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Il volano del PnrrTecnologie e competenze nel futuro della mobilità sostenibile

Sara Toticchi, Eu Funding Manager di Modis, intervenuta nel corso del convegno “Io Mobility 2021”, ha spiegato che ora occorrono «facilità di accesso ai fondi, tempi più snelli delle valutazioni e semplificazione delle pratiche amministrative»

(Unsplash)

Con la formazione del governo Draghi, e in vista della realizzazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), è nato il nuovo Mims, ministero dell’Infrastrutture e mobilità sostenibili, guidato da Enrico Giovannini. Una novità che indica, già nel nome, quanto il percorso verso una mobilità più sostenibile sia alla base della transizione verde perseguita dal Recovery Plan.

Il Pnrr e le scelte verso la mobilità sostenibile
La terza missione del Pnrr è dedicata alla mobilità sostenibile con uno stanziamento di 25,40 miliardi di euro, pari al 13,26% dell’importo totale del piano, più altri 6,06 miliardi del fondo complementare. Per un totale di 31,46 miliardi. «Un profondo cambiamento nell’offerta di trasporto per creare entro cinque anni strade, ferrovie, porti e aeroporti più moderni e sostenibili in tutto il Paese» è l’obiettivo degli investimenti.

Gli strumenti per raggiungere questo obiettivo sono molteplici. Come primo punto, il governo ha indicato l’alta velocità ferroviaria da Nord a Sud e da Nord verso l’Europa, con la riduzione dei tempi di percorrenza e il potenziamento dei treni. Sono previsti inoltre la riqualificazione e l’ammodernamento delle infrastrutture ferroviarie esistenti, con il miglioramento delle stazioni, il potenziamento delle linee regionali e dei nodi metropolitani. E sul fronte della accessibilità marittima, verranno realizzati interventi di potenziamento di porti, dighe, banchine e moli.

Il percorso verso la mobilità sostenibile, in realtà, è trasversale anche alle missioni dedicate alla rivoluzione verde e transizione ecologica, digitalizzazione e inclusione sociale. Tra i settori di investimento in cui sono allocate più risorse, figurano lo “Sviluppo della rete ferroviaria” (36,6 miliardi) e la “Riqualificazione del parco mezzi” (4 miliardi) che include la previsione di acquisto di 3.360 bus a basse emissioni per modernizzare il trasporto pubblico, soprattutto nelle grandi città, il rinnovo della flotta dei treni regionali con mezzi di propulsione alternativa e anche della flotta navale.

Inoltre, il Pnrr ha stanziato fino a 750 milioni di euro per l’installazione, entro il 2026, di 21.400 punti di ricarica elettrica fast e super-fast (con potenza minima di 50kW) accessibili al pubblico. E il governo ha confermato la data del 2035 indicata dalla Commissione europea per lo stop alle immatricolazioni di auto con motore endotermico (benzina, diesel, ecc.) a vantaggio delle vetture a zero emissioni.

La decisione avrà bisogno dell’approvazione del Parlamento, ma la strada è tracciata. Il nostro Paese ha scelto così di seguire il percorso indicato dalla Commissione europea con il pacchetto clima “Fit for 55”, così chiamato perché insegue l’obiettivo di ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni di CO2 nel territorio dell’Ue rispetto al 1990. Tra tutti i settori produttivi, il trasporto su strada concorre infatti per il 20% all’inquinamento. Per cui è tra i primi a necessitare di un intervento strutturale.

Il Mims, inoltre, ha pubblicato sul proprio sito l’avviso pubblico per individuare i tre progetti pilota, da realizzare in altrettante città metropolitane di cui una al Sud, per sperimentare la“Mobility as a Service” (Maas), prevista nel Pnrr, che si fonda sull’integrazione di diverse modalità di trasporto attraverso un unico canale digitale, agevolando gli spostamenti soprattutto nei centri urbani.

La Maas è un concetto che descrive un nuovo modo di spostarsi, passando da uno stile di vita caratterizzato dal possesso del mezzo di trasporto, in particolare dell’auto, a uno basato sul concetto di mobilità condivisa.

Le azioni parallele

Ma cosa serve per far funzionare gli investimenti previsti nel Pnrr? Sara Toticchi, Eu Funding Manager di Modis, intervenuta nel corso del convegno “Io Mobility 2021”, ha spiegato che ora occorrono «facilità di accesso ai fondi, tempi più snelli delle valutazioni e semplificazione delle pratiche amministrative».

