Il delitto di giudicareLa vera natura del garantismo è la difesa dell’individuo dallo Stato

Il rispetto dello stato di diritto serve a tutelare le persone non tanto dagli errori in tribunale o dai soprusi dei magistrati, ma dall’abuso stesso di essere sottoposti a processo, cioè dal peccato originale espresso da un’entità che si permette di sovrastare una persona

di Daniel Bernard, da Unsplash

Ma qual è, esattamente, il presupposto del cosiddetto garantismo? Meglio: quale dovrebbe essere? Quale è, quale dovrebbe essere il “bene” protetto dall’istanza garantista? Presupposto del garantismo dovrebbe essere la convinzione che la soggezione alla giustizia costituisce un’ingiustizia: necessaria, ma ingiustizia.

E il bene protetto dall’istanza garantista non dovrebbe essere la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, l’imparzialità del giudice, che sono tutti corollari accidentali e anzi persino profili fuorvianti: il bene protetto dall’istanza garantista è il diritto del singolo, pregiudicato per il sol fatto di essere giudicato, per il sol fatto di essere soggetto al potere accusatorio, inquisitorio e punitivo dello Stato. In questo quadro, esistono solo innocenti e un solo colpevole: questo è lo Stato, e quelli sono tutti coloro che ne subiscono la pretesa di giustizia.

Non conta più nulla la responsabilità dell’imputato né quanto essa sia grave e documentata, cosa che dal punto di vista genuinamente garantista è semplicemente irrilevante: conta il fatto che l’imputato è la vittima innocente di quel sopruso (innocente non nel senso che non ha commesso delitti, ma nel suo rapporto col potere pubblico), che resta sopruso per quanto sia dovuto.

Ed è tanto più innocente in faccia al funzionario di giustizia che lo accusa, lo inquisisce, lo giudica: il quale è responsabile di una colpa non per l’ipotesi che accusi infondatamente, non per il caso che inquisisca malamente, non per la possibilità che giudichi erroneamente, ma per l’intrinseca arroganza del suo potere, per la violenza sistematica (di sistema) con cui esso pretende di imporsi.

Nemmeno l’arresto più giustificato, nemmeno l’incolpazione più ineccepibile, nemmeno la sentenza meglio motivata e più aderente al diritto, insomma nemmeno la giustizia più incensurabile si sgrava di questo proprio vizio originario, nemmeno la giustizia più incolpevole si assolve da questa colpa connaturata.

L’idea che quel difetto ineluttabile ai assolva nella soddisfazione del diritto della società a veder fatta giustizia è a base della più comune obiezione: ma esprime a sua volta un fraintendimento micidiale. Perché la società stessa, che pure si sentisse offesa dal delitto e avesse ragione di dolersene, e reclamasse pertanto risarcimento, dovrebbe comprendere di difendersi in tal modo esercitando in ogni caso un’ingiustizia, e cioè lasciando che un proprio consorziato sia sottoposto alla grinfia del potere pubblico.

Garantismo dovrebbe sempre essere questo, “soltanto” questo: ciò che non è quasi mai, e mai soltanto.