Connessione rapidaCome l’Ue vuole ridurre il divario digitale tra i Balcani e il resto d’Europa

Nei paesi del sud est europeo mancano infrastrutture, competenze e servizi informatici, internet veloce: elementi essenziali per la competitività futura di questi territori. Per colmare il gap, Bruxelles destina il 15% dei fondi di coesione, dieci miliardi di euro, a investimenti nel settore tecnologico

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Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Durante le fasi più acute della pandemia la maggior parte delle nostre vite è passata attraverso mezzi e canali digitali: e-mail e riunioni di lavoro online, didattica a distanza per i più giovani, acquisti sul web dei prodotti più svariati, anche i momenti più ricreativi con gli amici si sono spesso svolti attraverso l’utilizzo di piattaforme virtuali.

Tutto questo è stato possibile grazie all’enorme infrastruttura di internet che ha consentito alle persone di rimanere connesse, e in un certo senso vicine, durante le fasi più critiche legate alle chiusure. Come evidenziato in un precedente articolo pubblicato su Obct internet è stato fondamentale soprattutto per il prosieguo di quelle attività lavorative che si sono potute “trasferire” a casa.

Tuttavia, nello stesso articolo è emerso anche come nei territori dei Balcani la pratica dello smart working sia stata implementata in maniera nettamente inferiore rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale. Questo esito può essere dovuto anche – ma forse soprattutto – al minore sviluppo delle infrastrutture tecnologiche necessarie per garantire una connessione internet efficace, nonché ad una minore diffusione delle competenze digitali (Digital Economy and Society Index 2021).

La stessa conclusione si può dedurre osservando i dati sull’utilizzo di internet da parte degli utenti (fonte Eurostat). Dal grafico sottostante, che riporta la percentuale di persone che utilizza internet giornalmente e che lo ha utilizzato negli ultimi 12 mesi, è possibile osservare due importanti tendenze.

Innanzitutto l’utilizzo sia quotidiano, sia nell’arco di un anno di internet da parte degli utenti è cresciuto dal 2019 al 2020 in tutti i Paesi del sud est Europa membri dell’Unione europea, ossia durante l’anno dello scoppio della pandemia.

Inoltre, ad eccezione di Cipro, negli altri Paesi balcanici l’utilizzo quotidiano di internet è sotto la media dell’Unione europea, e ampiamente lontano dalle percentuali della Danimarca, in cui nell’arco di un anno tutti si servono di questo strumento. Al contrario, 3 persone su 10 in Bulgaria non hanno mai utilizzato internet nel 2019, e, al pari della Romania, solo 6 persone su 10 lo utilizzano in maniera continuativa.

Sorprendono invece le percentuali italiane, che nell’utilizzo quotidiano di internet si pone a livello della Slovenia, mentre viene nettamente superata da quest’ultima per quanto riguarda l’utilizzo che possiamo definire occasionale.

L’Unione europea è consapevole che le infrastrutture e l’alfabetizzazione digitale sono alla base della competitività futura dei territori coinvolti, e quindi investe in questo ambito una parte considerevole dei cosiddetti fondi di coesione.

Dei circa 63 miliardi di fondi di coesione destinati a Bulgaria, Croazia, Cipro, Grecia, Romania e Slovenia più di 33 miliardi vengono elargiti attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (ERDF, acronimo inglese). Di questi, quasi un terzo (10 miliardi, il 15% dei fondi complessivi) è stato dedicato ad investimenti in ambito digitale, il che dimostra l’attenzione dell’Unione europea allo sviluppo infrastrutturale e in termini di capitale umano per dei Balcani più connessi – al loro interno ma anche con l’Unione europea stessa.

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