Quattro ruoteMc, lo skate e la Stazione Centrale

«Adesso è molto più facile arrivare a skateare perché lo vedi ovunque, nelle pubblicità, nei film, nelle serie» ci ha detto lo skater e art director René Olivo, uno dei frequentatori della sigla diventata sinonimo della Mecca delle evoluzioni con la tavola: Milano Centrale

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Difficilmente le stazioni diventano luoghi piacevoli, o ambiti. Frequentati in maniera obbligata magari, ma non certo punti di ritrovo famosi nel mondo. È difficile, ma succede, come è successo a Mc, sigla con cui il mondo dello skate ha ribattezzato Milano Centrale, epicentro e playground non solo per chi skatea in città, ma in tutto il mondo. Già, perché piazza Duca d’Aosta, vuoi per le sue caratteristiche architettoniche, vuoi perché appunto si trova di fronte a una stazione e quindi è facilmente raggiungibile, è una sorta di Mecca dello skate a livello internazionale.

La cultura skate a Milano non è cosa recente, i primi skater in città risalgono agli anni settanta, ma è a metà degli anni Novanta che questo sport si prende la scena, quando i giardini di piazza Duca d’Aosta vengono sostituiti con l’enorme piazzale di marmo che conosciamo adesso: pavimentazione perfetta, muretti, gradini, rail e barriere architettoniche da usare come rampe hanno fatto sì che questo diventasse il punto di ritrovo ideale per chi ama cimentarsi con la tavola.

Oggi Mc raccoglie quello che è un movimento, come racconta lo skater, art director e podcaster René Olivo: «Se vieni a Milano Centrale sai già che troverai qualcuno che skatea e, molto probabilmente, anche qualcuno con cui fare amicizia, o che sarà un contatto utile in questo ambiente in città. Anche per chi viene a filmare, o a fare foto, Mc è una tappa obbligata. La maggior parte dei brand legati allo skate viene qui se deve girare, magari ci costruisce sopra video o documentari ad hoc». Lo stesso Olivo è il regista di “99 Problems but a trick ain’t one – Skateboarding documentary about Milano Centrale, mentre Vans ci ha girato con la sua crew di atleti parte di Piazzetta, uno short movie dedicato a tutti quei luoghi dove si è formata la cultura dello skateboarding in Italia. «“99 Problems but a trick ain’t one” fa una panoramica del movimento riferendosi anche alla generazione prima della mia, io sono arrivato in Italia nel 2002, quando la comunità di skateboarder milanese era già massiccia».

René, nato in Sudafrica da genitori italiani, si è trasferito a Milano dopo il liceo e lì ha iniziato a frequentare la crew di atleti che poi sono anche i protagonisti di “Youth of yesterday, short movie da lui diretto e prodotto dal collettivo Chef Genuine Street Flavour di cui è co-fondatore che si è aggiudicato il titolo di miglior skate movie all’edizione del 2019 del Surf & Skate Film Festival. Il docufilm, incentrato più che altro sulla figura di Gianluca Mariani e di Spaghetto Child, la realtà da lui creata insieme all’amica skater Diana Manfredi, contiene filmati degli skater più forti del momento, tra cui lo stesso Olivo, Mattia Turco, Diana Manfredi e Jacopo Carozzi. 

Ma com’è cambiata la scena skate milanese negli anni? «Diciamo che Instagram ha contribuito a rendere questo mondo più conosciuto, l’impatto dei social è stato enorme. Dello street skateboarding in generale e di Milano Centrale in particolare. Da quando Jacopo Carozzi è esploso come atleta tutti vengono a skateare a Mc».

Che in piazza Duca d’Aosta Jacopo sia un resident è evidente anche dalla sua bio Instagram, che recita solamente «MILANO CENTRALE», scritto così, in maiuscolo. «Quello che è cambiato radicalmente è che adesso ci sono moltissimi giovani, quando è stato il mio momento eravamo la metà, lo street skateboarding è molto più accettato adesso. Grazie all’inserimento come disciplina alle Olimpiadi, e poi grazie anche al fatto che va molto di moda». Olimpiadi a parte questo mondo adesso è corteggiatissimo anche da brand del lusso e, ad esclusione di marchi come Vans, che lo skate ce l’hanno nel Dna, si è innestato nel linguaggio visivo di maison blasonate come Louis Vuitton che, grazie al suo direttore creativo ed ex skater Virgil Abloh (scomparso lo scorso 28 novembre), ha iniziato a produrre una scarpa da skate.

«Adesso è molto più facile arrivare a skateare perché lo vedi ovunque, nelle pubblicità, nei film, nelle serie. La scena milanese quindi oggi è molto viva e sta attirando l’attenzione anche di crew di videomaker internazionali come i Sabotage, di Philadelphia, che hanno fatto una produzione totalmente incentrata sulla scena della stazione. Va anche detto che il livello di bravura dello skater medio si è alzato tantissimo, c’è anche tanta più competizione perché ci sono più persone che praticano, ma è bello oggi poter vedere la piazza piena di skater. Rispetto al passato ci sono anche tante più donne che fanno parte delle varie crew, anche questo è molto bello e sta contribuendo ad accrescere il valore della scena di Mc.