensali radunato giovedì scorso al desco di Villa Grande ben sanno. Per quanto miopi, persino Salvini e Meloni vedono chiaro che non è questa la stagione del Cavaliere. E in un angolo del suo cervello lo sa anche lui.

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