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La questione demograficaCome andrà l’economia cinese nell’anno della Tigre

Negli ultimi mesi del 2021, il Pil ha segnato un rallentamento della crescita dell’economia cinese. Per il 2022 a contare saranno il rapporto di Pechino con le grandi società tecnologiche, ma anche l’invecchiamento della popolazione

Il primo febbraio si è celebrato il Capodanno cinese. La festa più importante e sentita per il popolo cinese ha segnato l’ingresso nell’anno lunare della Tigre, che si è aperto in modo unico, dato che proprio in quei giorni sono iniziate anche le Olimpiadi invernali a Pechino.

Nel 2022 ci saranno però altri importanti eventi per l’economia del Dragone. Quello fondamentale sarà il 20esimo Congresso del Partito comunista cinese, che a ottobre confermerà molto probabilmente alla guida Xi Jingping, rendendolo così il leader più longevo dai tempi di Deng Xiaoping.

Da un punto di vista economico, invece, quale 2022 è possibile immaginare per la Cina? «Per provare a fare previsioni per il 2022 è necessario osservare anche cosa è successo nel 2021», spiega Filippo Fasulo, co-head del centro di geoeconomia dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) e docente all’Università Cattolica di Milano. «Inoltre, tutto deve essere valutato con lo sguardo ai prossimi due importantissimi appuntamenti della politica cinese: a ottobre è molto probabile che Xi Jingping venga rieletto segretario generale del Partito Comunista; poi a marzo 2023 verranno rinnovate le cariche delle istituzioni statali ed è altrettanto probabile che Xi Jingping venga nominato nuovamente Presidente della Repubblica popolare cinese, visto che è anche stata fatta una riforma costituzionale per eliminare il vincolo dei due mandati».

I dati economici
Il 2021 è stato un anno positivo per la Cina, la cui crescita economica è stata superiore alle aspettative. Nel corso del 2021, il Prodotto interno lordo è aumentato dell’ 8,1% rispetto al 2020 che, diversamente dai dati negativi di molti Paesi europei (in Italia il Pil ha registrato -8,9 per cento), era a sua volta migliore di quello del 2019 nonostante lo scoppio della pandemia. Tuttavia, negli ultimi mesi del 2021, l’economia cinese ha segnato un rallentamento: la crescita del Pil nel quarto trimestre dello scorso anno si è fermata al 4%.

«Tutta la politica economica cinese si basa sul rapporto tra due elementi fondamentali: le esportazioni e i consumi interni. Da diversi anni, la classe politica cinese cerca di far crescere la seconda componente per ridurre la dipendenza dall’estero. Anche Xi Jingping si è espresso diverse volte in questo modo. Tuttavia – prosegue Fasulo – mentre in Occidente durante la pandemia sono stati sussidiati i consumi, la Cina ha agito in modo controintuitivo sussidiando la produzione. I risultati di questa scelta sono stati un eccesso di produzione e un calo della domanda, che hanno portato a un deciso aumento delle esportazioni».

Proprio a causa della pandemia, le politiche che professavano una maggiore attenzione ai consumi sono state messe da parte per favorire le esportazioni. Nel 2021, infatti, la bilancia commerciale cinese (la differenza tra export e import) ha registrato il record storico: 676,43 miliardi di dollari.

Adesso la Cina punta di nuovo sui consumi interni, «ma questi non ripartono. Anzi, sono inferiori al periodo pre-pandemico. Anche perché gli effetti della politica “Zero-Covid” per ridurre i contagi spingono le persone a uscire meno di casa», commenta Fasulo.

«A inizio marzo vengono pubblicate a Pechino le previsioni della crescita economica per il 2022. Si parla di 5-5,5%. Ma ciò che conta davvero sarà capire se l’obiettivo verrà raggiunto tramite i consumi interni o ancora tramite le esportazioni. Questa è la reale sfida per il 2022 della Cina e del Partito comunista».

Gli altri fattori
Altri fattori contribuiranno a definire la sfida che attende l’economia cinese per il 2022. Su molti di essi il Partito comunista è già intervenuto. Tra questi è vitale il settore immobiliare, in cui la crisi del colosso Evergrande ha creato molta preoccupazione anche in Occidente. «Sembrerebbe che la politica cinese sia riuscita ad attutire il rischio di scoppio della bolla finanziaria che sembrava imminente a fine agosto. È chiaro però che il sistema deve cambiare e la guida arriverà dall’alto», spiega Fasulo.

Il settore delle costruzioni è un perno per l’economia cinese poiché esso fa muovere altri settori: il finanziamento degli enti locali dipende dalla vendita o concessione di permessi edilizi sui terreni; le fabbriche del vetro e del cemento sono grossi fornitori delle aziende edili; molte famiglie cinesi investono il proprio risparmio nel settore immobiliare.

Secondo Fasulo, «l’altro aspetto di intervento, che rientra nel progetto di prosperità comune portato avanti da Xi Jingping, riguarda un’attenzione maggiore alla redistribuzione delle risorse, che passa anche attraverso una ristrutturazione dei mercati finanziari cinesi, la cui efficienza è nettamente inferiore a quella dei mercati occidentali».

Lo Stato cinese ha regolamentato anche altri settori estremamente ricchi e importanti per l’economia cinese, in primis le grandi società tecnologiche. Tuttavia, il rapporto con le Big tech ha una doppia portata. A livello globale, quasi tutti i governi dei Paesi sviluppati faticano a rapportarsi con queste società. A livello cinese, invece, «ogni grossa società è un potenziale rischio per il potere politico, che desidera ridurre qualunque spazio di manovra per altri soggetti diversi. La campagna di regolamentazione delle società high tech, che ha colpito giganti come Alibaba e Tencent, partita nel novembre del 2020, è destinata a continuare e non rallenterà per lo meno fino alla conclusione dei delicati appuntamenti politici che ci saranno a ottobre».

Anche il problema dell’invecchiamento della popolazione minaccia lo sviluppo economico cinese. Fasulo considera estremamente complicato intervenire perché è prima di tutto una questione culturale. «I cinesi non sono più abituati a fare più di un figlio, modificare questo atteggiamento richiede molto tempo e molti sforzi», dice. «Inoltre, avere dei figli per le famiglie cinesi è molto costoso: mantenerne due o tre senza alcuna forma di sussidio statale può essere complicato».

Il 2022 della Cina è quindi un intreccio di tante e differenti questioni, che non possono essere affrontate in modo singolo o con un unico metodo. La crescita economica di certo non mancherà, ma il modo con cui verrà ottenuta e ripartita determinerà il futuro prossimo della Cina, a partire dalle scelte politiche che saranno prese a partire da ottobre.

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