Cloud di StatoIl passo falso del governo sull’appalto per il Polo strategico nazionale

Il progetto di Vittorio Colao di dotare la Pubblica amministrazione di un sistema digitale in grado di ospitare in sicurezza i dati e i servizi strategici sembra avviato, ma il governo ha scelto una procedura più articolata del previsto per l’appalto per realizzazione, andando potenzialmente incontro a un conflitto di interessi. E corsi su ricorsi

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Il Piano Italia Cloud per modernizzare i servizi digitali della Pubblica amministrazione rischia di impantanarsi. È il progetto più importante del Recovery Plan ma potrebbe essere rallentato da ricorsi dovuti alla presenza di SOGEI in una delle cordate.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette a disposizione 1,9 miliardi di euro per la creazione di un Polo strategico nazionale, un cloud destinato a ospitare i dati e i servizi strategici di tutte le amministrazioni centrali, delle ASL e delle principali amministrazioni locali, che oggi purtroppo sono raccolti in migliaia di server diversi e potenzialmente a rischio di attacco hacker.

In base alle indicazioni del governo, il Polo doveva essere affidato a un operatore o a un raggruppamento selezionato attraverso una procedura di partenariato pubblico-privato che prevede la presentazione di progetti da parte di soggetti tra cui il ministero della Transizione digitale seleziona quello più rispondente ai requisiti per costruire su questo i criteri del bando di gara.

L’idea è che il Polo abbia una governance pubblica, ma non è chiaro se questa si realizzerà attraverso la partnership con una società controllata oppure semplicemente attraverso un contratto. La prima ipotesi è quella preferita da molti gruppi parlamentari che vorrebbero mettere al riparo il progetto in modo robusto, visto che si tratta di dati strategici.

Ma invece di scegliere il partner pubblico e mettere a gara la partecipazione dei privati, il governo ha scelto una procedura più articolata, in cui però il governo stesso va incontro a un conflitto di interessi.

Tre le cordate in campo: c’è TIM, con CDP, Leonardo e Sogei, Fastweb con Engineering e infine Almaviva con Aruba.

Ma è la presenza di SOGEI nella cordata TIM che genera dubbi e agitazione. SOGEI è una società in-house del ministero di Economia e Finanza, che già svolge un ruolo strategico nel cloud della Pubblica amministrazione: gestisce una mole di dati sensibili che dovranno confluire nel Polo e una norma del 2012 attribuisce già alla società pubblica la qualifica di “Polo nazionale strategico”.

Se Sogei è, dunque, già un “pezzo” del Polo strategico nazionale, essa è partner naturale nella costituzione della partnership pubblico-privata: in buona sostanza, la sua presenza in una delle cordate costituisce una evidente anomalia.

Tanto più che già a partire da settembre alcuni organi di stampa fanno emergere dei retroscena che evidenziano l’intenzione del governo di far prevalere la cordata formata da CDP in asse con TIM – l’unica delle tre in gara che può vantare la presenza di soggetti pubblici – e interventi a gamba tesa del MEF per bloccare altre società a controllo pubblico dalla partecipazione a cordate concorrenti.

Sul tema accende un faro anche la Procura di Roma: secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano sarebbe stato aperto un fascicolo per indagare sulle presunte pressioni del ministero di Economia e Finanza su altre partecipate originalmente intenzionate a prendere parte alla procedura.

Lo stesso MEF intanto si è mosso per “sanare” la situazione di Sogei: nel decreto legge Pnrr il ministero è intervenuto per cancellare la norma del 2012 che attribuisce a Sogei il ruolo prominente nella strategia del cloud pubblico.

Come si dice in questi casi, la toppa è peggiore del buco. La decisione del MEF ha creato non poche frizioni in Parlamento. Come ha scritto Mila Fiordalisi, direttrice di Corriere Comunicazione, la mossa è stata giudicata inopportuna da Lega e Italia Viva – e criticata da alcuni parlamentari di Alternativa e Movimento 5 stelle – che a loro volta sono intervenuti nell’iter di conversione del dl PNRR con un emendamento che riporta in vita la norma del 2012 soppressa dal Decreto Legge del governo, sottolineando l’esigenza di non cambiare le regole del gioco in corsa.

Emendamenti ritirati all’ultimo momento, su richiesta dell’esecutivo, per evitare uno scontro frontale e un voto che avrebbe potuto portare il governo in minoranza ma, l’ostacolo evitato non cancella quello che alcuni deputati hanno definito «un pastrocchio normativo che rischia di portare a ricorsi su ricorsi». Il rischio è che a slittare sia tutta la partita del cloud, che invece sarebbe assolutamente prioritaria.

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