Le frequenze del SignoreAl Parenti c’è Gene Gnocchi che parla con Dio (più o meno)

Lo spettacolo surreale del comico che andrà in scena fino al 30 gennaio è un lungo dialogo con la divinità, con cui cerca di collegarsi attraverso una radio. Ma quando finiranno le domande, sarà lui a dare un consiglio al Padreterno

da: Teatro Franco Parenti

Era previsto a febbraio, ma ha giocato d’anticipo. Dal 25 fino al 30 gennaio Gene Gnocchi è al Teatro Franco Parenti con “Se non ci pensa Dio ci penso io”, uno spettacolo di monologhi (con l’accompagnamento, alla chitarra, di Diego Cassani, nel ruolo dell’assistente) in cui «il mio personaggio pretende che Dio gli dia delle spiegazioni». Avendo scoperto «che Dio sarebbe una frequenza quantistica – è una teoria accreditata, me l’ha spiegata una persona importante della cultura italiana – cerca, con l’aiuto di un elettricista, di trovarla attraverso la radio».

Lo spettacolo di Gene Gnocchi arriva a coprire il vuoto di “Costellazioni”, purtroppo saltato a causa del Covid. «Sono 25 anni che vengo, ho un rapporto fraterno con il Teatro. Quando Andrée Ruth Shammah mi ha chiamato per anticipare non ho potuto rifiutare, visto il suo entusiasmo, la carica. Una persona vulcanica». E così eccolo in scena.

Le domande che fa a Dio sono quelle che tutti, davanti alle incertezze dell’infinito, si sono fatti: «come ha potuto tollerare Dio l’invenzione del curling? E come fa a sopportare l’esistenza dei voli low cost Ryanair?». Se si trova la frequenza giusta, adesso si possono avere delle spiegazioni. O almeno è quello che il personaggio di Gene Gnocchi spera che succeda.

«Ma il suo non è un rapporto solo conflittuale. Dio ha fatto anche cose buone, bisogna saperle cogliere anche in mezzo alle tragedie. Ad esempio la pandemia ha impedito per ben due estati l’arrivo in Italia dei cantanti spagnoli. Per due anni ce la siamo cavata, senza quei “mamacita”, “despacito”, “mi amor” e compagnia bella».

Ma Dio risponderà? «Questo non lo posso dire. Diciamo che ci saranno delle reazioni un po’ strane e alla fine sarà il mio personaggio a dare un consiglio a Dio, molto articolato».

Dopo due anni di pandemia (e senza cantanti spagnoli) si sente il bisogno di ridere: «certo, ma di ridere c’è bisogno sempre. In particolare c’è bisogno di tornare a teatro, di divertirsi, di assistere agl spettacoli. Purtroppo c’è questo fenomeno per cui sembra che sia tutto quasi finito e poi non lo è e si ripiomba all’indietro». Un tira e molla che non fa bene alle scene e che, si spera, verrà superato presto. Intanto si continua, quando si può, a recitare. «E il pubblico verrà. Almeno spero, sono curioso di vedere in quanti vinceranno la paura» per una serata di leggerezza. Speriamo in tanti.