Talk show nazionaleIl discorso di Macron al Parlamento europeo è un manifesto elettorale per l’Eliseo

Nella sessione plenaria di Strasburgo, il presidente francese ha inaugurato il semestre alla guida del Consiglio dell’Unione. Ha parlato soprattutto della necessità di un’Europa più forte, cioè uno dei temi portanti della sua campagna per le presidenziali di aprile

AP/Lapresse

«Non è un dibattito nazionale!». La nuova presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha riassunto efficacemente il lungo scambio tra il presidente francese Emmanuel Macron e gli europarlamentari che hanno preso la parola per ribattere al suo discorso in una sessione plenaria durata più di tre ore.

Ieri Macron era nell’emiciclo di Strasburgo per inaugurare il semestre di presidenza francese dell’Unione e delineare a grandi linee le priorità che la Francia seguirà in questi mesi. Si è discusso di Europa, certo, ma la campagna elettorale francese è sembrata il vero terreno di scontro: tutte le principali reti televisive nazionali hanno trasmesso il dibattito e poi discusso in studio con opinionisti, inviati e politici, e i quotidiani hanno seguito in tempo reale la discussione sui loro siti.

Yannick Jadot, candidato alle presidenziali degli ecologisti, Manon Aubry, della France Insoumise, il movimento di estrema sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon, Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national di Marine Le Pen, e François-Xavier Bellamy, capogruppo dei Républicains, il centrodestra moderato, si sono alternati per attaccare il bilancio del presidente, parso piuttosto contento di rispondere punto su punto ai suoi avversari politici.

L’utilizzo del palcoscenico europeo a fini nazionali è stato tuttavia criticato da molti europarlamentari degli altri Paesi, che hanno trovato poco appropriato trasformare l’aula di Strasburgo in una sorta di talk show francese.

L’Europa è da sempre uno dei temi portanti del presidente, che nel 2017 impostò gran parte della sua campagna elettorale dipingendosi come il candidato più europeista di tutti. Il fatto che il suo mandato si concluda con la presidenza di turno del Consiglio europeo è una coincidenza che Macron intende sfruttare, utilizzando la sua capacità di influenzare la politica del continente e delle istituzioni europee per differenziarsi dai suoi sfidanti.

Il presidente è il solo candidato alle presidenziali del prossimo 10 e 24 aprile a rivendicare la necessità di un’Europa più forte per avere una Francia più forte, mentre quasi tutti gli avversari più importanti, in particolare Marine Le Pen, Éric Zemmour e Jean-Luc Mélenchon, citano spesso Bruxelles come causa del declino francese.

Macron, invece, ripete da anni che è proprio nell’Europa che possono essere trovate delle soluzioni: «Cambiare l’Europa per far avanzare la Francia», come è scritto sugli 80mila volantini distribuiti da La République en Marche!, il suo partito, questa settimana. Una risposta chiara alle polemiche sull’esposizione della bandiera blu con le 12 stelle il primo gennaio all’Arco di Trionfo, criticatissima da tutte le opposizioni.

L’Europa è il terreno perfetto per attaccare Valérie Pécresse, la candidata dei Républicains, probabilmente la sua avversaria più pericolosa. Il centrodestra moderato è tradizionalmente diviso sull’approccio alle questioni europee tra una sensibilità più europeista, e una più vicina alle posizioni del Rassemblement national. L’ambiguità e la difficoltà a tenere un discorso chiaro, coerente e soprattutto efficace, senza riprendere le posizioni di Macron o Le Pen caratterizza questa prima fase di campagna di Valérie Pécresse, particolarmente discreta sul tema nei giorni precedenti al dibattito: sa che l’argomento è per lei scivoloso.

A Strasburgo, Macron non ha tenuto un discorso programmatico: niente stato dei luoghi, misure concrete o proposte tecniche. Il presidente francese ha preferito illustrare all’opinione pubblica europea (e nazionale), la sua visione dell’Unione europea dei prossimi anni. Il filo rosso che ha seguito è lo stesso da anni: difendere la sovranità degli Stati europei dando maggiori strumenti all’Unione europea per contare nel mondo.

Così, Macron ha ribadito ancora una volta la necessità di investire in nuove tecnologie per non trovarsi in ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina, creare un «mercato unico del digitale che ci permetta di lanciare campioni industriali europei», proteggere meglio le frontiere riformando Schengen. Non solo, la Francia proporrà una riforma del Parlamento europeo, per dare all’Assemblea il potere di iniziativa legislativa, oggi riservato alla Commissione, e si impegnerà per dare all’Europa la possibilità di garantire «un nuovo ordine di sicurezza», davanti all’aggressività della Russia, con cui bisogna «negoziare» dopo averne discusso con gli alleati atlantici.

Macron ha anche trovato il tempo di mandare un messaggio alla neopresidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, criticata per le sue posizioni antiabortiste: «Bisogna aggiornare la carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea per introdurre il diritto all’aborto».

Insomma, la campagna elettorale per le presidenziali è davvero cominciata, ed è significativo che il primo botta e risposta tra il presidente e le opposizioni sia avvenuto proprio a Strasburgo. Vedremo se l’Europa rimarrà un tema centrale di dibattito nelle prossime settimane: Macron, di certo, lo spera.

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