La transizione verso la mobilità sostenibile, ha affermato la manager, si scontra con le «lentezze legate alle procedure amministrative che impediscono di concentrarsi sulla ricerca e sviluppo, dedicando invece molto tempo alla risoluzione di problematiche di tipo burocratico, con la relativa preoccupazione di riuscire a rispettare i tempi e gli standard previsti».

Altro aspetto centrale è poi quello delle competenze necessarie per realizzare la transizione verde e il passaggio a una mobilità sostenibile. Tra le priorità, Toticchi ha sottolineato «la standardizzazione a livello internazionale delle skill del futuro nella mobilità elettrica, soprattutto quelle legate all’impiego di idrogeno da fonti rinnovabili». Ma anche la «maggiore partecipazione delle donne a percorsi curriculari scientifici. E in questo la scuola, il sistema degli Istituti tecnico scientifici e la formazione professionale faranno la differenza».

Sul fronte dei cosiddetti veicoli intelligenti e di altre tecnologie e competenze necessarie alla creazione di una vera e propria next generation mobility, Modis vanta una esperienza consolidata, grazie ai numerosi progetti di ricerca e sviluppo a cui partecipa.

Tra questi, Teinvein (Tecnologie Innovative per Veicoli Intelligenti), un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale (cofinanziato da Regione Lombardia attraverso i fondi strutturali dell’Unione europea) di cui Modis è partner tecnologico, finalizzato alla progettazione di un veicolo intelligente completamente autonomo.

Inoltre, insieme a un consorzio formato da altre aziende, atenei, enti pubblici e operatori del trasporto, Modis partecipa come partner per l’innovazione tecnologica al progetto MyPass, iniziativa di ricerca che punta a sviluppare un’unica piattaforma di servizi che combina infrastrutture, sistemi e mezzi di trasporto, infomobilità e informazioni di viaggio, servizi di pagamento e servizi agli utenti per realizzare la “Mobility as a service” su cui punta anche il Pnrr.

«Il nostro obiettivo non è solo quello di creare, a livello tecnico, una piattaforma che possa combinare le diverse infrastrutture fra loro, ma vogliamo guidare, nel modo migliore possibile, al cambiamento, verso la mobilità del futuro che ci attende», ha commentato, a proposito del progetto, Ibrahima Camara, Technical Manager di Modis. «La sfida è quindi quella di educare alla multimodalità, aiutando le persone a modificare i propri comportamenti e stili di vita, anche attraverso componenti di gamification, a favore della sostenibilità».

«Queste componenti si rifanno alle meccaniche o dinamiche del mondo dei videogiochi per applicarle in contesti non ludici, in poche parole si rende l’app mobile o il sito web più simile ad un gioco», prosegue Camara. «Vi sarà sicuramente capitato di scaricare un’app di fitness, quelle in cui si trovano classifiche o metriche degli obiettivi e, magari, anche con una voce o testo che motiva a migliorare ogni giorno di più. Il “personaggio” crescerà e avrà obiettivi e sfide sempre più difficili da raggiungere, proprio come in un videogioco. Utilizzando tecniche di gamification è possibile influenzare il comportamento delle persone, favorendo la nascita e il consolidamento di interesse attivo da parte degli utenti coinvolti verso il messaggio che si è scelto di comunicare, sia questo relativo all’incremento di performance personali o più in generale con uno spirito agonistico/ludico di confronto con i risultati altrui».

Le tecnologie costituiscono dunque, indubbiamente, un imprescindibile volano di accelerazione della smart mobility e della mobilità sostenibile, esercitando anche un’importante azione in termini di sensibilizzazione su questi temi. Ne è conferma quanto emerge da una recente indagine commissionata da Modis e condotta su un campione di oltre 2mila italiani. Il 67% degli intervistati è, infatti, favorevole all’uso di nuove soluzioni tecnologiche che possano accompagnare il guidatore e la sua auto per rilevare e segnalare costantemente lo stile di guida del conducente (come, ad esempio, il livello di prudenza e sicurezza). Non solo, il 50,9% del campione sarebbe disposto a guidare anche un’auto completamente autonoma. Ma, guardando al futuro, il 74% degli intervistati concorda sul fatto che sarà il trasporto pubblico a rappresentare la vera chiave di volta della mobilità del futuro.